ESCLUSIVA TG – Cacciolatto: “Cerchiamo di essere costruttivi: Cairo metta in vendita il Torino e indichi lo studio di professionisti a cui rivolgersi e vediamo chi si presenta per comprare”
Mario Cacciolatto, grande tifoso granata e presidente di tre Toro Club quello intitolato a Giorgio Ferrini che c’è da 22 anni a Nichelino (TO), quello denominato Gran Ducato di Lussemburgo che esiste dal 2010 e dal 15 ottobre scorso anche uno nella Patagonia argentina a El Bolson sempre intitolato a Giorgio Ferrini. Con Cacciolatto abbiamo parlato della partita di questa sera del Torino che in casa affronterà il Parma in uno scontro per la salvezza e della protesta dei tifosi granata nei confronti della gestione del club da parte del presidente Cairo.
Il Torino è stato sconfitto a Napoli e si sono riviste le difficoltà che aveva già avuto nel periodo di Baroni, cioè prendere gol in modo facilmente evitabile e fare fatica a segnare. Questa sera la partita con il Parma che è uno scontro diretto per non essere risucchiati verso le posizioni che portano in Serie B, anche se il Parma è in una situazione di classifica un pochino migliore rispetto a quella del Torino. Lei che Torino si aspetta contro il Parma?
“Parto dal dire che noi a Napoli abbiamo avuto l'occasione di pareggiare, ma purtroppo per mancanza di giocatori che sono predisposti a fare gol abbiamo sbagliato nel finale l’occasione che poteva portarci sul 2 a 2, però sono consapevole che abbiamo giocato una partita non alla nostra altezza e che il Napoli è molto, molto più forte di noi e poteva anche farci più gol. Quindi la sconfitta con il Napoli l'accetto perché quando si gioca con i più forti solo la fortuna ti può far pareggiare o vincere la partita, se no sei già penalizzato a priori.
Per la gara di questa sera contro il Parma ho grande fiducia in D’Aversa, così come ho grande fiducia nel direttore sportivo Petrachi. Dai calciatori mi aspetto che si mettano in testa e che capiscano che giocano non in una squadra provinciale, ma in una che ha una storia e seppur siamo verso la fine del campionato che facciano il loro dovere in modo da poter esprimere le qualità che hanno perché a livello di squadra non siamo così scarsi, ma quando possiamo fare una buona partita invece ne facciamo una brutta. Quindi spero che i nostri giocatori entrino in campo con quella voglia, con quella determinazione che noi tifosi del Toro vogliamo. Noi, purtroppo, siamo anche abituati a veder perdere la nostra squadra, ma vogliamo che i giocatori tirano fuori il sudore, il sangue per questa maglia perché veramente siamo consapevoli che loro se vogliono possono fare molto di più”.
Il Torino torna a giocare in casa e i gruppi organizzati della Maratona, ma non solo, hanno deciso di proseguire con il non entrare allo stadio. I soci dei tre Toro Club di cui è presidente come si comporteranno? Aderite a questa forma di protesta nei confronti della presidenza di Cairo, non aderite oppure lasciate che ognuno agisca come meglio ritiene?
“In questo periodo sarebbero dovuti venire a Torino una quindicina di ragazzi dal Lussemburgo, loro vengono due o tre volte all'anno a vedere le partite, ho parlato con il vice presidente Roberto Bertelli e alla fine si è deciso di dare libertà di scegliere se vogliono venire e so che non verranno. Il viaggio e lungo per loro e quando vengono stanno qui tre o quattro giorni includendo quello della partita, ma in questo momento non sono molto entusiasti. Sono stato in Lussemburgo un po' di tempo fa ed erano molto demoralizzati com’ è logico, quando il Torino non fa risultato. Per chi viene da lontano il viaggio è molto costoso e quindi se la squadra non gioca bene non invoglia a venire per cui la libertà di scelta è assoluta”.
Ma i soci del Toro Club Giorgio Ferrini di Nichelino che stanno qui vicino cosa faranno?
“Come sempre il Club - non è più nella storica sede di via Emilio de Marchi ma si è trasferito nelle vicinanze in via Sassari 41/A dove io con un mio amico abbiamo fatto un nuovo luogo di ritrovo – nel quale si ritrovano giovani, anziani, vecchi e bambini, donne e uomini è aperto a chi vuole venire per cui chi vuole vedere la partita al club viene e chi vuole andare allo stadio ci va. Personalmente voglio stare fuori da tutto, quindi non vado allo stadio in questo momento, anche perché ho molti impegni pure all’estero, ma prima andavo sempre. Non ci vado anche per evitare discussioni con chi la pensa in un’altra maniera: sono un vecchio veterano del tifo, da giovane andavo in Curva Maratona, poi nei distinti centrali e infine in tribuna, ma ho imparato a essere tifoso stando vicino in via Carlo Alberto al mio grande presidente dei Fedelissimi Ginetto Trabaldo che mi ha insegnato tantissime cose. So troppo su come funziona o non funziona il calcio, come deve o come dovrebbe veramente comportarsi un tifoso e quindi adesso evito di andare allo stadio. Non sento la voglia di andare a tifare il Toro allo stadio, però carta libera a tutti: chi vuole andare è libero di farlo, siamo ancora in una democrazia e nella democrazia ognuno decide con la sua testa e non con i suoi piedi”.
