Arezzo-Ascoli, una promozione per due: ma è giusto parlare di sconfitta?
A due giornate dal termine della regular season, resta ancora da stabilire la terza squadre che salirà direttamente in Serie B. Se Vicenza e Benevento si sono portate avanti col lavoro, archiviando la pratica con diverse settimane d’anticipo, per sapere chi avrà la meglio nell’appassionante sprint tra Arezzo e Ascoli si dovrà attendere con ogni probabilità l’ultima curva.
Qualcosa di impensabile a gennaio, quando il primato in classifica sembrava saldamente nelle mani della formazione toscana, spintasi spesso oltre nella prima tornata e vittima poi di un calo fisiologico nella seconda. Il contraccolpo psicologico dello scontro diretto perso in casa però è stato assorbito bene, la rete di vantaggio nel doppio confronto è un margine risicato da custodire con cura perché consente di essere padroni del proprio destino, nonostante qualche passaggio a vuoto di troppo nel fortino amaranto dove il successo, ritrovato domenica nel derby col Livorno, mancava da un paio di mesi.
Se il verdetto più atteso rimane così in bilico però non è tanto per i demeriti della quasi impeccabile squadra di Bucchi, quanto piuttosto per i meriti della spettacolare rimonta bianconera, scandita da una marcia cannibalesca: undici avversari su dodici sbranati come prede indifese lungo un cammino nel quale sono state lasciate per strada solo le briciole, nello specifico due punti contro la Torres. E il tutto divertendosi a smentire i cliché di un campionato nel quale l'estetica lascia il tempo che trova e normalmente la sostanza prevale sulla forma. Invece anche l'occhio vuole la sua parte e l'undici di Tomei pratica un calcio offensivo: non solo pratico, ma bello da vedere. Probabilmente il migliore dell’intera categoria, per qualità della proposta e varietà di soluzioni.
Eppure, potrebbe non bastare. Indipendentemente da quello che sarà l’epilogo di questo entusiasmante duello, va fatto un gigantesco plauso a entrambe per aver esaltato il valore della competizione ma pure una considerazione rigorosamente super partes che non vuole sfociare nella pura retorica trita e ritrita: se dovessero fare punteggio pieno nelle restanti due gare da giocare (ipotesi da verificare sul campo, ma tutt’altro che remota) chiudendo a quota 80, sarebbe davvero sportivamente crudele e difficile da accettare l'idea che a far festa per il traguardo raggiunto a braccetto, sia soltanto una delle due.
Veder sfumare così un sogno alimentato con un girone di ritorno da record, comunque realizzabile attraverso la più impervia appendice playoff, pur con tutte le garanzie connesse derivanti dal secondo posto, sarebbe qualcosa di profondamente ingiusto. Ergo, mai come in questo caso sarebbero servite due promozioni.






