Sergio Conceicao, bordata al Milan: "Da Allegri alla dirigenza sono caduti tutti"
Sei mesi, una fine amara dopo appena 31 partite sulla panchina del Milan e una Supercoppa Italiana vinta ai danni dell'Inter. È stata questa l'esperienza di Sergio Conceicao, ex allenatore rossonero e dal 30 giugno scorso senza squadra dopo l'addio all'Al Ittihad, che si è raccontato ai microfoni di DAZN Portugal.
Il passato non si scorda
"Al Milan sono rimasto sei mesi, durante i quali le cose non sono andate proprio benissimo, ma siamo riusciti a vincere una Supercoppa e ad arrivare in finale di Coppa Italia. Amorim diceva poco tempo fa che il Milan ha vinto due campionati in vent’anni ed è vero. Una o due coppe, di cui una è mia, in sei mesi. E poi si è confermato che l’allenatore non era l’unico problema. Ovviamente ho avuto la mia parte di colpa e non voglio sottrarmi alle mie responsabilità, ma si è visto che Allegri e la dirigenza… sono caduti tutti". Il riferimento va all'esonero di Allegri e gran parte della dirigenza al termine della scorsa stagione. Una vera e propria epurazione.
Auguri ad Amorim
Il tecnico portoghese (51 anni) ha poi parlato dell'attuale guida rossonera, Ruben Amorim: "Non è stata colpa del cambio di allenatore e voglio mandare un saluto a Ruben, che abbia tanta fortuna in questo nuovo percorso che non è affatto facile, soprattutto per il contesto del club. La pressione che c’è lì… la gente pensa che debbano essere campioni d’Europa ogni anno e vincere il campionato", ha spiegato Conceiçao.
Cosa riserva il futuro
Da allenatore svincolato la domanda è se a breve possa tornare ad allenare: "In questi due o tre mesi sono arrivati molti inviti. Proprio oggi, ad esempio, da un club arabo. Una settimana fa ne è arrivato uno da un club greco che ha cambiato allenatore. Ci sono stati contatti anche con un club turco, che non è tra i cosiddetti grandi. Non è molto difficile arrivarci. Il prossimo progetto deve essere qualcosa che io percepisca come solido, per poterci rimanere un po’ di tempo e darmi la possibilità di vincere, perché per me è molto difficile perdere. Fa parte del progetto, ma è proprio attraverso quei momenti meno positivi che impariamo e quest’anno all’Al Ittihad. Ci vorrebbe un altro programma per descrivere il contesto in Arabia Saudita. Non è andata bene".






