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Ausilio avvisa Frattesi: "Ha fame e fa al caso nostro, ma il Sassuolo non è l'Inter"

Ausilio avvisa Frattesi: "Ha fame e fa al caso nostro, ma il Sassuolo non è l'Inter" TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Paolo Lora Lamia
autore
Paolo Lora Lamia
mercoledì 5 luglio 2023, 20:45Serie A

Ospite di un evento su sport, musica e talento alla Triennale di Milano, Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, ha parlato della sua carriera ma anche di attualità: “Sono tanti anni che lavoro per l’Inter, 14 da ds e 25 in totale. Non è che non abbia provato ad andare via, ma non ci sono state uscite nonostante i cambi di proprietà e presidenza. Per me è un orgoglio e una soddisfazione, nell’Inter ho fatto un percorso. Io sono entrato come segretario del settore giovanile, poi direttore del settore giovanile, poi vicedirettore sportivo, poi dal 2014 sono il ds. Sopra di me c’è un amministratore delegato”.

Adesso con Frattesi avete preso un gran talento.
“Frattesi rappresenta l’idea di un ragazzo che aveva già talento all’epoca della Primavera. Poi ha fatto un percorso fatto anche di fatica e categorie inferiori: lui viene ceduto dalla Roma al Sassuolo qualche anno fa, poi è passato dalla Serie B, ha assaggiato la A col Sassuolo. Quello che contraddistingue questo ragazzo è la fame, la voglia di migliorarsi. È giovane, secondo me può ancora migliorare: Sassuolo non è l’Inter, cambiano i palcoscenici, un conto è giocare per fare bella figura e un conto giocare per vincere. Ma sono sicuro che faccia al caso nostro”.

Il primo talento scoperto?
“Ero diventato da poco responsabile del settore giovanile e abbiamo un po’ cambiato l’idea con Baresi. Prima non si investiva tantissimo, abbiamo convinto la proprietà a cambiare progetto. Il primo comprato è stato Pandev, il secondo credo Martins. Oggi si parla di dati, di video: noi andammo a vedere un giocatore e per caso scoprimmo Pandev. Ci sono i dati, ma c’è anche l’istinto. Pandev non si conosceva e l’abbiamo scoperto”.

Quanto sono importanti i dati?
“Per me, sono un supporto. Io sono un po’ vecchia scuola: non ho mai preso un calciatore perché lo dicevano algoritmi o dati. Però sono utili come supporto. D’altro canto, per me se vai a vedere dal vivo più di 2-3 volte un calciatore non serve: i difetti li abbiamo tutti, vengono fuori. Poi c’è tanta gente, sotto e sopra di me, che deve collaborare alla decisione, da Marotta a Zhang che deve cacciare il grano, passando per i match analyst e lo staff tecnico”.

Guardate i profili Instagram dei calciatori prima di prenderli?
“Io confesso: non ho un account Instagram ufficiale. Però devo seguire le mogli… Dalle mogli, dalle fidanzate, si capiscono tante cose. Ho iniziato con la moglie famosa di un calciatore che mi stava dando dei problemi… Poi seguo anche dei calciatori, anche di altre squadre per mischiare un po’ le carte”.

Ha detto che non ascolterà più un consiglio di suo figlio dopo che spingeva per Justin Kluivert?
“In quel momento pensavo avesse fatto un’alleanza con Mino (Raiola, ndr). Lui ora ha 18 anni, però è cresciuto guardando calcio, con una passione particolare per i giovani, aiutato dai vari FIFA e FM. Ogni tanto spuntavano giocatori, magari olandesi, tedeschi, belgi. Quando voleva Kluivert e lo prese la Roma, ho sperato non diventasse un crack mondiale. Non me ne voglia, è un ottimo giocatore”.

