Come cambiare il sistema Italia? A medio termine è porre un limite agli stranieri in distinta
Cosa è possibile fare per risollevare il nostro calcio? È una domanda che si presta a moltissime interpretazioni, da quella che va alla filiera più corta - le dimissioni del sempiterno Gabriele Gravina, uomo dalle mille stagioni - a quella ben più lunga, ripartendo dai vivai, dal professionalizzare gli allenatori, da situazioni che in un paese da 60 milioni di abitanti, venti volte la Bosnia, non è possibile realisticamente promettere a brevissimo giro di posta.
La sensazione è che, ultimamente, si comprino stranieri tanto per. Quando c'è un'indecisione fra un italiano oppure chi viene dall'estero, ecco che l'esportazione viene sempre favorita. Lo è stata in maniera politica per il Decreto Crescita. Lo è nella testa di tantissimi dirigenti, ma anche di tifosi. Perché un nome a noi conosciuto come potrebbe essere quello di Palestra viene soppiantato da Luis Henrique, per dirne uno, che comunque è costato 22 milioni. Vergara è un giovane che ha trovato il Napoli, sì, ma che è rimasto in naftalina per degli anni. Oppure Zortea, esploso a Cagliari, Carnesecchi di anni ne ha 26, mentre Pio Esposito è dovuto andare allo Spezia fino ai 20 anni e poi assurto a divinità che ci avrebbe portato al Mondiale.
Quindi forse - e probabilmente purtroppo per la competitività delle nostre squadre in Champions - bisognerebbe mettere un limite a quelli che scendono in campo. Oppure direttamente in distinta: sette oppure otto, non di più. Poi ne puoi tesserare quanti ne vuoi, anche 30. L'importante è avere una quota minima di italiani. Semplicemente perché poi i nostri dirigenti sarebbero costretti a ragionare e operare delle scelte. Ora non lo vogliono fare. Come del resto i nostri apici federali.











