Champions calling, AC Milan answers. Dov'è la differenza abissale tra Milan e Tottenham
Quando la Champions League chiama, il Milan risponde. La storia parla chiaro, il DNA non si sbaglia, poi si può vincere e si può perdere, ma le caratteristiche genetiche di una squadra sono quelle e quelle rimangono. Quest'anno ne è un ulteriore dimostrazione: in Italia il Milan sembra faticare a trovare sempre i giusti stimoli, in Europa il Milan fa il Milan.
Spirito
I rossoneri, pareggiando 0-0 in casa del Tottenham, si sono qualificati ai quarti di Champions League 11 anni dopo l'ultima volta; a far la voce grossa il gol di Brahim Diaz dell'andata a San Siro e, soprattutto, lo spirito messo in campo per quasi 200 minuti totali tra andata e ritorno dai ragazzi di Pioli: attenzione, concentrazione, equilibrio, tenacia, voglia di prendersi questa qualificazione. Il Milan non è ancora brillantissimo offensivamente come eravamo soliti conoscerlo, ma si è rimesso a posto partendo dalla solidità difensiva che è data, su tutto e su tutti, dal giusto spirito.
La differenza abissale
Antonio Conte, tecnico degli Spurs, ha detto nel post partita che "c'è una differenza abissale tra Tottenham e Milan perché i rossoneri sono Campioni d'Italia", mentre gli inglesi "non vincono da tantissimo tempo". Certo, è una visione corretta, ma non basta: la differenza abissale che si è vista tra le due squadre è nello spirito. Il Milan, sostenuto dai suoi tantissimi tifosi, ha voluto questa qualificazione sin dall'andata, se l'è presa con la forza di chi sa di essere forte e con l'umiltà di chi sa che deve fare altre cose in questo momento. Poi, magari, ai quarti, ci sarà bisogno anche di altro e quell'altro arriverà. Perché se la Champions League chiama, l'AC Milan risponde.






