Lecce, 60 minuti non bastano. Ed ora c'è un caso Strefezza
Il Lecce si ripete: dopo Atalanta e Lazio, anche contro la Juventus gioca bene 60 minuti, poi subisce gol e scompare. In seguito alla rete dello svantaggio, a Bergamo e Roma i giallorossi si erano rivelati sterili in fase offensiva, mentre avevano tenuto la barra dritta in difesa; davanti ai bianconeri, invece, la squadra di D'Aversa si è afflosciata alla realizzazione Vlahovic, subendo complessivamente tre reti.
Trend negativo
I risultati parlano di tre mesi quasi disastrosi, ma paradossalmente si tratta di un aspetto su cui è anche possibile chiudere un occhio. Il Lecce non ha mai perso contro una diretta concorrente e ha fornito buone prestazioni persino quando è uscito dal campo con zero punti. L'unica vittoria del periodo nero è arrivata contro il Frosinone, però sarebbe bastato davvero poco per ottenere più punti ed essere allineati alle rivali in questo range temporale; in fin dei conti, a spostare gli equilibri sono i minuti di recupero choc contro Roma e Milan, che sono costati complessivamente 5 lunghezze tra black-out difensivi e decisioni arbitrali poco fortunose.
Strefezza: da capocannoniere e capitano ad ultimo nelle gerarchie
Ciò che fa storcere il naso ancor più dei risultati è qualche situazione; soprattutto una, non a caso: Gabriel Strefezza. Capocannoniere nella stagione 22-23 con 8 gol e capitano nell'annata calcistica in corso, è l'ultimo nelle gerarchie. Più che comprensibile la preferenza a Banda ed Almqvist nelle prime gare, ma ora la gestione del numero 27 è diventata paradossale. Per "scelta tecnica" gli sono stati preferiti Oudin (suo vice fino allo scorso giugno) e Pierotti (atterrato in Italia lunedì, dall'altra parte del mondo). Da qualche mese Strefezza non è più il trascinatore di una volta tuttavia, il suo status da esubero conclamato, dando uno sguardo alle scelte di campo, è difficile da spiegare. La cessione di un simbolo del ciclo d'oro del Lecce ora è inevitabile.






