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Renate, Magoni: “Stagione da 9. Playoff? Un premio, senza pressione”TUTTO mercato WEB
Oggi alle 11:03Serie C
di Luca Bargellini

Renate, Magoni: “Stagione da 9. Playoff? Un premio, senza pressione”

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Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, il direttore sportivo del Renate, Oscar Magoni, ha analizzato la stagione dei nerazzurri e le prospettive in vista dei playoff. Direttore, che voto dà alla stagione del Renate? “Possiamo dare abbondantemente un 9. Abbiamo chiuso al terzo posto migliorando il risultato dello scorso anno, quando eravamo arrivati quinti con 60 punti. Siamo cresciuti sia come posizione sia come punteggio. Inoltre abbiamo raggiunto una semifinale di Coppa Italia di Serie C, un traguardo storico per la società in 16 anni di professionismo. È una stagione eccezionale, frutto del lavoro di tutti: collaboratori, staff, mister e soprattutto i giocatori. Senza dimenticare una società solida, con un presidente competente e un direttore generale come Crippa”. La Coppa Italia resta un rimpianto? “Sì, è un grande rimpianto. In semifinale non abbiamo fatto le nostre migliori partite, forse anche perché non siamo abituati a certi livelli di pressione. Però è stata un’esperienza importante per crescere e per capire cosa serve per competere a questi livelli”. Ora i playoff: che idea si è fatto del livello delle partecipanti? “Dopo 38 giornate restano le squadre migliori. Ci sono piazze importanti in tutti i gironi, soprattutto al Sud, ma anche nel nostro. Il livello è alto ed è giusto così. Noi siamo abituati a giocare i playoff, lo abbiamo fatto 10 volte in 16 anni, ma ogni edizione è una storia a sé. Dobbiamo farci trovare pronti e goderci questa opportunità: è un’occasione importante per i ragazzi per mettersi in mostra”. Meglio iniziare subito o entrare più avanti? “Preferisco entrare più tardi possibile. Giocare ogni tre giorni, con rose non lunghissime, comporta grande dispendio di energie. Arrivare dopo significa anche aver fatto meglio in campionato e avere tempo per recuperare fisicamente e mentalmente”. Le grandi piazze possono soffrire più pressione rispetto a realtà come la vostra? “Non ho esperienza diretta in grandi piazze da dirigente, ma la pressione lì è enorme, anche per gli investimenti fatti. Noi invece viviamo i playoff come un premio, senza stress. Se arriverà qualcosa di importante, non ci tireremo indietro, ma non abbiamo quella pressione esterna”. Che giudizio dà sull’introduzione della FVS? “Le innovazioni che migliorano il calcio sono sempre positive. Anche questa lo è stata, pur con dei limiti: con una sola telecamera non si possono avere tutte le prospettive. Però è un buon punto di partenza e andrebbe sviluppata ulteriormente”. Sul futuro della Serie C: è necessario ridurre il numero di squadre? “No, sono contrario. Le squadre devono restare 60: è il campionato della meritocrazia, dove convivono grandi città e realtà più piccole come la nostra. Il problema non è il numero, ma la gestione. Servono controlli più stringenti e società sostenibili. Se una società è ben gestita, non fallisce. Il calcio deve restare di tutti”.