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UN TEMA CHE NON INTERESSA A NESSUNO: IL FUTURO DELLA LEGA PRO. DICE IL SAGGIO: "L'UNICA VIA E' LA FUGA". LA FIGC INCENTIVA IL CALCIO FEMMINILE MA SI DIMENTICA DELLA TERZA SERIE

13.12.2019 00:33 di Luca Bargellini    per tuttoc.com   articolo letto 232 volte

Chiedo scusa in anticipo all’amico e direttore Ivan Cardia, ma questo mio pezzo farà pochissime letture. Non parlerò di mercato né di calcio giocato, ma di un argomento che interessa davvero a poche persone: la sopravvivenza della Serie C.

Era la scorsa primavera quando in un bar nei pressi della stazione di Santa Maria Novella in quel di Firenze, uno dei presidenti dell’attuale Lega Pro mi disse, fuori dai microfoni, quindi in piena libertà e in attesa di un caffè che tardava ad arrivare: “La realtà è una sola. Allo stato attuale delle cose l’unica concreta speranza di vita per un club di Lega Pro è quella di arrivare il più velocemente possibile in Serie B. Altrimenti nel medio periodo qualsiasi imprenditore lascia il timone e se ne va. Il perché è molto semplice: i costi di mantenimento sono enormemente più alti rispetto agli introiti”.

Parole, queste, di una semplicità quasi imbarazzante. Valide sia che a pronunciarle sia stato un dirigente di un club del nord, del centro o del sud dello stivale. Ecco allora che il tema della defiscalizzazione (noi comuni mortali possiamo anche chiamarla semiprofessionismo) torna d’attualità in concomitanza con il passaggio nel calcio professionistico del movimento femminile.

Uno step storico per il nostro paese, che finalmente equipara le calciatrici ai colleghi uomini, per il quale la Federcalcio ha pensato anche di ridurre la fiscalità per i primi due anni alle società interessate, in modo tale da permettere loro di avere più fondi da convogliare nella costruzione di una vera e propria struttura “da Serie A”.

Tutte idee e finalità che la Lega Pro ha chiesto e continua a chiedere per mantenere un movimento come quello attuale, ampio e ramificato in tutto il territorio nazionale. Perché se non puoi aumentare gli introiti (leggi diritti tv inesistenti o quasi) occorre ridurre i costi, soprattutto del personale. Altrimenti la via è una sola: scappare. In Serie B o il più lontano possibile dal mondo del calcio. E in quel caso la Serie C sarebbe a sua volta costretta a ridurre il numero delle società per evitare una ecatombe costante di club incapaci di sostenere i costi di un campionato professionistico.

Il paradosso assoluto di tutta questa situazione è che ad ottenere i vantaggi migliori sia stato il movimento più giovane in assoluto, ma anche quello più di moda in questo preciso momento storico, anziché quello che ha festeggiato proprio pochi mesi fa 60 anni dalla sua creazione. Sia chiaro, niente contro il calcio femminile che si è legittimamente conquistato il proprio posto al sole, ma un appunto nei confronti di una Federazione che pur conoscendo bene le problematiche della terza serie non ha ancora imboccato la strada che in molti si attendono. E non solo il presidente Ghirelli.

Occorre, dunque, cambiare per far tramontare l’idea della “fuga per la sopravvivenza”. Anche se la sensazione che è parlare di Serie C sia poco accattivante per il grande pubblico e che quindi lavorare per essa non catturi il consenso delle masse e dell’opinione pubblica. La FIGC ci rifletta. Altrimenti il futuro non ci sarà.


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