Ginestra: "Il Girone B di C sembra complicato. Brescia? A ora maggior protagonista dell'A"
Una Serie C il cui avvio è ormai alle porte, con i tre raggruppamenti soggetti a giudizi e pronostici. Dei quali si è parlato nel corso della mattinata radiofonica di TuttoMercatoWeb.com, con chi, la categoria, la conosce bene. È stato infatti ospite di A Tutta C il tecnico Ciro Ginestra, che ha detto la sua sul momento di terza serie.
Composti settimana scorsa i gironi. Il B e il C si confermano sulla carta ostici, nell'A sembra esserci solo una candidata alla promozione diretta, per quanto poi magari le outsider potranno dire la loro: l'Union Brescia non sembra avere rivali.
"Sì, in effetti nella composizione dei gironi il B sembra un po' quello più complicato, perché ci sono tre retrocesse che sono Spezia, Reggiana e Pescara, in più è rimasto dentro il Ravenna, e ci sono altre squadre che si sono attrezzate bene: sarà certamente un campionato difficile. Campobasso, Sambenedettese e Torres hanno organici di livello, il Guidonia ha preso dei giocatori importanti. Sarà molto equilibrato, del resto anche l'anno scorso si è deciso all'ultima giornata, a differenza degli altri due. Poi, il C resta sempre un girone difficile, adesso è rientrato il Bari, è salito il Barletta, sono rimaste Catania e Salernitana. Sulla carta il Girone A sembra un pochino più agevole per l'Union Brescia, che viene già da una stagione importante avendo perso la finale con l'Ascoli ai playoff. Sicuramente sarà la maggiore protagonista di quel girone, anche se mai dire mai, perché comunque ci sono anche altre squadre, tipo il Cittadella, che possono dar fastidio: giocare e vincere è sempre difficile, in qualsiasi campionato, in qualsiasi girone".
In Serie B salgono 4 formazioni su 60, il margine di rischio è alto per tutte, soprattutto poi per chi investe tanto e magari non c'entra il risultato.
"Spendere non vuol dire sempre vincere, ci vogliono organizzazione e tempo per farlo. Anche il Benevento ci ha messo qualche anno, ci vuole programmazione e serve poi sbagliare poco. La C è un campionato molto particolare, secondo me da fare con giocatori abituati a farlo, perché è veramente strano, difficile, e reggere tantissime partite ad alto livello non è facile. Bisogna avere anche una rosa composta da giocatori che sappiano essere interscambiabili durante la stagione e, soprattutto, che nei momenti di difficoltà - perché ci saranno per tutti durante una stagione - riescano a mantenere la mente salda e la lucidità. Ricordo l'anno scorso l'Ascoli: a un certo punto era finita a 12-13 punti dalla prima, eppure mai è stato in discussione il lavoro dell'allenatore e dei calciatori, e alla fine il campo ha parlato".
Ha centrato un altro nodo secondo me fondamentale: quello della fiducia che un club deve dare all'allenatore. Anche credere nel progetto che si decide all'inizio, è sintomo che forse si può vincere, si può far bene; non è che l'allenatore deve sempre subito pagare.
"Assolutamente sì, io sono d'accordo su questo. È naturale che poi ci vogliono le competenze per capire il lavoro dell'allenatore, perché poi fondamentalmente la difficoltà sta nel comprendere la qualità del lavoro che il tecnico dà alla squadra e quello che può produrre nel corso della stagione, anche in virtù di cosa dicevo prima, ovvero che i momenti di difficoltà su 38 partite sono tantissimi. Nel calcio sono più le sconfitte che le vittorie, e nel momento delle sconfitte tante società buttano a mare un lavoro magari di cinque, sei mesi, un anno: così poi diventa tutto più difficile e complicato vincere. Ecco perché, quando dicevo prima che bisogna strutturarsi, bisogna avere anche la pazienza di poter sbagliare qualche partita, di poter sbagliare qualche risultato come successe a Vicenza in precedenza. È naturale che chi mette i soldi, come in tutte le aziende vuole i risultati, ma gli stessi a volte possono arrivare prima, a volte dopo. La differenza la fa chi capisce che si può arrivare all'obiettivo e non smantella tutto".
