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Bojinov a RBN: "Del Piero Leader silenzioso. Dusan fortissimo, deve solo tornare in forma"

Bojinov a RBN: "Del Piero Leader silenzioso. Dusan fortissimo, deve solo tornare in forma" TUTTOmercatoWEB
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
autore
Redazione TMW
sabato 24 dicembre 2022, 16:45Serie A

La Juventus che ha vissuto da calciatore, la Juventus che sta visionando da semplice spettatore e la Juventus che verrà, magari con un pezzo della Juventus che ha già rappresentato. Questi sono i temi dell’intervista ESCLUSIVA, che Bianconera News ha sviluppato con l’amichevole disponibilità di Valeri Bojinov, ex attaccante della Vecchia Signora nella stagione 2006-2007. Di seguito, proponiamo il contenuto integrale della chiacchierata che abbiamo fatto con uno dei protagonisti della risalita di Madama in Serie A.

Cosa ne pensi del periodo che la Juventus, vista sul campo in queste ultime giornate di campionato? Allegri è finalmente riuscito a trovare una quadra, che può permettere alla squadra di continuare una rimonta già iniziata?

“Non posso commentare quello che sta succedendo internamente alla Juventus, perché non spetta a me il compito di giudicare. Da quello che leggo e vedo, però, posso dire che Allegri e i giocatori stanno gestendo bene la situazione sul campo. Questo è importante per il popolo bianconero e per i tifosi: spero possano continuare a fare bene, allenandosi, impegnandosi tanto da grandi professionisti quali sono e onorando la maglia bianconera. Spero che la Juve possa proseguire su questo trend, ricominciando bene, una volta che si riprenderà a fare sul serio. La Juve è una grande squadra. Ho avuto modo di poter giocare lì: so cosa significa essere un giocatore della Juve e cosa significa indossare questa maglia”.

Tu sei stato un attaccante e nessuno meglio di te può analizzare l’andamento attuale e prospettico di Vlahović e Milik. Questi sono due giocatori che si sposano bene insieme? Possono garantire tanti gol e vittorie alla squadra?

“In questo periodo di sosta forzata per i Mondiale, Allegri non ha potuto contare su di loro e questo può essere un fattore, che va a scapito di questa soluzione: per giocare con due punte, bisogna avere i giocatori in questione sempre a disposizione. Quindi, ritengo sia molto importante l’assetto che c’è dietro le due punte e che viene dettato dal centrocampo e dalle ali. Inoltre, penso che i due attaccanti debbano essere un tutt’uno con la squadra anche in fase di non possesso: questi devono dare una mano al centrocampo. Tuttavia, giocare con due attaccanti è molto bello e, soprattutto, ci si può giocare, se si lavora coi concetti giusti. Questo lo affermo perché la Juve ha sempre giocato con due attaccanti, soprattutto con Lippi. In più, nella fattispecie, tutti e due sono giocatori diversi, anche se Dušan è un giocatore che arriva dalla Fiorentina: lì, la squadra giocava per lui. Giocare nella Juve non è facile: ognuno è un grande giocatore e ognuno guarda sé stesso e ognuno cerca di farsi notare attraverso i propri mezzi e le proprie qualità. Giocare nella Juventus ed essere l’attaccante della Fiorentina sono due cose completamente differenti. Alla Juve ci si deve adeguare un po’. Nonostante tutto, Dušan è un ragazzo umile e intelligente. Mi auguro che possa risolvere gli acciacchi fisici, che lo hanno colpito, perché è un giocatore fortissimo. Milik è un giocatore che ha fatto sempre bene sia nel Napoli che nell’Olympique Marsiglia. Non è un caso che sia alla Juve. Per me è un giocatore straordinario, in quanto è dotato di mezzi tecnici importanti e di una capacità di fare gol micidiale. In questo lui e Dušan hanno un punto in comune”.

Alla luce della predetta analisi, veniamo allo “studio” del calendario stagionale della Juventus: i bianconeri sono divisi su tre fronti (campionato, Europa League e Coppa Italia, ndr). A quali obiettivi può puntare realisticamente questa squadra?

