Roma, Gasperini: "Spero di restare qui. La squadra va migliorata"
Domani alle 20.45, la Roma sarà ospite dell'Inter di Cristian Chivu allo Stadio Giuseppe Meazza in San Siro. Alle 13.30 odierne, Gian Piero Gasperini presenterà il match in conferenza stampa presso l'apposita sala del Centro Sportivo "Fulvio Bernardini" di Trigoria. Diretta testuale a cura di TMW.
13.10 - A breve la conferenza stampa di Gian Piero Gasperini.
13.30 - Inizia la conferenza stampa.
Come sta il gruppo?
"Soulé ha recuperato, si è allenato queste due settimane con noi. La prima un po’ in difficoltà, questa ultima settimana sicuramente molto meglio, anche se chiaramente è un giocatore fuori da tanto tempo, però questa settimana ha fatto il suo, era di nuovo lui. Wesley e Koné sono rientrati poi dalle rispettive nazionali, sono ancora fermi, anche se entrambi i giocatori sono più positivi di quella che è un po’ la diagnosi, però chiaramente non sono sono a disposizione per domani".
Come si risolleva il calcio italiano?
"Sicuramente, visto che ormai sono tante volte, tre volte di fila che non andiamo ai Mondiali, non esiste un problema unico, qualcosa che possa risolvere così di colpo tutta la situazione. Evidentemente è un complesso di cose, un sistema che sicuramente non funziona. Quando non funziona è perché ci sono tanti ragazzini che giocano: l'80% dei ragazzini gioca a calcio fin da piccoli, quindi c'è una base enorme, molto più grande di tanti altri paesi che vanno ai Mondiali, qui ci sono anche strutture e una storia di calcio che va avanti da sempre. Evidentemente però questo è sicuramente un problema più strutturale, oltre ai singoli, che va affrontato probabilmente da parte di tutti, anche dai media, per cercare di ricreare un sistema che sia convincente e che possa produrre calciatori e nazionali adeguate a quello che è anche l'entusiasmo e il seguito che c'è per il calcio in tutto il paese. Quindi andrà sicuramente affrontato in modo più globale, anche perché è un aspetto sociale, non solamente uno sport. Quindi non è una difficoltà momentanea di un ciclo, è qualcosa di più strutturale".
Senza Wesley, ci sarà Rensch sulla sinistra? Cosa dipende la sua alternanza di rendimento?
"Vero, ha fatto partite molto buone, ce ne sono altre in cui ha avuto degli improvvisi cali di attenzione, di motivazione. Per quanto sia un ragazzo molto positivo, si allena sempre molto bene. Comunque per domani ci sono queste due soluzioni, lui o Tsimikas. C'è anche quella di Angelino, che sicuramente cresce di volta in volta. Non mi sembra ancora prontissimo per giocare delle partite, però sicuramente ha fatto dei progressi rispetto a qualche mese fa".
Anche lei è tra i papabili CT. Che ne pensa?
"Ora usciranno i nomi di tutti. Penso che sia meglio il discorso che è stato fatto prima, non riguarda semplicemente una posizione. Credo che il problema riguardi proprio un riassetto, una visione nuova per riportare in generale il nostro calcio, i nostri giovani, i nostri ragazzi, e questo sia molto più importante che quello di un singolo allenatore.Ci sono tanti argomenti da affrontare, anche tante squadre sono sparite ed erano un serbatoio importante, non so se è un bene o un male. Dubito che all'improvviso si sia disimparato a giocare a calcio in Italia, oppure che abbiamo perso tutta la nostra storia. Abbiamo avuto un passato pazzesco, adesso... Ma poi devo dire anche a questi ragazzi, insomma, alla fine, anche come squadra, anche l'altra sera comunque tutti hanno riconosciuto che è hanno dato il massimo. Non so, riguarda un po' tutti, tutto il sistema sicuramente".
Si è parlato di tante riunioni fatte tra lei, Ranieri e Massara. C'è ancora unità di intenti tra voi a Trigoria?
