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Elimoghale: "Io un piccolo Leao? No, sono Destiny. E ambisco al Pallone d'Oro"

Elimoghale: "Io un piccolo Leao? No, sono Destiny. E ambisco al Pallone d'Oro" TUTTOmercatoWEB
Dimitri Conti
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Dimitri Conti
Oggi alle 17:07Serie A

Destiny Elimoghale, giovanissimo attaccante della Juventus e delle nazionali Under italiane, è stato intervistato da Vivo Azzurro TV: "Da piccolo giocavo in una piccola squadra di Torino, vicino a casa mia, dove c'erano anche i miei amici. Ho detto ai miei che avevo questo piacere. Mio padre mi regalava i palloni di gomma. Ricordo che prendevo palla dalla mia porta, dribblavo tutti e arrivavo dall'altra parte. Con i miei, soprattutto con papà, ho avuto un rapporto stretto, lui mi ha sempre accompagnato da ogni parte, cercando di aiutarmi e farmi contento, anche con le piccole cose. Sto cercando di far andare bene le cose, così quando sarò grande posso sistemare la mia famiglia. E ho una sorellina che sto un po' viziando, ma non nel senso brutto, cerco di farla entrare nel mio mondo. Non voglio essere uno che rimane sempre nel suo senza parlare mai con nessuno".

Come si descriverebbe umanamente?
"Fuori dal campo sono un ragazzo simpatico, che sa come comportarsi in giro e davanti alle altre persone. Col calcio adesso sta diventando tutto bellissimo, quando esco la gente mi ferma e questo mi rende felice. Però tengo la testa dritta sulla stessa linea che seguo da quando sono piccolo".

Si ritrova in chi la descrive come un Leao?
"Non sono Leao, mi chiamo Destiny Elimoghale e voglio rappresentare solo quello. Il mio idolo è sempre stato Neymar Junior, ma quando era giovanissimo al Santos: le cose che faceva, sono fuori dal normale".

In Nazionale che ambizioni ha?
"Punto a esordire in Nazionale A, cerco di migliorare certi aspetti del mio modo di giocare. Fino a poco fa, ero troppo leggero e giocavo solo da bambino. Quando sono salito con i 2008, però ho capito che il calcio dei grandi è molto più duro e cerco di adeguarmi allo stile di gioco. Vestire questa maglia per me è un onore, perché rappresenti tutta l'Italia. Per questa maglia devi dare tutto in campo, e mostrare rispetto fuori. Le prime esperienze sono state belle ma anche difficili".

Ci sono stati momenti meno felici?
"Ho avuto due lussazioni alla spalla, mi era uscita anche se non sentivo nulla. Quando sono tornato a Torino non volevo continuare, ma i direttori e gli amici mi hanno parlato, dicendomi di non mollare. Poi mi sono lussato di nuovo, quindi mi sono operato e mi sono detto di continuare a impegnarmi. Tempo fa non reggevo gli infortuni gravi, ora cerco di rimanere tranquillo".

Che obiettivo si pone personalmente?
"Il mio obiettivo personale è di arrivare a vincere il Pallone d'Oro. E poi di sistemare la mia famiglia, provando a far felici tutti quanti coloro mi hanno sostenuto e aiutato sin da quando ero piccolo. Farò di tutto".

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