“La Juventus ha una rosa che, sulla carta, è costruita per vincere tutto. Però, non dobbiamo dimenticare gli infortuni che ha avuto: Allegri non ha mai avuto a disposizione la rosa completa; ha avuto sempre qualche problema con i giocatori, nonostante abbia potuto affidarsi a giovani calciatori di belle speranze, che sembrano già dei veterani. Sicuramente quest’ultimo è un aspetto molto positivo, che si contrappone a quello negativo degli infortuni, ma vorrei che il mister avesse tutta il gruppo disponibile: solo così, potremmo vedere una rosa in grado di recuperare il fardello dei punti punti persi in campionato, che potenzialmente la separa dall’obiettivo predetto”.

Venendo alla tua esperienza alla Juventus, hai indossato la maglia bianconera in una stagione particolare: parliamo dell’annata in Serie B. Quella è stata una traiettoria difficile, poichè, come adesso, il club stava attraversando un periodo extra campo parecchio difficile. Che “aria” si respirava all’interno dell’ambiente? Quanto era difficile per voi dover far fronte a una Juventus in B, che doveva ritornare grande, passando dalla tempesta giudiziaria di Calciopoli? Quanto sentivate il peso di questa situazione?

“Quando sento esclamare la parola ‘peso’ o espressioni del tipo ‘giocare con la pressione addosso’ o ‘giocare con la maglia bianconera mi pesa per i tifosi’ non concordo assolutamente. Io alla Juve dico grazie per aver attraversato questi momenti. E li ho vissuti con grandi campioni come Gigi (Buffon, ndr), Trezeguet, Del Piero, Camoranesi e Chiellini, che era giovane. Questi giocatori ti insegnano a capire che la tua principale responsabilità sta nel dare il massimo in campo sia in settimana che alla domenica. Questa responsabilità deriva dal fatto che indossi la maglia della Juve e hai tantissimi tifosi intorno a te, per cui devi essere un esempio. In quella stagione, noi siamo partiti da -19, poi hanno annullato la penalizzazione. L’obiettivo era riportare la Juve in Serie A e ricondurre la squadra alla vittoria del campionato e sapevamo che ogni pareggio o sconfitta non cambiava molto lo stato d’animo per il club: per la Juve esiste solo la vittoria. Io me ne sono accorto, quando ho messo piede per la prima volta nel centro sportivo a Vinovo: senti già l’aria che si respira. Ciò che conta è vincere. Questo era l’obiettivo che ci ponevamo noi giocatori, non pensavamo ad altro. Quello che succedeva dietro le quinte non era di nostra competenza”.

Hai vissuto quello spogliatoio con tanti leader, che hai citato prima. Tra questi ne spicca uno in particolare e corrisponde al nome di Del Piero. Ultimamente è stato accostato al nuovo CdA della Juventus mediante un ruolo operativo. Secondo te, la figura di Alex può essere una giusta per permettere al club di restaurare un nuovo ciclo?

“Certo! Alex è un simbolo e una bandiera non solo per la Juve, ma anche per il calcio italiano. Negli ultimi anni Alex ha compiuto un percorso abbastanza distaccato dalla vita decisionale di una società di calcio, perché forse non si sentiva pronto per una prospettiva del genere e voleva prepararsi meglio per affrontare qualsiasi situazione fuori dal campo. Noi calciatori pensiamo di sapere tante cose; nonostante ciò, le dinamiche che si affrontano fuori dal campo sono assai diverse da quelle che sono concentrate all’interno del terreno di gioco. Adesso, però, potrebbe essere lui il principale uomo-Juve e, se lui se la sente ed è pronto, non gli posso che augurare davvero il meglio. Spero che possa, eventualmente, riportare la Juventus ai massimi livelli, facendole vincere scudetto e Champions League. Io conosco Alex: so che è pronto e so che, per le sue capacità e visioni, sarebbe molto importante per la Juventus. Per me doveva essere in società da molto tempo. Tuttavia, in ogni caso, credo che sia più giusto chiedere a lui cosa pensi di una proiezione del genere. Anche perché è lui che decide”.

Ricordi un aneddoto di Del Piero come leader, che possa supportare la bontà di un’ipotetica scelta riguardante il suo profilo all’interno della società bianconera?

“Ale non parlava molto. Era un leader silenzioso. Parlava solo quando era necessario. E quando parlava, vi assicuro che si faceva sentire. Del Piero, però, non era solo questo. Alex era molto umile e sincero: aiutava tutti, indistintamente”.

Fonte MATTEO BARILE per BIANCONERANEWS.IT

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