"Non abbiamo fatto queste riunioni, ma insomma, sicuramente in questo momento siamo concentrati sul campionato. È una fase, adesso entriamo in queste otto partite decisive finali, siamo veramente alla volata, e noi siamo lì, e c'è la Juventus. Credo che questo sia ciò che impegna maggiormente tutti quanti, anche me, personalmente in modo totale, a preparare il finale di questo campionato".
Cosa sta mancando alla sua Roma in questo finale di stagione?
"Sì, abbiamo lavorato bene in queste due settimane, ma con otto giocatori, otto o nove giocatori, gli altri non sono stati convocati. Ma la squadra, sotto quel punto di vista, non è mai mancata. Quindi non lo penso assolutamente, io ho già detto nelle ultime circostanze, rimanendo alle ultime partite, anche a parte Lecce e Cremonese che abbiamo vinto, ma anche in quelle più intense come Juventus, Milan, Bologna, Napoli, sono state partite giocate molto bene, con convinzione, con mentalità, con dei momenti di grande emozione e di grande entusiasmo, che purtroppo non sono coincisi con la vittoria. Siamo stati vicinissimi, ci sono stati momenti in una partita col Bologna di rimonta, come Juventus sul 3-1, con Napoli, col Milan. L'unica settimana brutta è stata quella delle sconfitte consecutive contro Genoa e Como, però mi fermo su quelle due partite lì. Non sono state proprio fortunate...".
Quanto è importante l'obiettivo Champions League. Si parla di programmazione in vista della prossima stagione? Considerando che ci saranno sempre dei limiti economici...
"Sì, sicuramente, chiaramente se ne parla moltissimo della prossima stagione, indipendentemente da come sarà il finale di quest'anno. È chiaro che tutti ci auguriamo che possa portare la Champions, ma per il motivo soprattutto economico, ed è l'unico motivo che aiuterebbe la società. Per il resto, è evidente che la società sta ragionando su quello che può e deve fare nella prossima stagione, perché è evidente che quello che ci si porta dietro dalle precedenti gestioni è arrivato al momento che pesa e che porterà poi la società a prendere delle decisioni importanti per affrontare il futuro".
Si sente di aver messo le basi per il futuro?
"Questi discorsi vanno fatti alla fine. Ora, c'è ancora qualcosa di molto importante, pare che la stagione sia finita, ma io mi sento dentro a una volata. Per quello che posso dire io fino adesso, sono molto contento di questa scelta e anche dell'esperienza fin qui, come si è sviluppata. Sono contento per il rapporto e la fiducia che sono riuscito in qualche modo a conquistare con gran parte della tifoseria, penso, e soprattutto del rapporto che ho avuto con la squadra. La squadra veramente per me è stata straordinaria e sarà così comunque a prescindere dal risultato finale, la vera parte forte, la vera parte importante di questa società, perché è giusto che sia così. Una squadra di calcio fa calcio e quindi è la squadra che deve essere la cosa prioritaria su tutto quanto. Poi ci sono decisioni a parte economiche, ci sono tutte le altre sfere che riguardano una società di calcio, però per me la squadra rappresenta sempre la cosa prioritaria".
Ha lavorato sulla testa dei calciatori rientrati dalla Nazionale?
"È uguale per quanto riguarda tutte le società che si ritrovano con tutte i nazionali che arrivano, che vengono catapultate nuovamente nella realtà del campionato. Ti devi calare velocemente perché, un conto le nazionali, il Mondiale e tutto quanto, però c'è il campionato di mezzo. La forza di questi giocatori, questi professionisti, è quella proprio di guardare sempre avanti. E domani entrambe le squadre si giocano una giornata importante, non decisiva, ma sicuramente importante per i rispettivi obiettivi, che sono quelli dell'Inter, che sono i nostri e così nelle altre partite. È chiaro che quando si arriva alla fine, i margini sono sempre minori, però io dico che, se non si guardano gli ultimi punti che magari ci sono mancati, arrivare a questo punto a otto giornate dalla fine, in questa posizione della classifica, pari punti con la Juve e a tre punti dalla Champions, in un percorso che abbiamo avuto sì un po' di alti e bassi, ma sempre alti e bassi di risultati, ma sotto il profilo della prestazione, sotto il profilo della motivazione e della partecipazione, dell'applicazione della squadra, è sempre stata una squadra presente. Come ho detto prima, siamo in volata, allacciamo i pedali e cerchiamo di fare il massimo. Vogliamo fare il massimo, otto partite ci separano, non sono pochissime, c' spazio per tutti. Domani la partita è importante. Arriviamo comunque, indipendentemente dal discorso delle nazionali, arriviamo pensando alla Roma: domani c'è il campionato italiano si pensa alla Roma".
