Alla Fiorentina serve il Kean versione 'deluxe' azzurra: ma in che stato lo ritroverà Vanoli?
Che Moise Kean ritroverà Paolo Vanoli e Firenze dopo disastro Italia, rimasta fuori per la terza volta consecutiva dal Mondiale? Se lo chiedono tanti tifosi della Fiorentina all’indomani dal rientro al Viola Park del bomber e nel giorno di vigili di una sfida delicatissima al Bentegodi contro l’Hellas Verona. Alla fine non si è avverata la profezia di Fabio Paratici, che in occasione dell’ultima gara prima della sosta giocata contro l’Inter aveva detto: “Vada in Nazonale e ci porti al Mondiale”, nonostante il classe ‘99 sia stato uno dei pochissimi a salvare la faccia nella terribile figuraccia azzurra rimediata a Zenica.
Sliding Doors
Se però c’è un giocatore tra tutto il gruppo di Gennaro Gattuso che non ha assolutamente accusato quella sensazione di peso, ansia e paura allo stomaco che invece deve aver trovato particolare campo nello spogliatoio tricolore e in alcuni dei suoi acclamati (o presunti tali) leader, quello è stato proprio Kean. Gol all’Irlanda del Nord e alla Bosnia: il quinto ed il sesto consecutivi, come solo Baloncieri, Riva e Bettega erano stati in grado di fare e che lo portano a quota 13 reti in 26 apparizioni (nessuno meglio di lui tra gli attuali calciatori nel giro nella Nazionale azzurra). Eppure chissà quanto ripenserà all’occasione divorata all’ora di gioco che avrebbe potuto cambiare le sorti sue, dei suoi compagni e di una Nazione intera. Sliding doors, appunto. Lui stesso, probabilmente, si è reso subito conto di ciò che è stato e che invece poteva essere: eloquente la faccia attorniata e le mani nei capelli al momento del cambio, poco prima del pareggio bosniaco.
Lo psicologo Vanoli
E dunque torniamo alla domanda di partenza: che Moise Kean tornerà a Firenze? Intanto c'è da chiederselo dal punto di vista fisico perché il calciatore ha accusato una botta alla caviglia proprio nella gara di martedì sera. Ieri si è sì allenato in gruppo, ma con una vistosa fasciatura alla zona indolenzita. Tuttavia, come si dice in certi casi, spesso le cicatrici più profonde non sono quelle visibili. A Vanoli, ai suoi compagni e a tutto l’ambiente il compito di tramutarsi in psicologi e mental coach per averlo al 100% in vista del rush finale: la ferita della Bosnia probabilmente non la dimenticherà mai, ma all’orizzonte c’è l’Hellas Verona e una salvezza non ancora in cassaforte.











