Mourinho: "Per noi è come la finale di Champions per il Real. Storia della Roma è di sofferenza"
José Mourinho, raggiunto da Dazn, commenta la vittoria della Roma sul Leicester, che vale per i giallorossi l'accesso alla finale di Conference League: "Sono stanco e voglio andare il più presto possibile a casa. Ci sono diversi livelli di aspettativa, di responsabilità, di speranza. La storia della Roma è una storia di sofferenza, non vince tanto e il numero di finali non rispetta la dimensione sociale incredibile del club: questo per noi significa tanto, per noi questa finale è lo stesso che per il Real Madrid o il Liverpool giocare la finale di Champions. È la nostra competizione. Dall'1 giugno ho questa sensazione: siamo una famiglia e non abbiamo fatto una stagione spaventosa, stiamo facendo la stagione che possiamo fare. 14 partite di Conference che si giocano giovedì e tanti punti persi nelle domeniche successive. Però è una vittoria di famiglia: il Leicester è una grande squadra e Rui Patricio non ha lavorato tanto in queste due partite. Questo dimostra quanto sappiamo stare insieme, abbassandoci quando serviva, giocando con gli spazi: è una squadra molto intelligente, posso solo ringraziare i miei giocatori per questa felicità".
L'abbiamo vista quasi commosso.
"Non quasi, ero commosso. Una squadra che vince sempre è sempre contenta di farlo, ma per una squadra che non vince mai o non arriva mai in finale è qualcosa di incredibile: come ho detto poco tempo fa in una intervista, sono in un momento della mia carriera che non lo faccio per me stesso. Non la sento come una finale in più, lo faccio per i miei giocatori, per i proprietari che sono nel calcio da poco, per i tifosi, per la gioia della gente romanista. Sono emozionato non per me, ma per l'emozione degli altri".
Ieri il Real di Ancelotti, oggi la Roma di Mourinho.
"Sì, ho mandato già nella prima intervista che ho fatto e anche ieri dopo la partita. Sono due in uno, è un club che sta nel mio cuore: io sono bianco bianco bianco in Spagna, il Real è il club più grande al mondo e io sono amico di Ancelotti. Sono contento per lui e so che lui è contento per il suo amico José. Lui ha la sua finale, io la mia: vediamo se questi due giovani allenatori possono vincere qualcosa".