Si sente felice del rapporto con la società?
"Con la proprietà ho un rapporto molto schietto, molto aperto, molto sincero e anche molto condiviso. Io cerco di portare quelle che sono le mie esperienze e le mie idee per costruire quello che mi ha chiesto la proprietà quando è venuto a cercarmi per venire a Roma. Per me è un'esperienza comunque fantastica, è chiaro in mezzo a delle difficoltà. In mezzo a delle difficoltà perché tutti vedono il calcio giustamente nel proprio modo, però io cerco di riportare e di applicare quello che mi ha portato fino a oggi ad allenare la Roma e a fare il mio percorso in carriera, cercando di chiedere delle soluzioni compatibili con le possibilità della società per avere una squadra sempre migliore. Torno al discorso di prima, per me la priorità è la squadra, se la squadra funziona, funziona tutto il resto. Quindi il mio obiettivo è sempre quello di cercare di migliorare possibilmente la squadra e di farlo chiaramente secondo il mio modo di vedere il calcio".
Il 1° luglio sarà ancora l'allenatore della Roma?
"Insomma, me lo auguro sicuramente, che si possa continuare a fare un percorso dove, non solo devo essere io soddisfatto, ma devono essere soddisfatte tutte le componenti, è chiaro. Siamo partiti, intanto giochiamo con l'Inter, poi dopo il primo luglio non so".
Si aspettava di più da Zaragoza?
"Indubbiamente sì. Speravamo tutti che fosse il giocatore, visto anche il suo tipo particolare magari non di grande continuità, ma capace di avere quelle accelerazioni che magari a Napoli subito ha portato al gol di Malen, però non è mai facile a gennaio. Magari c'è chi entra subito bene. Lui è ancora un po' in difficoltà, finora ha fatto fatica. Speriamo che adesso, nel momento decisivo, possa portare quello che pensavamo e che crediamo possa dare".
Ancora è convinto della sua idea di calcio?
"È una bella scuola di vita il calcio, ti insegna a perdere spesso, ti insegna a non esaltarti quando vinci. Ecco, non c'è niente di diverso. Quello che deve essere sempre importante, forse, è la voglia di guardare avanti, di migliorarsi. Quando perdi devi alzare la testa, quando vinci devi continuare. Questo è quello che anima tutti quanti, non solo nello sport, ma anche nella vita".
Quanto peserà il riscatto di Malen anche sul suo futuro?
"Sì, anche se penso che abbia convinto tutti e poi, dopo, chiaramente sono importanti le valutazioni economiche. Sul valore del giocatore, penso non ci sia nessun dubbio. La squadra, penso sia una buona squadra, una buona squadra che non va smantellata, va migliorata. Forse potevamo farlo un po' di più quest'anno, però comunque è una squadra che se è lì, ha dei valori sicuramente, e che ha una base molto solida. Ho sentito anche, magari, qualche critica: "No, con alcuni di questo gruppo arrivi fino al quinto o al sesto posto". Occhio che, se non ci sono questi, magari puoi anche arrivare dodicesimo o tredicesimo come niente. Comunque, questo è un gruppo solido, bello, compatto, professionista, molto, che va migliorato e va completato, come in tutte le cose, per renderlo ancora più competitivo e ancora più forte".
Sul possibile addio di Bruno Conti?
"Era un idolo per me come tutti quelli che hanno vinto il Mondiale nell'82 e quando lo incontro m'inchino, è stata una delle feste più belle della nostra storia. Scusi, no, non l'ho neanche letto, sinceramente".
14.02 - Termina la conferenza stampa.











