Il Torino in estate avrebbe bisogno di essere completamente cambiato, ma non sarà così e le parole di Petrachi più i precedenti non sono rassicuranti
Con il pareggio strappato, dopo una prestazione di una pochezza assoluta, alla Cremonese il Torino è arrivato a quota 40 punti che è quella solitamente indicata per la salvezza ed effettivamente con 12 lunghezze in più delle terzultime Cremonese e Lecce, ieri sera i salentini hanno pareggiato con la Fiorentina, a cinque giornate dalla fine è stata raggiunta perché se anche i granata perdessero tutte le prossime gare difficilmente grigiorossi e giallorossi riuscirebbero a vincere tutte le loro e quindi la permanenza in Serie A è assicurata. Per la verità di fatto già prima di questo turno lo era.
A questo punto la proiezione alla prossima stagione è inevitabile e alla luce di quanto fatto dai granata finora prima con Baroni, arrivando a tre lunghezze dal terzultimo posto, e adesso con D’Aversa, risollevandosi, sarebbe opportuno cambiare in toto o quasi il parco giocatori. Azzerando tutto in modo da poter ricominciare con una prospettiva nuova e migliore, cosa in assoluto impossibile e nello specifico anche di più.
Cambiamenti in estate ce ne saranno perché ci sono l’allenatore D’Aversa e giocatori in scadenza di contratto, Ilkhan (opzione di rinnovo per 1 anno), Lazaro, Maripán (opzione di rinnovo per 1 anno), Savva (infortunato), Sazonov (è fuori rosa) e Tameze, e altri in prestito, Anjorin (4,5 milioni condizionati alle presenze e alla salvezza), Ebosse (diritto a 2, 5 mln), Kulenovic (obbligo a 3 mln alla salvezza), Marianucci (restito secco), Nkounkou (obbligo a 5 mln condizionato al raggiungimento delle 12 presenze), Obrador (diritto a 9 mln) e Prati (diritto a 5,9 mln), e quasi tutti quelli in queste due condizioni andranno via, anche se per ragioni differenti: alcuni non hanno convinto e per altri il costo per trattenerli è considerato troppo elevato. In più i tre big, Adams, Simeone (l’obbligo del suo riscatto è scattato alla prima presenza a febbraio, 8,5 mln complessivi tra prestito oneroso e riscatto) e Zapata, sono sacrificabili per fare plusvalenze e anche per togliersi ingaggi particolarmente onerosi, se non tutti almeno un paio. E poi di fatto tutti sono cedibili a fronte di offerte ritenute interessanti, la vicenda Bellanova fa da precedente, quindi giocatori come, ad esempio, Gineitis sono a rischio.
Ma non sarà rivoluzione anche perché l’ultimo esercizio di bilancio, quello relativo al 2025, è stato chiuso con un rosso di 13,1 mln e il club è gravato da 160,5 mln di debiti, dei quali finanziari netti 37,8 mln. E a partire dal 15 giugno e fino al 15 settembre 2029 è in programma la restituzione in 12 rate a banca Ifis del finanziamento, erogato in data 27 settembre 2024, di 38,3 mln. Facile quindi dedurre che Cairo in estate non darà a Petrachi chissà quale budget da poter spendere per rinforzare la squadra. Il direttore sportivo certamente farà il possibile, ma non si può fare una grande spesa senza avere un adeguato gruzzoletto.
Non rassicurano di certo le parole di Petrachi, premiato (come anche Zapata) in qualità di miglior direttore sportivo ieri nell'evento Inside the Sport 2026 svoltosi al Museo del Calcio di Coverciano, “D’Aversa va ringraziato per quello che sta facendo. È stata una scelta azzeccatissima seppur giunta in un momento particolare. Al mio arrivo c’era abbastanza confusione e non è che sia finita totalmente, c’è ancora. Se si è arrivati alla salvezza, lo si deve all'allenatore. Il suo rinnovo? Per il futuro lo stiamo valutando, stiamo vedendo come andare avanti e che tipo di stagione vogliamo fare”.
