Furlani non dà colpe al Decreto Crescita. Ma i club spesso preferiscono gli stranieri (scarsi)
"Tristemente non abbiamo fatto i Mondiali nel 2018 e nel 2022. Ma mi sembra difficile dire che la Nazionale non vada a bene a causa del Decreto Crescita. Se guardiamo le giovanili poi le nazionali hanno fatto benissimo. Se c’è una preoccupazione, come ho sentito, che il Decreto Crescita impatti i vivai, allora dico di sederci attorno a un tavolo e parliamone". Il concetto di Giorgio Furlani, amministratore delegato del Milan, andrebbe bene se non fosse evidente che i giovani delle nostre nazionali giovanili difficilmente arrivano a giocare in prima squadra. E il motivo è, almeno in tempi recenti, il decreto crescita allargato a una platea troppo grossa, in primis. E poi, secondariamente, che se arriva un giocatore da fuori, giocoforza, è impossibile inserire un giovane della tua Primavera.
L'esempio il Milan ce l'ha in casa e si chiama Bartesaghi. Giocatore che è avviato, probabilmente, verso un'ottima carriera. Ma non possiamo saperlo ora, perché non ha fatto niente oltre a esordire. Certo, è nato il 29 dicembre del 2005 e non è neanche diciottenne, ma perché al posto di Theo non può essere utilizzato lui? È più facile andare a prendere Juan Miranda del Betis Siviglia che non cercare di valorizzare un tuo giocatore che, al terzo pallone sbagliato, incomincia a essere fischiato da tutto San Siro. Il Milan ha Calabria, per dirne un altro, che prima del Covid era considerato come un giocatore non da Milan. La questione Donnarumma invece è diversa, essendo un predestinato (come può essere Camarda).
La realtà è che il decreto crescita andrebbe alzato per gli stranieri ed eventualmente abbassato per gli italiani. Se uno straniero fa la differenza tutti quanti lo vogliono, ma siamo pieni di stranieri che valgono come un italiano. Magari hanno avuto più vetrina in Serie A - perché per noi Colpani è giovane, ma è del 1999 - e per questo si punta sull'usato più sicuro. Certo che il decreto Crescita è stato un problema per i vivai e per le squadre italiane. Ma è stata solamente la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Le parole di Furlani. "Noi ci troviamo come calcio italiano in una situazione in cui abbiamo tante forze contro di noi. Impossibilità di fare stadi è una, la pirateria è un’altra. Poi ci sono cose più piccole che rendono il calcio italiano meno competitivo rispetto agli altri top campionati. Il Decreto Crescita è unica leva per rendere competitivo il campionato rispetto ad altri. Il calcio non è un giocattolo. E’ un’industria che attrae capitali stranieri, grazie al Decreto Crescita le squadre italiane sono tornate ad attrarre talenti che prima non riuscivamo a permetterci e grazie a questi abbiamo avuto successo in Europa. Quindi a me sembra un totale controsenso andare a cambiare una norma che è quella che ci permette di andare verso la strada giusta e che insita nella parola ha 'crescita'. Mi sembra una pazzia".






