Giulio Dini: "Il calciomercato inteso come luogo fisico non ha più senso"
Il calciomercato inteso come luogo fisico non ha più senso.
La comunicazione ormai è stata stravolta, a livello sociale prima di tutto.
I documenti viaggiano su whattsapp e lo stesso tesseramento del calciatore viene fatto prevalentemente on line.
La sede fisica quindi soddisfa altre logiche, tutte lontane dall’interesse centrale del mercato stesso.
In Italia - è bene che lo sappiate - ci sono due associazioni di direttori sportivi contrapposte - ADISE e ADICOSP - che organizzano le giornate finali della finestra di mercato in due sedi diverse (una a Milano e l’altra a Roma).
Le istituzioni tacciono, si adeguano.
Tanto che entrambe le sedi hanno un ufficio tesseramenti e i delegati della procura federale.
A Roma, neo mercato in opposizione alla scelta storica di Milano, non va praticamente nessuno.
A Milano, lo Sheraton San Siro è lontano da tutto meno che dalla tangenziale ovest.
La fermata della metro più vicina e lontana quasi 2km.
Già, ma molti operatori si muovono in treno ed arrivano a Centrale o Garibaldi.
Affari loro.
Da sempre ci sono luoghi alternativi, ormai diventati tradizionali, come il Gallia, il Westin, l’Hilton, tutti “casualmente” vicini alla Stazione centrale.
Questi hotel sono diventati sedi secondarie e non autorizzate (capirai) del mercato dove qualche dirigente o qualche agente fissa la propria base salvo poi fare una scappata allo Sheraton.
Personalmente non ho mai amato questa riunione dove gli avventori sembrano usciti da uno stampino.
Quelli che hanno la mia stessa idea del calciomercato non ci vanno se non per stretta necessità.
Tempi e modi diversi, infatti, ce ne sono in abbondanza.
Ma sarebbe anche possibile creare una evoluzione dell’esistente.
Ho avviato da tempo un progetto che sostituisca questo circo insensato ma è necessario che ci sia la volontà.
E nel calcio la volontà non viene sprecata per queste cose.






