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L’estremo atto d’amore dei tifosi del Toro: la Maratona 12 ribadisce “così non va più”. Curva vuota anche domenica
Oggi alle 12:00Primo Piano
di Elena Rossin
per Torinogranata.it
fonte Elena Rossin

L’estremo atto d’amore dei tifosi del Toro: la Maratona 12 ribadisce “così non va più”. Curva vuota anche domenica

Definire sciopero il non entrare allo stadio nelle partite in casa da parte dei tifosi del Toro è riduttivo, ma lo è anche definirlo un atto di protesta, seppur lo sia a tutti gli effetti, perché si tratta di un vero e proprio atto d’amore, un estremo atto d’amore volto a difendere il valore e la Storia granata. I tifosi granata infatti non smettono di essere tali e tantomeno non abdicano dal sostenere la propria squadra, nel bene e nel male continuano a esserci per lei anche quando la fischiano a fronte di brutte prestazioni. Questo va sottolineato, ribadito e ben tenuto a mente.

Forse qualcuno che si ferma alla superficie dei fatti o che guarda la lontano senza approfondire la situazione fa fatica a comprendere perché in fin dei conti il Torino negli ultimi anni ha galleggiato più o meno a metà classifica in Serie A, mica è retrocesso, è dalla stagione 2012-2013 che non frequenta più la cadetteria. Per cui non capisce perché mai i tifosi del Toro siano insoddisfatti della gestione del presidente Urbano Cairo che dal 3 settembre 2005 è il proprietario del glorioso club granata nato il 3 dicembre 1906. Club che ha fatto la storia del calcio italiano e che a livello mondiale è conosciuto per il Grande Torino e, purtroppo, anche per la Tragedia di Superga.

Le accuse che vengono mosse al presidente Cairo vanno dall’aver progressivamente svuotato il Torino dello spirito granata, negli anni progressivamente il club ha perso quasi tutte quelle figure professionali che non solo agivano in quanto dipendenti, ma che ci mettevano cuore e anima poiché erano anche tifosi del Toro. Non aver reinvestito i lauti incassi derivanti dalle cessioni dei migliori giocatori, e averne venduti anche al’insaputa dell’allenatore come successo con Bellanova e Vanoli, senza poi allestire rose più competitive e utilizzando solo una piccola parte di quei soldi per lo più prendendo calciatori da rilanciare o di prospettiva sperando che facessero bene e fossero funzionali o adattabili al gioco dell’allenatore di turno. L’aver accettato esperimenti sociali in Curva Primavera che hanno portato a pericolose vicinanze fra i propri tifosi e quelli delle squadre avversarie durante le partite. Non avere ancora ultimato il centro sportivo per le  giovanili. Non aver portato ancora il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, che esiste ed è gestito solo grazie alla volontà e all’impegno di tifosi volontari, al Filadelfia come da accordi stipulati al momento della ricostruzione dell’impianto. Gestire male la società. Mantenere la squadra nella mediocrità sportiva, in 21 anni quattro stagioni in B e i massimi piazzamenti in A in campionato sono stati due 7 posti (2014 e 2020), una partecipazione all’Europa League fino agli ottavi e una ai turni preliminari della medesima competizione, entrambe avvenute solo per l’esclusione da parte della Uefa rispettivamente di Parma e Milan, un solo derby vinto (26 aprile 2015) e 8 pareggiati (28 febbraio 2008 0-0; 6 maggio 2017 1-1; 3 maggio 2019 1-1; 3 aprile 2021 2-2; 18 febbraio 2022 1-1; 13 aprile 2024 0-0; 11 gennaio 2025 1-1; 8 novembre 2025 0-0) su un totale di 33 compresi due in Coppa Italia e nelle ultime stagioni il galleggiare a metà classifica. Stesso discorso per la Coppa Italia: il massimo è stato 5 volte arrivare a giocare i quarti (2009, 2018, 2020, 2023 e 2026). Non rispettare la gloriosa Storia granata. Aver utilizzato il Torino per avere maggiore visibilità e riuscire a scalare i vertici dell’imprenditoria italiana, in particolare nel campo dell’editoria infatti dal 4 marzo 2013 tramite la Cairo Communication è proprietario de LA7 e dopo l’opas (offerta pubblica di acquisto o di scambio) del 15 luglio 2016 dal successivo 3 agosto Cairo diviene presidente e amministratore delegato di RCS che annovera fra le altre testate giornalistiche “Il Corriere della Sera” e “La Gazzetta dello Sport”. Di motivazioni comunque ce ne sono tante altre ancora.

Di tutto questo i giocatori, l’allenatore, i dirigenti, i dipendenti, gli sponsor, i giornalisti, i commentatori e tutti devono esserne consapevoli perché solo così possono comprendere a fondo perché domenica, per la seconda volta, la prima nella scorsa partita casalinga con il Lecce, i tifosi del Toro diserteranno lo stadio come annunciato ieri in serata con il seguente volantino da parte dei gruppi organizzati della Maratona promotori dell’iniziativa:
“Domenica la Curva Maratona resterà vuota per tutta la partita.
Non è disinteresse.
Non è abbandono.
È un segnale.
Anche per la partita contro il Bologna, la Curva Maratona ha deciso di continuare a non essere presente.
Una scelta che va anche contro i nostri ideali, perché noi la Curva non la lasciamo mai, ma che continua a essere necessaria per difendere il Torino.
O si cammina tutti nella stessa direzione, o questo segnale perde forza.
La Curva che manca parla più di qualsiasi coro.
Quello che dirà domenica è semplice: così non va più.
La Maratona seguirà e sosterrà la squadra in trasferta.
Per quanto riguarda le partite in casa, invece, fino a nuova comunicazione manterremo questa linea e ci ritroveremo davanti al chiosco sotto la Curva. Maratona 12, il Toro siamo noi!!!”.

Va anche detto che sugli spalti, soprattutto nei distinti, si vedranno tifosi granata ma sono quelli che hanno preso i biglietti sfruttando le promozioni con tagliandi a prezzi scontati che in particolare da due anni a questa parte vengono fatte dal club granata e volte chiaramente ad evitare un numero basso di spettatori che inciderebbe anche nel computo della quota dei proventi che vengono assegnati e che non sono solo legati al piazzamento in campionato. Trattasi quindi di tifosi che non è detto che avrebbero comprato il biglietto se fosse stato a prezzo pieno e molto probabilmente persone che non sono abituali frequentatrici dello stadio. Iniziative promozionali anche volte a favore delle scolaresche o come accade di tanto in tanto l’invito rivolto alle Academy ad assistere alle partite.

In un calcio che oramai è solo più business i tifosi/clienti restano una componente fondamentale ecco perché i tifosi dei gruppi organizzati della Maratona hanno scelto di disertare lo stadio dando un segnale che parla più di qualsiasi coro.
Il tifo attiene alla sfera delle emozioni, dei sentimenti, della passione e dell’amore e non entrare allo stadio è una grande rinuncia, ma che viene fatta per un bene superiore: far vivere il Toro mantenendone i valori e preservandone la Storia.