Alla fine paga il tecnico, primo tre mesi con rosa incompleta. Venuto meno il rapporto con la squadra
Alla fine paga l’allenatore per tutti. E, diciamo la verità, quando si parla di “fiducia a tempo” e “ultima spiaggia” è evidente che l’esonero sia soltanto stato rimandato. Ennesimo errore della società che, senza aver imparato nulla dal recente passato, ha rinviato fino a metà febbraio quanto sembrava inevitabile da settimane. Forse temendo che un nuovo allenatore a gennaio avrebbe potuto chiedere rinforzi di un certo spessore senza accontentarsi delle riserve di Siracusa e Arezzo, ma questo è un altro discorso.
Raffaele è stato esonerato per due motivi principali. Anzitutto il rapporto con il gruppo. Fino a novembre si era visto uno spogliatoio compatto, desideroso di riportare in B la Salernitana e in cui tutti remavano nella stessa direzione. Alle prime difficoltà e dopo qualche scelta ritenuta tecnicamente sbagliata, ecco che una serie di malumori hanno incrinato qualcosa, con l’apice che si è raggiunto quando il mister ha legittimamente deciso di gettare da subito nella mischia i nuovi a scapito di chi, con tutti i suoi limiti, aveva comunque portato i granata in vetta alla classifica. Tra chi ha chiesto di andare via, chi è stato collocato altrove e chi giocava anche senza performare, è evidente che qualcosa gli sia sfuggita di mano nonostante le smentite di rito. E avere al suo fianco in panchina il direttore sportivo, dal quale riceveva “bacchettate” pubbliche, non ha certo contribuito a creare un clima di serenità, in una piazza con pressioni totalmente diverse rispetto a Cerignola.
Nell’ultimo mese poi la situazione è diventata insostenibile: alterchi negli allenamenti, la lite a Cava col ds, la consapevolezza di essere rimasto nonostante la sfiducia e altri colleghi contattati. Su tutti quel Guido Pagliuca che, con un investimento economico, avrebbe seriamente preso in considerazione la panchina campana. Tornando a Raffaele, è ovvio che paghi anche l’involuzione di una squadra molle, piatta, monotematica, mai cresciuta nell’arco delle settimane, incapace di imporsi su avversari di livello modesto anche in doppia superiorità numerica. A lui la società imputa la gestione di Ferrari e Ferraris, la bocciatura improvvisa di Golemic, la partenza di quel Varone che bene sta facendo a Gubbio, ma anche i punti con le “piccole”: ko con Siracusa, pareggi con Cavese e Giugliano, lo 0-1 di ieri con un Monopoli indebolitosi dopo il mercato.
“Lo abbiamo scelto perché abbina gioco e risultati, il suo Cerignola ha dato spettacolo” fu detto nel giorno della presentazione ufficiale. Ecco, sotto questo aspetto la missione è tristemente fallita. Non ci rimangiamo, però, quanto detto per mesi. Con l’organico a disposizione è un mezzo miracolo sportivo aver mantenuto la vetta della classifica per 15 giornate con Matino, Anastasio, Donnarumma, Frascatore, Coppolaro, Tascone, Ubani, Quirini e Knezovic e, in fondo, la Salernitana occupa una posizione grossomodo consona con le potenzialità della rosa alle spalle di Catania e Benevento da tutti ritenute superiori. Le lacune della rosa, qualche torto arbitrale, un pizzico di sfortuna e la scarsa protezione del club hanno contribuito a creare confusione. Ma ora non ci siano alibi per i calciatori: dimostrino con i fatti che il problema fosse la guida tecnica. Con la speranza che, da qui a un mese e mezzo, non ci si renderà conto che il vero guaio fosse il valore effettivo della squadra.






