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Petrachi: "Ho ritrovato un Torino depresso, ora cerco di isolarlo. Qui c'è sempre un alibi"

Petrachi: "Ho ritrovato un Torino depresso, ora cerco di isolarlo. Qui c'è sempre un alibi"TUTTO mercato WEB
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
Alessio Del Lungo
Oggi alle 15:01Serie A
Alessio Del Lungo

Gianluca Petrachi è tornato al Torino ormai da mesi e ha rilasciato una lunga intervista a Sky Sport Insider, parlando così dell'ambiente granata: "L'ho ritrovato sicuramente depresso, non sano, molto disfattista da un certo punto di vista. Quindi molto complicato. Anche nel 2010 arrivai in un momento difficilissimo, ma la contestazione era figlia di risultati sportivi che non arrivavano. Oggi c'è un malessere più profondo che sinceramente è difficile da vivere. Bisogna affrontarlo con coraggio, cercando di cambiare questo malpensiero".

Come?
"Ce la sto mettendo tutta. Sto cercando di infondere quel tremendismo del Toro, quell'idea del senso di appartenenza. Sono cose che mi hanno fatto apprezzare e amare questo posto, soprattutto quando l'ho perso. Dal primo dei magazzinieri all'ultimo dei calciatori cerco di far capire questo, perché diventa fondamentale in un momento così difficile in cui non abbiamo totalmente il supporto della gente, del tifoso, della Maratona. Mi piacerebbe tanto che i calciatori possano capire cosa sia la passione granata".

Cosa si aspetta da D'Aversa oltre la salvezza?
"Innanzitutto andrei per gradi. Penso che in questo campionato così complicato per come è nato e proseguito, la salvezza sia comunque un obiettivo molto, molto importante. Per tutto il discorso ambientale che dicevo prima. Cercare di isolare la squadra, renderla quasi asettica a ciò che succede esternamente non è semplice. Ho fatto il calciatore, un po' di esperienza ce l'ho: il giocatore difficilmente si assume delle responsabilità, cerca sempre un alibi. Purtroppo l'alibi al Torino c'è perché è sempre colpa di qualcun altro. Mi auguro che si riesca in questa impresa, perché se ci si sta dentro si capiscono le difficoltà che si incontrano tutti i santi giorni ad arrivare in fondo a questo campionato".

E dopo?
"Quello che verrà dopo, si vedrà. L'importante è raggiungere l'obiettivo".

Avete avuto un momento di chiarimento con Baroni?
"È evidente che mandare via un allenatore sia sempre una sconfitta. Anche io sono arrivato in corsa, quindi la scelta di Baroni non è figlia di una mia gestione, ma non c'entra niente: quando si manda via un allenatore comunque qualcosa si è sbagliato. Baroni è un bravo allenatore e anche un amico, quindi la difficoltà è stata maggiore. Ma quando si arriva a un certo punto, purtroppo bisogna prendere delle decisioni difficili, drastiche. Fanno parte del nostro mondo del calcio, bisogna saperle accettare".

Come l’ha presa Baroni?
"Io penso che Marco, da persona intelligente quale sia, abbia compreso che al Torino bisognasse dare una scossa".

Come pensa di riconquistare l'ambiente?
“Sarei molto presuntuoso a pensare di riuscire totalmente da solo a ricompattare l'ambiente di Torino. I miei dieci anni al Toro mi hanno insegnato che il tremendismo granata ti rimane addosso. È importante trasferire questo. Credo che il Toro rimanga sempre: alcune volte sento qualcuno che dice che sia meglio ripartire dalla Serie B per cambiare le cose. Per me è inaccettabile, so quanto sacrificio ci sia stato nel 2011-12 a vincere il campionato di Serie B e lasciare quella categoria. Mantenere il Toro in Serie A e cercare di riuscire a ricreare qualcosa di importante, un ambiente che dia una spinta a tutti quanti diversa, anche per le nuove generazioni, è la mia ambizione. Non so se ci riuscirò, ma ce la metterò tutta”.

Un colpo di gennaio di cui vuole parlarci?
"Prati è un ragazzo con prospettive. A me piacerebbe ricreare quel gruppo di ragazzi che possa poi dare struttura e solidità per il futuro. Per poi, da lì, aggiungere qualche straniero”.

Ci sono le basi per ricreare quel Torino vincente che aveva creato con Ventura?
"Mi piacerebbe realizzarlo, però bisogna lavorarci tanto e avere unità di intenti. Ero stato calciatore di Ventura, conoscevo la sua mentalità, il suo modo di fare calcio, c'era una simbiosi in tutto ciò che si faceva. A me piacerebbe costruire innanzitutto questo tipo di unità. Che poi possa essere con D'Aversa o un altro allenatore, questo non lo so. Lo dirà il tempo, però le basi partono da una visione calcistica. La mia è quella di creare un sistema unito".

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