Oggi l'angelo biondo avrebbe compiuto 79 anni, ricordiamo Tazio Roversi
Mantovano di Moglia, classe 1947, padre macellaio e madre casalinga.
Di nome fa Tazio, come l’asso del volante Nuvolari, e di cognome Roversi, come il poeta.
La passione per il calcio è così sfrontata ed assoluta che a soli sedici anni viene acquistato dal Bologna, che vede in quel ciuffo biondo il grande stopper del futuro.
Nel 1967 conquista con i rossoblù il Torneo di Viareggio, il mondiale giovanile per club.
Nel 1968 diventa titolare fisso in prima squadra e nel 1971 debutta in Nazionale, ma la concorrenza di Burgnich e Facchetti è insuperabile.
Nel 1976 incontra Annamaria e nel 1977 nasce Francesca, che si unisce a Carlotta e Matteo, nati dal primo matrimonio.
Nel maggio 1979 lascia il Bologna, allo scoccare di 341 incontri, due Coppe Italia ed una Coppa di Lega italo-inglese, e tre miracolose salvezze dalla serie B.
Dopo il ritiro dell’attività, ritorna a Bologna come allenatore delle squadre giovanili, ma nel 1985 perde i sensi sul campo e si ammala all’improvviso.
Ha 38 anni, la diagnosi è feroce, ma Tazio lotta in maniera memorabile: quindici anni di volontariato e di bene trasmesso nella malattia a chiunque glielo chieda.
Nelle sue precarie condizioni non potrebbe, ma lui non si tira mai indietro.
Il male lo svela, tutti ora sanno che è una persona speciale.
“Io Tazio non potrò mai dimenticarlo” dice il suo compagno di squadra Adriano Fedele.
“Per me Tazio è come un figlio” sussurra il suo capitano Franco Janich.
“Nonostante questo dolore, vuoi sempre bene a Gesù?” gli chiede Annamaria negli ultimi giorni.
“Gesù è la persona che amo più di tutti” è la sua ultima risposta.
Ci lascia il 17 ottobre 1999 a cinquantadue anni.
Il 21 marzo ne compie settantanove: augurissimi Tazio, oggi festeggeremo perché in verità non ci hai mai lasciato.