Voi fondamentalmente siete d'accordo oppure no con la protesta nei confronti di Cairo?
“Dico una cosa che ritengo molto importante, non voglio avere né problemi con la società né con altri tifosi o con chiunque altro. Sono un presidente di grandi club per cui ripeto: siamo in democrazia i tifosi, i soci decidono come meglio vogliono comportarsi. Sono uno che ha lavorato tanto anche nelle televisioni, chi mi conosce sa che non ho risparmiato critiche, ma le mie critiche vogliono essere e sono costruttive e non per danneggiare. Vogliamo protestare? Vogliamo non andare allo stadio? Ok, ognuno ha diritto di pensare e di fare, ma non deve essere strumentalizzato da altre persone che dicono tu non devi andare allo stadio, perché io se voglio andare allo stadio ci vado e se non voglio non ci vado. Se voglio andare al club ci vado, se non voglio andare al club non ci vado. Quindi libertà, libertà e libertà a tutti. Non sono d’accordo sul non tifo, io metto da parte la società e so perfettamente che ci sono degli screzi, che ci sono situazioni che non funzionano ed è proprio per questo che metto da parte la società. Io parlo della maglia granata, dei giocatori, non vorrei dire la brutta frase che sono come dei mercenari, ma non sono più i Ferrini, gli Zaccarelli, i Salvadori, i Cereser, io parlo sovente con questi ultimi tre e con tanti altri che giocavano per la maglia granata, per i tifosi. Quello di oggi è un altro mondo e i calciatori con i loro procuratori pensano più al Dio denaro, basta che un altro club dia1.000 euro in più e se ne vanno. Però comunque oggi i giocatori dovrebbero capire che vanno a lavorare, io quando lavoro cerco di fare sempre al meglio perché più mi comporto bene, più avrò possibilità di migliorare nella professione. Non abbiamo una squadra di fuoriclasse, abbiamo una squadra di mediocri e buoni giocatori che sono pagati per sudare questa maglia vincere le partite, ma se invece non lo fanno allora sono veramente dei mercenari.
Voglio dire una cosa, mi stanno bene le marce, le varie proteste pacifiche dei tifosi, ma non mi stanno per niente bene quelle scritte che hanno fatto a Mario e nei paesi limitrofi contro Cairo. Vogliamo protestare pacificamente e senza augurare disgrazie a nessuno, bene facciamolo qua a Torino, ma lasciamo perdere le altre cittadine che non c'entrano in niente soprattutto non auguriamo la morte a nessuno perché si passa dall'aver ragione all'avere completamente torto.
Come anche non sono d'accordo con l’andare in trasferta a tifare e poi in casa non entriamo allo stadio perché ci vuole coerenza: o non si entra mai allo stadio, né in casa né in trasferta, oppure si entra e si fa il tifo per la squadra e si protesta pure con cori e striscioni”.
L’avvocato Marengo, uno dei “lodisti” che nel 2005 evitò che il Torino dopo il fallimento finisse in categorie inferiori alla B, ha scritto una lettera aperta a Cairo spiegando le ragioni perché deve vendere il Torino e andarsene. Cosa ne pensa?
“Sono uno di quelli che insieme alla buonanima di Gianni Bellino e con tante altre persone del gruppo degli Angeli del Filadelfia abbiamo fatto tra le altre cose anche lo sciopero della fame, mi sono incatenato sotto la sede della Rai e ho minacciato di cospargermi di benzina e darmi fuoco, all’epoca i media ne avevano parlato, per salvare il Filadelfia e non permettere che lì venisse costruito un supermercato e per salvare il Torino. Bellino è stato il promotore del “Lodo Petrucci” e ha rinunciato al suo lavoro, come me e tanti altri, per protestare contro la situazione in cui versava il nostro Toro e il Filadelfia. Anche poi in occasione del Centenario abbiamo dato un contributo. Ci tengo a dire che non io, ma Bellino non è stato abbastanza ringraziato per tutto ciò che aveva fatto ed è stato messo da parte mentre altri si sono presi la gloria.
