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Robert Acquafresca: il Cagliari e quelle sliding doors Napoli-Lazio mai dimenticateTUTTO mercato WEB
Oggi alle 19:00Storie di Calcio
di TMWRadio Redazione

Robert Acquafresca: il Cagliari e quelle sliding doors Napoli-Lazio mai dimenticate

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Un bomber lo rimane per sempre, anche quando decide di appendere gli scarpini al chiodo. Lo sa bene uno come Robert Acquafresca, che si è raccontato a TMW Radio, durante Storie di Calcio. Muove i primi passi nelle giovanili della squadra locale di Alpignano, nell'allora provincia di Torino, poi si trasferisce a parametro zero all'Inter, che lo cede in comproprietà al Treviso, società neopromossa in Serie A. Esordisce in campionato l'11 settembre 2005, giorno del suo diciottesimo compleanno, in Treviso-Livorno (0-1). Per lui 8 presenze, poi scende in B con la squadra ed esplode definitivamente, mettendo a segno 11 reti in 35 presenze. Nell'estate del 2007 l'Inter ne riacquista l'intera proprietà, cedendolo poi in comproprietà al Cagliari, con il quale segna il primo gol in Serie A il 26 settembre 2007 nella sfida persa 3-1 all'Olimpico contro la Lazio. Poi ad Atalanta, Genoa, Cagliari e al Bologna, con in mezzo anche il prestito al Levante. E ha chiuso la carriera con Ternana e Sion. "I primi calci li ho dati nella squadra di paese, ero un esterno ma un allenatore vide in me la possibilità di fare tanti gol e mi mise attaccante - ha confessato Acquafresca -. Fui sorpreso, anche se un po' me l'aspettavo. Feci subito gol e diventai un attaccante. Ebbi poi la fortuna che Torino e Juve apprezzarono le mie qualità, scelsi i granata alla fine. Parlai con i miei e mi consigliarono loro il Torino, per una questione di possibilità future. Ma fu anche una questione di cuore, mi piaceva più il Torino, anche se ero un fan di Baggio e delle sue squadre. La mia famiglia è interista, alla fine poi mi sono appassionato a quei colori. Sono cresciuto con i gol di Vieri e Inzaghi, che sono stati i miei punti di riferimento. Ho provato a ritrovare le caratteristiche di Bobo, che era tecnico, forte fisicamente, mentre Pippo più un attaccante d'area. Me li studiavo, me li guardavo. Alla fine mi dicono che avevo qualcosa più di Inzaghi". E ha continuato a raccontare la sua storia: "Al Torino ho capito che ero un passo avanti, avevo tanti punti interrogativi ma c'è sempre stata la voglia e anche la paura di non farcela. Il calcio però poi mi ha dato la disciplina e la consapevolezza che se fai le cose bene, vai avanti. E me la sono giocata fino in fondo". La svolta vera con il Treviso e l'esordio in Serie A: "Per i miei 18 anni feci l'esordio. Avevo già fatto panchina ad agosto a San Siro, poi Ezio Rossi mi fece entrare in campo contro il Livorno. Tanti ragazzi per i 18 anni sognano la macchina, io invece esordii in Serie A. Il medico mi prospettò il gol, alla fine non segnai ma la gioia arrivò nel nel 2007, contro la Lazio. Perdemmo ma non dormii la notte, perché certi gol non te li puoi scordare". Di gol ne ha fatti parecchi in Serie A, ma uno è forse quello più speciale: "Di belli ne ho fatti pochi, ma con il Cagliari contro il Chievo Verona ne feci uno fuori area che finì sotto l'incrocio, ma il bello fu il controllo di palla in mezzo a due". Mentre l'esperienza più bella "è stata Cagliari, senza dubbio. Quello che ho fatto lì non l'ho ripetuto da nessuna parte. A Bologna, per vari motivi, non sono riuscito a rendere più come prima. Ho sbagliato anche qualche scelta, potevo fare di più ma sono contento lo stesso. A Bologna il momento più difficile, quando vedi che la tua passione non va nel verso giusto, che non riesci a fare quello che ti eri immaginato, è difficile. Capisci che forse lotti con qualcosa più grande di te e non ci puoi fare niente. Meno male che c'era la mia famiglia". E ha raccontato delle sliding door importanti: "Potevo andare al Napoli e alla Lazio. Quando firmai per il Genoa c'era la possibilità di andarci ma per tempistiche non se ne fece nulla". Poi ha confessato sui tecnici che ha avuto in carriera: "Ho avuto Allegri, Conte e Gasperini, i tre italiani più bravi. Sono personalità diverse e anche il modo di vedere il calcio è diverso. Tutti mi hanno dato tantissimo. Sono stato davvero fortunato. La bravura di Allegri è il saper toccare le corde giuste nello spogliatoio. Con me è stato bravissimo, abbiamo discusso certo, non partimmo benissimo tra l'altro, ma poi invece si è creato un bel rapporto. A Cagliari ha espresso un gran bel calcio, poi forse è cambiato dopo, è diventato più risultatista, pragmatico. Gasperini vuole tanta intensità. Era già avanti agli altri 11 anni fa al Genoa. Ti faceva giocare in una maniera moderna, un uno contro uno a tutto campo. Mi ricorderò sempre Ventrone, assistente di Conte, mai lavorato così in vita mia. Allenatori con cui ho avuto contrasti? Bisoli, era contentissimo che venissi al Cagliari, poi fu esonerato, mi prese a Bologna ma non ci trovammo e non so perché". Poi ha ricordato anche degli aneddoti: "Lotito mi chiamava di notte durante le trattative con la Lazio. Mi ricordo che festeggiammo il compleanno di mia moglie in un locale di Cagliari, arrivò verso mezzanotte la chiamata del presidente...". E ha concluso con un sogno: "Se tornassi indietro, non ci penserei due volte ad andare a Napoli e Lazio. Cercavo le condizioni migliori per esprimermi, mi sarei lanciato di più".