Aprendo una parentesi, c’è poi la questione stadio Grande Torino Olimpico: il Comune, che è il proprietario, vorrebbe venderlo, ma Cairo non si sa se vuole comprarlo e pensando ai debiti del Torino Fc e ai costi, saranno sicuramente ingenti, della ristrutturazione, inevitabilmente da farsi, si può facilmente credere che non lo vorrà per cui rinegozierà l’affitto prolungandolo oltre la proroga già fatta fino al 31 dicembre 2026. Il sindaco di Torino Lo Russo di certo avrebbe voluto presentarsi alle elezioni amministrative, si terranno nel prossimo anno, con l’assegno dell’incasso della vendita dello stadio, ma è molto difficile che potrà fregiarsi di questo successo ottenuto nel suo precedente mandato a meno che metta Cairo - l’editore del La 7 e, soprattutto, del Corriere della Sera che ha anche un’edizione torinese e che è il quotidiano più importante d’Italia - nell’angolo e istituisca un bando per vender l’impianto a chiunque ne fosse interessato. Anche questa strada però avrebbe un risvolto negativo per come la prenderebbero i tifosi del Toro, suoi potenziali elettori, se lo stadio della loro squadra del cuore finisse a chissà chi.
I timori dei tifosi del Toro, la maggior parte di loro contesta Cairo da anni, sono in toto sposati da Paolo Pulici, il più prolifico bomber della storia granata, che ha spiegato a Tuttosport il perché alla festa del Toro Club “Valli Alto Canavese” aveva al braccio la fascia di capitano con la scritta “Cairo vattene”: Lo slogan è un po’... forte, diciamo così. Ovviamente non possiamo obbligare nessuno... Mica possiamo promuovere un esproprio! Però il concetto rappresenta i sentimenti dei tifosi, tradotto in uno slogan breve, da stadio, come i manifesti e gli striscioni comparsi ripetutamente in questi anni. O i cori dei tifosi. Rende un concetto ben più ampio, assolutamente comprensibile e condivisibile. Ovvero: noi cuori granata desideriamo un presidente migliore, perché invochiamo un Toro migliore. Lo sapete, io la penso come i tifosi del Toro, che difatti vorrebbero ben altro, un’altra società, un’altra proprietà, una squadra più ambiziosa e ricca di valori. Un Toro capace di rappresentare per davvero la gente, i sentimenti, la storia granata, il tremendismo. Capace di far emozionare, sperare, trepidare. Invece, adesso, che cosa possiamo sperare? Di non retrocedere in B, mi viene da dire! Da due anni i tifosi sono tornati a contestare Cairo senza più smettere e li comprendo benissimo. Questo Torino è il simbolo della mediocrità, stagione dopo stagione: se galleggiamo intorno al 12° posto è già tanto. Arriviamo da 21 anni quasi tutti modesti, per non dire peggio. Se penso anche agli anni in B”.
Tutto chiarissimo, e poi ha aggiunto: “Da due anni Cairo ripete di essere disponibile a vendere il club a qualcuno più ricco e desideroso di far meglio, per cui è assolutamente normale che i tifosi sperino che questo accada, che il presidente venda la società. Vogliamo un Toro che lotti per qualcosa, che ci possa far sognare: perché da anni non si può nemmeno più sognare, con questa gestione. A ogni estate partono i calciatori migliori, mezza rosa viene ceduta tra vendite e prestiti che finiscono, ogni volta si ricomincia daccapo o quasi... Ma dove vai se gestisci il Toro così? Come si fa a trasmettere un vero attaccamento ai giocatori? Come si fa a crescere di livello? Invece di rinforzare man mano la squadra di anno in anno, la si smonta di continuo. E i tifosi devono tornare indietro di 50 anni per ripensare allo scudetto. O di 33 anni per rivivere nel cuore la vittoria della Coppa Italia”.
E ha chiuso il concetto: “Mi hanno detto che i tifosi della Juve ogni tanto allo stadio cantano “Urbano Cairo dai non vendere” e che è successo anche domenica sera durante la partita con il Bologna... Siamo arrivati persino a questo! L’irrisione, lo scherno più totale... D’altra parte è ovvio che i tifosi della Juve sperino che Cairo resti alla guida del Toro, se anche loro pensano che non sia all’altezza della storia granata! Non possiamo certo sperare che invochino un Pianelli! E così noi dobbiamo subire anche questo sfottò”.
A Pulici, come a tutti i tifosi del Toro, quindi resta solo una cosa: “Adesso speriamo che qualcosa cambi, che prima o poi venga alla luce un Toro migliore, che Cairo venda il club a qualcuno capace di rappresentarci meglio e di tornare a farci sognare, emozionare, entusiasmare. Ecco, detto con educazione e comunque con rispetto, il senso di quella fascia e delle speranze dei tifosi è proprio questo”.






