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Baroni: “Col Lecce voglio vedere vigore e carattere. A Zapata dai compagni servono tempi di gioco diversi. In porta torna Israel”TUTTO mercato WEB
Marco Baroni
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 06:30Primo Piano
di Elena Rossin
per Torinogranata.it
fonte Elena Rossin

Baroni: “Col Lecce voglio vedere vigore e carattere. A Zapata dai compagni servono tempi di gioco diversi. In porta torna Israel”

Alcuni pensieri dell’allenatore del Torino in vista della trasferta di oggi a Lecce in programma per le 12,30.

Voltare pagina dopo l’umiliante sconfitta con il Como è l’obiettivo che deve centrare oggi il Torino a Lecce e può farlo solo con una prestazione che segni un netto distacco da quella del secondo tempo con i lariani, quando i giocatori granata sono letteralmente usciti dalla partita incapaci di reagire al secondo gol di Addai, che aveva riportato in vantaggio la squadra di Fabregas dopo che il rigore di Vlasic aveva permesso di passare l’intervallo senza il peso di dover rimontare. E invece passo indietro e ritorno ai black out che si erano già visti con Inter e Atalanta e così il Como ha potuto dilagare fino al 5 a 1 finale. Meglio neppure ipotizzare un ritorno da Lecce senza punti perché aprirebbe una crisi, tanto più che le successive partite con Milan e Cremonese saranno in casa e i fischi all’indirizzo dei giocatori con il finale coro partito dalla Curva Maratona: “Tirate fuori le p …”  sentiti nel match contro il Como verrebbero di certo ampliati e non basterebbero le scuse e le assunzioni di colpa che Baroni aveva immediatamente proferito nel post gara. In settimana mister Baroni ha dovuto lavorare non solo per preparare la partita, ma anche sulla testa dei suoi giocatori con lo scopo di avere all’ora di pranzo “una prestazione di vigore e di carattere”. Per non incappare più nei black out, il quarto in tredici giornate sarebbe oltremodo inaccettabile, l’allenatore ha fatto leva sulla mentalità “fattore dapprima individuale che poi diventa collettivo” e che è “l’elemento centrale della prestazione perché consente di esprimere quello che si ha dentro”. Il Torino è alla ricerca di questo tipo di continuità trovata quando è riuscito a recuperare il risultato, però non sempre. Il saper recuperare lo svantaggio è la “dimostrazione che la base caratteriale c’è, ma è la reazione immediata ad una rete subita il primo punto di miglioramento” e Baroni assicura che “lo troveremo presto”.       

Contro il Como all’ultimo aveva dovuto dare forfait Adams per una gastroenterite, ma adesso il giocatore è recuperato e sul suo apporto conta Baroni che lo stima ritenendolo “un giocatore che sa sempre spendersi in campo, è un ragazzo sempre positivo e ha una sua energia che prescinde da tutto”. Non ancora Simeone e neppure Ilic e Ismajli e sono rimasti a Torino anche Biraghi e Njie per sindrome para-influenzale. Pedersen forse avrebbe bisogno di rifiatare, ma “con il Como hanno giocato tutti gli altri tre quinti” e quindi Baroni si riserva di decidere all’ultimo se utilizzare dal primo minuto il norvegese. Come dice il mister “i calciatori si allenano per giocare le partite, le rotazioni fanno parte dei momenti, come quando ci sono turni infrasettimanali oppure in base alle condizioni individuali”.  Di certo invece è che in porta tornerà Israel, ha superato ampiamente la botta al costato che gli aveva fatto saltare le gare con Genoa, Bologna, Pisa e Juventus, molto ben sostituito da Paleari, e già con il Como era in panchina e poi il portiere titolare è lui.

Imparare dai propri errori per migliorarsi e così Baroni ha fatto rivedere ai giocatori molte volte la partita col Como perché “la squadra deve avere più attenzione nell’ultimo metro di gioco, sia nella fase offensiva sia in quella difensiva. E questa sarà la nostra chiave primaria di miglioramento”.

L’allenatore del Torino conosce bene Lecce poiché vi ha giocato e allenato e sa che l’ambiente sarà caldo perché “la squadra si porta sempre dietro un grande attaccamento della sua gente. E’ un ambiente in cui si sente forte questo connubio: per questo motivo l’unica strada per noi sarà fare una partita di alto spessore”.

Il perdurare dell’assenza di Simeone, uno Zapata non ancora al top della forma atletica sommato a un po’ di debilitazione da parte di Adams e alla brutta prestazione fatta col Como potrebbe far pensare a qualche cambio tattico, magari a due trequartisti dietro alla punta. Arrivare ad escludere i cambiamenti è eccesivo, ma Baroni punta sul far avere alla squadra “una sua identità indipendentemente dalle assenze”. E questo anche in prospettiva futura pensando alla Coppa d’Africa, che inizierà il 21 dicembre e per chi arriverà in finale terminerà il 18 gennaio, e alla possibilità che Coco e Masina siano convocati dalle rispettive Nazionali facendo quindi mancare ben due elementi del reparto difensivo “conosciamo i problemi del futuro, ma ora lavoriamo sul presente. In prospettiva comunque la difesa a quattro può essere una soluzione alternativa perché la squadra la conosce ed è in grado di poterla interpretare”. Rimanendo quindi ben ancorati al presente “con il Como ci è mancato equilibrio, soprattutto nella parte finale della partita. A Lecce, anche in attacco, cercheremo di trovare le soluzioni migliori”.

Già perché se il Torino subisce troppi gol, con 21 è quello che ne ha incassati di più in Serie A, è anche altrettanto vero che segna poco, 11 le reti finora realizzate e una è stata un autogol di Sabelli del Genoa. Cruciale per aumentare il potenziale offensivo è l’apporto di Vlasic. Ma è meglio utilizzarlo da mezzala o trequartista? Baroni taglia per così dire la testa al toro sul croato “è un calciatore di squadra e capisce che la sua collocazione è funzionale al rendimento complessivo. Si sa sacrificare ed è convincente in qualunque ruolo lo si utilizzi”. Senza l’attuale capocannoniere Simeone, 4 i gol fatti nelle prime 11 giornate, tutti sperano nel ritorno al gol di capitan Zapata, ma va servito con più cross. Per Baroni non si tratta di “scelte diverse di gioco” bensì “servono tempi di gioco diversi. Una maggior velocità nella rifinitura senza rallentare le azioni quando c’è lo spazio per chiuderle. Zapata si alimenta nel ritmo offensivo, e questo è il modo migliore per poterlo servire”.