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Zazzaroni: "Ancelotti, Mourinho e Allegri gestori? Guai a confondere simpatia e realtà"

Zazzaroni: "Ancelotti, Mourinho e Allegri gestori? Guai a confondere simpatia e realtà"TUTTO mercato WEB
© foto di Lorenzo Marucci
Oggi alle 10:26Serie A
Paolo Lora Lamia

Ivan Zazzaroni, nel suo fondo per il Corriere dello Sport, ha parlato dell'abitudine moderna di di affibbiare l'epiteto di "gestori" a quegli allenatori che non danno alle proprie squadre un'idea di calcio definita e spettacolare. I nomi più gettonati in questo senso sono tre nomi grossi della panchina e cioè Carlo Ancelotti, José Mourinho e Massimiliano Allegri.

Scrive Zazzaroni: Ancelotti, già dato improvvidamente per bollito al Napoli e all’Everton, dopo aver vinto ogni possibile trofeo al Real Madrid, ha ottenuto la panchina del Brasile, primo straniero nella storia, e ha appena rinnovato per la bellezza di altri quattro anni. L’altro sicuro bollito, José Mourinho, colpevole di non aver portato il campionato allo United (13 stagioni senza titolo in Premier), al Tottenham (65 anni), alla Roma (25) e al Fenerbahçe (12), dopo aver concluso la Primeira Liga senza sconfitte col Benfica, sta per tornare proprio dalle parti del Santiago Bernabeu dove Florentino gli ha chiesto (praticamente in ginocchio) di rimediare ai disastri del profeta Xabi Alonso e di Arbeloa. L’altro insipido elemento del carrello, Max Allegri, saranno anche 7 anni che non vince lo scudetto (non c’è riuscito nemmeno nei due in cui non ha allenato) ma mentre tenta di portare una squadra da quinto-sesto posto in Champions, potrebbe diventare il ct dell’Italia. Non escludo sorprese, ma tant’è".

In chiusura: "Come si fa a definire gestore chi, con lo scafandro da psicologo utile a nuotare in uno spogliatoio, la pazienza di Giobbe per confrontarsi con l’applauso del pubblico pagante e le brame presidenziali e una trentina di masterclass che coprono l’intero mappamondo, vive il calcio da decenni dando ripetuti esempi di talento e sapienza? Non si dovrebbe mai confondere il proprio obiettivo propagandistico, o peggio la propria simpatia, con la realtà dei fatti".

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