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Malagò in FIGC? Cobolli Gigli: "Lo proposi ai tempi della Juventus, sa fare il suo mestiere"TUTTO mercato WEB
© foto di Filippo Gabutti
Oggi alle 12:15Serie A
di Daniele Najjar

Malagò in FIGC? Cobolli Gigli: "Lo proposi ai tempi della Juventus, sa fare il suo mestiere"

Il calcio italiano si muove verso la scelta del nuovo rappresentante della FIGC: il nome di Giovanni Malagò, scelto da 19 club su 20 di Serie A, è al momento anteposto a quello di Giancarlo Abete (presidente della LND, ha annunciato di volersi proporre). Resta da capire se resteranno due le possibili vie da seguire, o se si aggiungeranno altri candidati. L'ex presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, ha detto la sua in merito a queste tematiche a TuttoMercatoWeb.com, oltre che sull'attualità di casa bianconera. Per la FIGC Malagò è il candidato dei club di Serie A: che ne pensa? "Quando ero presidente della Juventus, lo proposi in Lega ai presidenti delle altre squadre, quando ci trovammo a decidere per un nuovo presidente della FIGC, già quasi vent'anni fa. Malagò sa fare il suo mestiere e si dà da fare. Il problema non è la persona da scegliere, che sia Malagò o un ex calciatore come Del Piero e così via, ma come ha detto Gravina al Corriere della Sera è la struttura a non funzionare". Come andò quando lo propose lei? "Allora ci fu un 'no', anche da parte di De Laurentiis. Adesso vedo che è supportato da De Laurentiis e da quasi tutti gli altri". A proposito di De Laurentiis: Conte può essere il ct giusto per la Nazionale? "Mi faccia dire una cosa. De Laurentiis è un ottimo presidente, ha riportato il Napoli in A e poi a vincere titoli e scudetti. In questo momento però mi sembra di notare che ci sia qualcosa che non va fra lui e Conte. Lui ha detto: 'Se Conte me lo chiedesse, lo lascerei andare in Nazionale'. Mi ha stupito. Poi ha detto quella cosa della richiesta di Conte per non far andare i tifosi in ritiro. Mi sembra che qualcosa non funzioni e magari De Laurentiis stia valutando che l'unione con Conte non debba proseguire. Conte in Nazionale? Anche con lui servirebbe aiuto dai club. Poi il grande problema è che 2/3 dei giocatori sono stranieri". A cosa si riferisce in particolare quando parla della struttura che non funziona? "I club non aiutano la Nazionale, si vede quando devono prestare i propri giocatori all'Italia, come prima della sfida alla Bosnia-Erzegovina. Gli interessi delle società sono nettamente prevalenti sulla volontà di far crescere la Nazionale". Queste difficoltà le ha toccate con mano da presidente della Juventus? "Sì, le ho viste quando partecipavo alle riunioni di Lega. C'erano presidenti con diverse personalità, tutte persone intelligenti che cercavano di ottenere risultati per la propria società, giustamente. Ricordo liti e diatribe abituali: litigavano, dopo dieci minuti facevano la pace, poi iniziavano nuovamente a litigare. Fa parte del dna della Serie A che i presidenti abbiano visioni diverse e che provino a imporre la propria visione". La vittoria con l'Atalanta, arrivata in modo diverso dal solito, che peso ha per la Juventus? "Ha un peso fondamentale. Come dice lei è arrivata giocando diversamente dal solito, l'Atalanta d'altronde è agguerrita. Con un ottimo allenatore: ricordo Palladino da giocatore, quando ero presidente della Juventus. Se da calciatore aveva delle qualità, come allenatore sta facendo cose estremamente importanti". Chi è stato più decisivo? "La Juventus è riuscita a resistere difensivamente, con un portiere, Di Gregorio, che finalmente ha fatto parate importanti. Nel frattempo le avversarie della Juventus operavano in aiuto, diciamo così, del raggiungimento del quarto posto bianconero". Dopo la frenata della Roma, il Como è caduto contro l'Inter. "Incredibile rimonta dell'Inter, mi dispiace ammetterlo, contro un'ottima squadra come il Como. Ora la Juventus ha il destino nelle proprie mani. Tutte le altre squadre hanno fatto il possibile per aiutare i bianconeri, detto con ironia, ora sta a Spalletti e i giocatori centrare la Champions". A proposito di Spalletti: come giudica il suo lavoro? "Mi sembra che abbia un buon rapporto con i giocatori. È la prima volta dopo diversi anni che la Juventus appare come una squadra formata da giocatori determinati a raggiungere l'obiettivo e al contempo soddisfatti di avere l'allenatore che hanno". È stata vincente la scelta della Juventus di annunciare il rinnovo di Spalletti prima dell'ultimo sorpasso e prima della fine della stagione? "Sì, se lo meritava. Mi sembra che la dirigenza - che ha fatto un po' di errori in passato in termini di acquisti sbagliati - in questo momento funzioni. Ci vedo dietro la testa e i suggerimenti di Chiellini. Conosce la Juventus meglio di tutti, parla anche inglese e così può dialogare con Comolli. Che sia Chiellni o no, ora la macchina manageriale della Juve sembra funzionare". Ora sarà importante il mercato. Servirà fare qualcosa soprattutto in attacco, dove David e Openda non convincono? "Bisogna vedere come fare a prendere nuovi giocatori: uno dei problemi della Juventus è che dall'epoca di Andrea Agnelli - che ha ottenuto ottime cose dal punto di vista sportivo, ma pessime da quello del bilancio - mi sembra abbia ancora qualcosa da sistemare dal punto di vista del bilancio. Mi spiace per Openda, ma non convince. Leggo che ora la Juve è costretta a riscattarlo per circa 40 milioni, non bazzecole. Su David: contro l'Atalanta girava per il campo senza dimostrare nulla di importante. La società dovrà trovare una soluzione per allontanarli senza perderci troppo".