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tmw / roma / Primo piano
È l'ora del presente, non quella del futuroTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 21:00Primo piano
di Gabriele Chiocchio
per Vocegiallorossa.it
fonte Redazione Vocegiallorossa - Gabriele Chiocchio

È l'ora del presente, non quella del futuro

A quattro partite dal termine della stagione la Roma è ancora in corsa per la Champions League e, se non altro, ha il compito di arrivare davanti al Como per essere sicura di giocare almeno l’Europa League nella prossima stagione. Questo è un fatto, interpretabile a seconda dei punti di vista: quattro gare possono sufficienti o meno per riprendere il quarto posto, possono essere abbastanza pochi o troppe per fare en-plein, possono essere facili o difficili.

Ognuno dà una sua valutazione, come normale che sia: quello che non è normale, o, quantomeno, che è poco sano, è pensare già così insistemente al futuro, più o meno prossimo, come se nulla fosse più in palio da qui al 24 maggio. Quello del nuovo DS, lo abbiamo già detto, è un discorso che riguarda il presente, e rinviarlo può diventare un problema a prescindere; tutto il resto, che si tratti della solita girandola di nomi di calciomercato in entrata o delle ipotesi in uscita per realizzare plusvalenze, è argomento che dovrebbe oggetto di discussione solo tra qualche settimana.

Portando in grande ciò che è piccolo, il rapporto tra il pensiero al poi e quello dal durante è spesso sballato anche al contrario. La Roma, negli ultimi anni, ha rimandato problemi da risolvere nell’immediato, costruendo rose spesso piene di tappi e poche volte di valore certo, salvo poi disfare tutto e ripensare di nuovo al futuro (rigorosamente a breve termine) perché quelle soluzioni one-shot non funzionavano. Una modo di concepire le cose che ha contribuito a non creare quella stabilità necessaria per arrivare anche solo al quarto posto, un obiettivo centrato anche da realtà come Atalanta e Bologna, e che quindi non dovrebbe essere così impossibile da ottenere. 

Adesso è il momento del presente e non dovrebbe essere quello del futuro, che va certamente considerato, ma solo quando ci sarà un’effettiva possibilità di provare a costruirlo, che a quel punto andrà sfruttata e non buttata via come troppe volte è stato fatto. Quattro partite in cui mettere in campo tutto quello che è rimasto: poi si faranno i conti.