Sul mercato, ora, momento di stallo, probabilmente si riattiverà dopo Ferragosto: escludendo la vicenda Ronaldinho-Ravenna non si sono registrati colpi di grido. Si sta andando forse un po' di più sulla funzionalità che un calciatore deve avere per un progetto, proprio perché spendere non vuol dire vincere?
"S', stiamo vedendo pochi colpi di categoria superiore, per così dire, per questo motivo, perché le società hanno capito che per vincere questo tipo di campionati ci vogliono i giocatori abituati e adatti a farlo. Non vuol dire che scendere dalla B o dalla A e andare in C renda le cose facili, anzi, secondo me è più complicato, perché in A e B magari ci sono più spazi, il tempo di giocata è maggiore, è naturale che si alza la qualità, l'aspetto fisico, l'aspetto mentale, si alza tutto, ma poi alla fine magari nelle categorie minori c'è meno tempo perché c'è più aggressività, c'è un calcio più sporco, e diventa tutto più complicato per i giocatori che vengono da sopra. È naturale che poi i giocatori importanti le squadre li hanno già, specie quelle che devono vincere i campionati, e sta anche alla bravura degli addetti ai lavori il puntellare le rose nel posto giusto al momento giusto. Alla fine la differenza sta sempre nel mettere i giocatori nella condizione di inserirsi negli schemi di un allenatore, e non è mai semplice trovare quelli giusti che si adattano subito, soprattutto a mercato e stagione in corso. Credo che un giocatore importante l'abbia preso l'Union Brescia, perché Rizzo Pinna è uno di quelli che ad Ascoli ha fatto la differenza: giocando a 3-4-2-1, è un elemento che può dare pochi punti di riferimento, un elemento che a Brescia mancava sotto quel punto di vista: insieme a Marras dietro una prima punta, può essere letale. Secondo me è un giocatore che può spostare gli equilibri, e il Brescia ha fatto un grande colpo".
Soprattutto perché deve reagire alla stagione passata, dove ha perso i playoff dopo un girone chiuso a marzo. Reagire non è sempre semplice.
"No, è complicato, ma se andiamo a vedere la rosa è stata ritoccata pochissimo, e con giocatori funzionali. È stata data continuità al lavoro di un allenatore che è arrivato dopo, che ha messo comunque la squadra a posto, perché non è facile arrivare alla finale playoff. Poi le partite bisogna giocarle, come dicevo prima non è mai facile, ma secondo me già partire con il piede giusto è importante. Poi, andando avanti, con le prime partite di Coppa Italia, il precampionato e tutto il resto, si vedrà se dovranno intervenire sullo scacchiere iniziale di quella squadra, che già secondo me è importante per la categoria".
A proposito della finale playoff: ieri l'Ascoli ha ben figurato contro la Lazio. Gattuso ha detto che i bianconeri ricordano molto il Como di Fabregas. È effettivamente così?
"Assolutamente sì. I princìpi, il lavoro, il gioco e la mole di partita che va a mettere dentro durante una stagione sono quelli. È la squadra che ha impressionato di più l'anno scorso, è stata la più riconoscibile di tutti e tre i gironi, e l'ho detto anche quando ci ho giocato contro: abbiamo avuto la fortuna di fermarli a casa nostra sullo 0-0, e abbiamo perso ad Ascoli a tre giorni dalla fine, al settantesimo, su una palla inattiva, ma a cospetto di una grande formazione. Poi, la Serie B non è la C, perché si alza la struttura, ma credo che i bianconeri possano ben figurare anche in B perché hanno un allenatore secondo me bravissimo, dei giocatori forti che in C non c'entrano niente: potrebbe essere una sorpresa del campionato".






