Arbitri scandalo: riecco le intercettazioni. Rischio calciopoli bis. Rocchi sarà interrogato. In arrivo un Commissario per salvare il calcio
Fra pochi giorni saranno vent’anni, era il primo maggio del 2006 quando sulla Gazzetta dello Sport uscì la prima notizia di un’inchiesta che avrebbe squarciato il pallone.
Oggi, vent’anni dopo, con il capo degli arbitri Gianluca Rocchi indagato per frode sportiva, si rischia un’altra Calciopoli.
La domanda adesso è una e una sola: quali elementi d’accusa ha in mano Maurizio Ascione, il pubblico ministero della Procura di Milano che ha aperto questa nuova, clamorosa inchiesta?
Secondo indiscrezioni si parla di intercettazioni telefoniche o molto più verosimilmente ambientali che sarebbero state raccolte nello stadio di San Siro. Forse, presumibilmente, colloqui fra lo stesso Rocchi e qualche collega arbitro oppure dirigenti calcistici, perchè altrimenti si fa fatica a capire come si possa arrivare a formulare le pesantissime accuse di frode sportiva in concorso con altre persone non indicate. Sappiamo infatti dalle contestazioni della Procura che il designatore Rocchi si sarebbe prestato alle volontà dell’Inter di non avere come arbitro lo sgradito Doveri nella finale di coppa Italia del 2025, ma anche nella gara di campionato con il Bologna. Rocchi che si è autosospeso dalla carica, si proclama innocente, respinge tutte le accuse e andando a vedere le partite in questione, sul campo i nerazzurri non hanno certamente tratto alcun tipo di vantaggio. In finale di coppa Italia non ci sono neppure arrivati, con il Bologna in campionato hanno perso e si sono lamentati dell’arbitraggio. Proprio per questo si pensa a possibili intercettazioni che supporterebbero le decisioni prese dal magistrato e sarebbero l’impalcatura dell’inchiesta. In attesa di conferme ricordiamo infatti che per contestare il reato di frode sportiva basta l’intenzione, non è necessario ottenere dall’azione un qualsiasi profitto.
Molto probabilmente Rocchi sarà interrogato giovedì prossimo, ma non è ancora chiaro se risponderà alle domande o se il suo avvocato Antonio Davirro del Foro di Firenze, lo consiglierà di avvalersi della facoltà di non rispondere in attesa di avere più carte in mano per capire più dettagliatamente i particolari dell’inchiesta.
Anche l’Inter, che per il momento non ha ricevuto alcuna comunicazione e nessun dirigente risulta indagato, ha risposto duramente a tutte le ipotesi di un suo coinvolgimento.
Nonostante il momento delicatissimo il presidente Marotta ha voluto metterci la faccia e davanti alle telecamere ha ribadito che “L’Inter è completamente estranea ai fatti, abbiamo sempre agito con la massima correttezza”. Ha pure aggiunto che “Non abbiamo arbitri sgraditi o arbitri graditi”.
In attesa di capire e con la ovvia presunzione di innocenza dovuta anche agli indagati, per Rocchi c’è pure una terza contestazione. Questa è più chiara, comprensibile. Tutto parte da un esposto di Domenico Rocca un ex guardalinee “licenziato”, secondo il quale il designatore sarebbe intervenuto senza averne titolo per sollecitare l’intervento del Var e dell’Avar durante Udinese-Parma dell’anno scorso e invitare l’arbitro Maresca a concedere un rigore all’Udinese che non aveva valutato. Questo esposto dell’ex guardalinee che si ritiene penalizzato dal sistema, contiene anche altre segnalazioni sulla gestione opaca (a suo dire) del mondo arbitrale. Rocca lo ha inviato anche alla giustizia sportiva, ma l’anno scorso il giudice Chinè lo aveva archiviato senza aprire alcuna inchiesta, non individuando irregolarità nel comportamento di Rocchi e della sua squadra arbitrale.
La giustizia ordinaria è di tutt’altro avviso e probabilmente a seguito di questo esposto ha deciso di vederci più chiaro allargando il suo lavoro e attenzionando diversi personaggi del mondo arbitrale, fino a ravvisare l’ipotesi di una frode sportiva.
L’esposto di Rocca è l’apice di una guerra fra fazioni contrapposte che si battono senza esclusione di colpi all’interno dell’Aia, associazione italiana arbitri. Contrapposizione netta fra il presidente arbitrale Zappi e appunto il designatore Rocchi raccontata da anni senza che la Federcalcio abbia mai mosso foglia. Zappi, fra l’altro, è già stato condannato dalla giustizia sportiva a tredici mesi di squalifica e se domani la sentenza sarà confermata in ultimo grado, decadrà dalla carica.
E adesso?
Il presidente della Lega calcio Simonelli ci ha tenuto a ribadire la regolarità dei campionati, ma è evidente che questa vicenda abbia scioccato tutto il mondo del calcio con il timore di uno scandalo simile a quello di vent’anni fa. Non a caso è intervenuto immediatamente il ministro dello sport Abodi che da tempo avrebbe voluto riformare la giustizia sportiva, ma ha trovato grandi ostacoli.
Questo ennesima vicenda, in attesa di capire come andrà a finire, rende ancora più irrespirabile l’aria all’interno della Federcalcio dopo le dimissioni di Gravina per il flop mondiale e le successive polemiche.
Ora la strada del commissariamento sembra segnata. Se prima mancavano gli estremi tecnici, adesso con l’Aia decapitata e quindi non più in grado di garantire un normale funzionamento, a maggior ragione con una inchiesta della magistratura ordinaria che mette in discussione la trasparenza del sistema, il presidente del Coni Buonfiglio dovrebbe avere in mano elementi sufficienti per procedere al commissariamento.
A molti il commissario sembra l’unica soluzione per azzerare tutte le componenti e un intero sistema ormai inaffidabile e ingestibile. Un centro di potere.
Servono interventi radicali, azzeramenti nelle stanze del palazzo, riforme per ripartire su basi diverse.
Non c’è feeling, non c’è mai stato, fra il ministro Abodi e Malagò e lo sappiamo, ma l’ex presidente del Coni è una grande figura spendibile per il ruolo. Forse l’unica di quel livello in questo momento. La sua storia e il suo carisma, la sua capacità relazionale e il suo decisionismo, potrebbero davvero essere l’ideale per rimettere basi nuove nel calcio come ha fatto per il Coni.
Certamente il tempo è scaduto, la credibilità finita.
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