Negli anni i tifosi hanno protestato persino contro presidenti come Pianelli e Sergio Rossi solo perché non veniva a vedere le partite però ci metteva i soldi nel Toro, abbiamo sbagliato a farlo perché dopo di loro non abbiamo più avuto niente solo macerie, macerie e ancora macerie. Quando poi è arrivato Cairo abbiamo sperato che ci desse più soddisfazioni. So benissimo che Cairo ha sbagliato e ha anche buttato al vento tanti soldi inutilmente per la sua testardaggine di non aver mai un direttore generale che facesse le sue veci e avesse la responsabilità di gestire bene il club. L’ho sempre detto che l’unica persona adatta a fare il direttore generale del Torino era Renato Zaccarelli, che è un grande personaggio e che ha umanità e avrebbe potuto far ragionare Cairo quando sbagliava. Cairo è un grande editore, ma nel gestire il Torino ha sbagliato, ha sbagliato e ha ancora sbagliato.
Ho sentito parola per parola la conferenza stampa di presentazione di D’Aversa e le parole del giornalista Marco Bonetto, e per questo gli darei una medaglia d’oro, e le domande che ha fatto a Cairo e anche le tue sullo stadio e sul Filadelfia. Ma voi giornalisti perché alla prima occasione che avete di intervistare Cairo non gli chiedete che se da più di un anno è disposto a vendere il Torino perché, come dice lui, non si è presentato nessuno che lo compri? Mettiamo che il Torino valga 120 milioni poi però ce ne vogliono altri 500 per fare una squadra che passi dal 12°-10° al 7°-6° posto. Roberto Salerno e Marengo dicono che da un anno ci sono persone disposte a comprare il Torino. Ma allora voi giornalisti chiedete a Cairo: se domani mattina arrivasse un imprenditore o un fondo e le chiedesse quanto vale il Torino e alla risposta di 120 milioni dicesse io gliene do 140, ma lo dicesse pubblicamente quindi mettendoci la faccia in modo che tutti lo sappiano che vuole comprare il Torino, lei Cairo sarebbe disposto a trattarne la vendita? Se però non arriva nessuno che cosa si fa? Alcuni tifosi dicono persino che sarebbe meglio andare il Serie B così magari Cairo si decide a vendere il Torino. Ma se andiamo in B saranno venduti quei quattro giocatori che valgono qualcosa e poi Cairo dice prendetevi il Torino e allora faremo la fine del gatto.
Per 15 anni sono stato fianco a fianco con Marengo a lottare per il Toro poi ci siamo un po’ allontanati perché non abbiamo totalmente le stesse idee. Sono quasi 21 anni che Cairo ha preso il Torino e da allora andiamo avanti con polemiche, ma ormai è accaduto quindi basta. Cairo ha sbagliato e lo sappiamo e i tifosi sono arrabbiati e sappiamo anche questo. Allora cerchiamo tutti di essere costruttivi. Cairo dica pubblicamente che il Torino è in vendita e indichi uno studio di notai, commercialisti o avvocati ai quali chi è interessato può rivolgersi. Non sto parlando di fare una trattativa pubblica, ma solo di dire quale sia il canale per una trattativa e poi vediamo chi si presenta per comprare il Torino.
Seguo le giovanili del Torino e recentemente ero al Robaldo per il derby e questo centro sportivo, che alcuni dicono essere piccolino, sta venendo fuori un bel gioiello ci sono i campi, la struttura ed è fatto bene. Il Filadelfia non è del Torino Fc, che lo affitta, ma della Fondazione per cui non si può chiedere che i lavori al Fila li faccia Cairo”.
Ma il Torino Fc fa parte della Fondazione Filadelfia, non ne è mica estraneo.
“Ma non è suo e sappiamo che è lì in affitto. Lo stadio Grande Torino Olimpico non è di proprietà del Torino, ma del Comune e quindi se ci sono dei lavori di manutenzione deve farli il Comune. Certo il Torino Fc è in affitto ovunque, Fila, stadio e Robaldo, quindi ha poco come beni, la dirigenza è quello che è e mancano un paio di responsabili davvero qualificati. Ma noi come tifosi cosa possiamo fare? Protestare civilmente. Io sono tifoso del Toro, amo il Toro e amo la maglia granata e sarò cos’ fino alla mia morte e anche oltre, però non sono il titolare del Toro e non posso fare niente altro perché se faccio una cavolata mi mettono in galera o mi danno il Daspo.”.
Per concludere un pronostico per la partita di questa sera con il Parma?
“Sono fiducioso. Questa sera mi vestirò tutto di granata e andrò a Nichelino nel nostro club dedicato a Giorgio Ferrini, non so se sarò da solo o con quattro altri vecchietti oppure se saremo in tanti, e tiferò per il Toro, non per la società, affinché la squadra vinca la partita perché per noi è importante. Io voglio stare in Serie A, non voglio che il Toro vada in Serie B. E speriamo che succeda qualche cosa di positivo relativamente alla vendita del club, ma la tifoseria deve decidere cosa vuole fare perché questi ragazzi non sono gli ultras di una volta. Ha parlato bene Magaro quando ha detto che è cambiato il mondo, la vita il sistema. I gruppi organizzati devono decidere cosa fare e c’è da capire se ragionano con la loro testa o con quella di qualcun altro”.