È vero che Kvaratskhelia era sulla sua scrivania da anni?
“Sì, ma non solo sulla mia. Non è arrivato dal nulla o dalla Luna. Si fecero degli appuntamenti, io stesso ho incontrato l’agente, so che anche la Juve e la Roma ci lavoravano. Però se giochi 3-5-2, come noi sia con Conte che con Inzaghi, fai più fatica. Il Napoli è stato bravo, poi anche il sistema di gioco li ha aiutati, però era un giocatore seguito da tanti. Era un giocatore ritenuto meritevole di un investimento, ma che da me e in generale non è stato ritenuto funzionale al sistema di gioco”.

L’Arabia Saudita sta cambiando il panorama.
“È un calcio diverso, ci sono sistemo di controllo che partono dalla UEFA e che non ti permettono più certe cose. Se ci fosse un Moratti o un presidente che volesse spendere tanto, non sarebbe possibile con le regole attuali. Indipendentemente dalle possibilità. Devi spendere per quanto guadagni, questa la regola. Puoi prendere tutti i calciatori che vuoi, ma se non crei opportunità di ricavo alla lunga devi rinunciare a qualcosa. Ci sono multe, sanzioni e altro. Il sistema europeo tiene conto di tantissimi parametri. L’Inter è da anni che convive con questa realtà, una realtà da cui non puoi scappare. Non sarà permesso a un magnate o a in fondo di arrivare e comprare quello che si vuole. Alcune realtà ti danno l’impressione di poterlo fare, ma poi ovviano in altre maniere”.

Possibile che Maldini venga esonerato perché lo dicono i dati?
“Per ovvie ragioni preferisco non parlare di Maldini. Non voglio pensare che una persona così importante e capace sia stata sollevata per i dati. Non vado oltre, non ne ho parlato con lui e non mi permetto di parlarne, ma non penso possano essere stati i dati”.

Tra i giocatori passati dall’Inter, partiti presto e che poi hanno fatto una gran carriera altrove c’è Kovacic…
“Godo, perché è un ragazzo splendido e per la soddisfazione di averlo portato all’Inter. Peccato essercelo potuto godere poco, quando in un momento così arriva un’offerta come quella del Real Madrid non puoi dire no. In quel momento non eravamo strutturati per poterlo rinnovare o per potergli costruire una squadra competitiva attorno. Oggi avremmo la forza di poter dire no su certe situazioni, se ritenessimo opportuno. È chiaro poi che siamo in una situazione in cui serve equilibrio, almeno una cessione eccellente va fatta”.

Un calciatore sul quale tutti gli elementi dicevano di investire ma che non ha dato i risultati sperati.
“In tanti anni, qualche cazzata l’abbiamo fatta. Diciamo che in relazione al calciatore ti poni in modi diversi. A volte abbiamo preso dei calciatori sapendo che non erano giusti, perché magari in quel momento lì non potevi fare altro. Magari fai un prestito sapendo che non andrà bene, ma è un danno contenuto dal fatto che è un prestito. Poi ci sono acquisti sbagliati, magari consigliati dall’allenatore, magari che non hanno rispettato le attese, magari su cui ti sono imposto. Allo stesso modo, ci sono calciatori in cui è andata al contrario”. XD

Il suo Recoba, il suo gesto romantico come lo era il Chino per Moratti?
“Io è risaputo che ho scoperto Balotelli. Scoperto… Giocava al Lumezzane in C a dire la verità. Io avrei scommesso tutto su di lui, era un giocatore in cui vedevi vent’anni di Inter. Oggi è inspiegabile: non dico che non abbia fatto una gran carriera, è andato al City e ha vinto per esempio. Però poteva essere un crack mondiale per vent’anni e ha fatto molto meno”.

Il talento di Onana?
“La grande personalità. Coi piedi è un regista, nel calcio moderno fa la differenza, come la fanno Maignan o Ederson. Si è calato subito in una realtà come l’Inter, veniva da una situazione difficile e si è fatto volere bene da subito, aiutato anche da Handanovic che lo ha supportato”.

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Immagine editoriale di Luca Calamai
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