Il progetto Roma, i successi col Barça: Luis Enrique, l'hombre vertical nel mirino di De Laurentiis
A Roma, molti tifosi ricordano ancora Luis Enrique come il tecnico de "Er progetto". L'ambizione dei Pallotta era costruire una squadra che durasse negli anni, che facesse bel gioco, che corresse per obiettivi davvero ambiziosi. Il risultato, al primo anno con il tecnico spagnolo, fu un mezzo disastro: alla prima esperienza tra i grandi dopo le stagioni col Barça B, l'allenatore spagnolo offrì un improbabile tiki-taka, un calcio troppo complicato da decifrare per la rosa a sua disposizione, una serie di meme e risultati deludenti che portarono dal settimo posto alla decisione di cambiare per affidarsi a Zeman. Che l'anno del boemo sia stato ancora più complicato certificò come i problemi fossero ben più radicati che nel solo manico. E il tempo è stato galantuomo nei confronti dell'ex centrocampista di Barcellona e Real Madrid.
L'hombre vertical. Un nomignolo che marca la separazione da Guardiola, con la cui eredità Luis Enrique ha dovuto confrontarsi finendo per dribblarli, ma che non si limita al solo terreno di gioco. Memore dell'eccessività dei ghirigori romanisti, al ritorno in blaugrana dopo un anno a Vigo capì che solo una nuova dimensione verticale avrebbe ridato linfa al ciclo aperto da Rijkaard e proseguito da Pep. Risultato: due titoli nazionali e una Champions League in tre stagioni, prima di accettare la chiamata della Spagna. Interrotta quasi subito dalla tragica scomparsa della figlia Xana, di cui è riuscito a parlare pubblicamente soltanto a novembre del 2022. Nel mezzo, dopo tanto dolore, il ritorno sulla panchina delle Furie Rosse, il litigio con l'ex vice Moreno, un Europeo finito in semifinale ai rigori contro l'Italia e un Mondiale giocato con le belle speranze della Spagna che sarà.
A marcare la differenza, con Guardiola, ma anche con tanti altri allenatori, lo stile comunicativo. Diretto e innovativo, come testimoniano le dirette su Twitch durante Qatar 2022: chi lo conosce ne parla come un fiume in piena che ti travolge con la sua passione per il calcio, i suoi ex giocatori ne parlano praticamente tutti bene, persino De Rossi che spedì in tribuna per un minuto di ritardo; i giornalisti che seguivano quella Roma hanno rimpianto a lungo un allenatore con cui ci si poteva confrontare senza troppi filtri e da cui si potevano ricevere lezioni prive di presunzione. Verticale e diretto, magari spigoloso: sarebbe divertente essere una mosca, per seguirne le conversazioni con De Laurentiis. Il Napoli lo corteggia per ripartire dopo Spalletti: come ha detto Totti, forse l'allenatore italiano a cui più assomiglia. Al netto delle richieste, economiche e tecniche, sarebbe divertente vederlo ritornare nel Bel Paese a raccontarci che quel progetto non naufragò mica per colpa sua. O forse sì, perché ancora acerbo: lo ammetterebbe comunque.






