Morto Gianluca Cherubini, il ricordo di alcuni amici
E' morto il 1 aprile 2026 Gianluca Cherubini, nato a Roma il 28 febbraio 1974, ha vestito anche le maglie di Roma, Vicenza, Chieti, Torres e Giulianova. Era malato da tempo.
Lorenzo Cristallo:
Il prima e il dopo, di una vita vissuta a tutta velocità.
C’è il prima.
Il palcoscenico principale.
Quello con addosso gli abiti da calciatore.
La Reggiana, l’Europeo Under 21 vinto da protagonista, poi la Roma.
Stagione ’95/’96. Mazzone in panchina, Totti in rampa di lancio, e un Gianluca Cherubini, dalle buone doti difensive, ma dal carattere burrascoso.
Poche presenze e il ritorno a Reggio Emilia.
A seguire il Vicenza, e poi le tappe abruzzesi, in serie C, con Chieti e Giulianova.
Carriera vissuta con il piede pigiato, costantemente, sull’acceleratore; anche la sera del 13 aprile 2006, quando, con addosso la maglia del Giulianova, fu vittima di un aneurisma cerebrale.
In tanti temerono per la sua vita.
Cherubini, però, dopo giorni trascorsi in coma, si salvò.
Tornò in campo due anni dopo, tra le fila del Chieti; per poi appendere gli scarpini al chiodo.
E’ qui che inizio il dopo.
E’ qui che la sua vita incomincia ad intraprendere sentieri scoscesi, bui e inquietanti.
Cherubini effettua una breve esperienza come vice allenatore di Giampiero Maini, nella Stella Polare, formazione, all’epoca, impegnata nel campionato Promozione; per poi separare il suo nome da tutto ciò che riguardasse il calcio.
E’ la cronaca nera ad assumere il sopravvento.
Nel 2010, durante una lite, per strada, con un rivale in amore, morde all’orecchio di un passante che tentasse, invano, di separarli.
Nel 2014 viene arrestato dalle Forze dell’Ordine, in quanto andasse in giro con un pistola calibro 7,65, risultata rubata.
E infine nel 2015, la condanna per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio internazionale di droga, detenzione di armi ed esplosivi, e poi i reati di lesioni personali, riciclaggio, estorsione e ricettazione.
Gianluca Cherubini, dopo una lunga malattia, ha salutato questa terra, nel giorno di ieri.
Cala il sipario su un uomo di 52 anni.
Un ex calciatore promettente, ma dalle promesse disattese.
Un uomo, poi, alle prese con i suoi demoni, con le sue contraddizioni.
La vita per strada, fra loschi figuri, e un lontano passato sui campi di calcio che, forse, non gli appartenessero più.
Il prima e il dopo di un’esistenza maledetta.
Una vita vissuta fra gli eccessi e l’illegale.
Il talento, molto probabilmente, gettato alle ortiche, e l’incapacità di poter tornare indietro.
Lorenzo Cristallo
Vittorio Gargiulo:
CAPITAN CHERUBINI! Prima di te veniva il Gruppo, la Squadra, il Rispetto per quella maglia che si indossava, onorarla. con noi giovani eri severo al momento giusto, anche duro, ma allo stesso tempo dopo un po' pronto a metterci una mano sulla spalla e farci capire senza parlare con un sorriso: Io ci sono, ma la direzione è questa!
Ricordo come se fosse ieri quel viaggio da Reggio Emilia a Roma verso casa insieme,
eri impaziente e lo si percepiva dalle tue parole di rientrare per festeggiare lo scudetto della Roma.
Ovunque tu sia, Grazie Gianluca!
Wainer Magnai
Per raccontare chi era Gianluca Cherubini occorre tornare al 27 maggio 2001 nella sfida play out contro l'Alzano Virescit quando da capitano Gianluca si presenta per due volte sul dischetto del rigore e li trasforma entrambi. La Reggiana era sotto di un gol e quella sua doppietta valse la salvezza. In quella travagliata stagione lui è stato un trascinatore. E si è ripetuto l'anno dopo, sempre con l'epilogo dei play out.
Cherubini è stato un giocatore importante perché ha conosciuto la gioia della storica promozione in serie A, poi la salvezza, sempre in serie A con Pippo ma quella Reggiana che soffriva nell'inferno della serie C lo identificava. Gianluca era un gladiatore, amava la battaglia e quella Reggiana la sentiva sua, più di ogni altra cosa.
Non devo e non voglio raccontare chi era Cherubini sul rettangolo di gioco perché in nove stagioni i tifosi granata l'ha apprezzato e stimato. Gianluca, però, era qualcosa di più perché affrontava la vita sempre di petto e anche nel nostro rapporto era così. Tante volte abbiamo discusso anche in modo acceso, non per le critiche rivolte a lui ma alla squadra. Lui si sentiva il capitano e il paladino dei suoi compagni di squadra. Quando ti parlava, a muso duro, lo faceva con quella sua tipica cadenza romanesca ma nella mia mente c'è sempre la stessa immagine: al termine della discussione mi diceva "daje" e poi con un sorriso e con un braccio attorno al collo andavamo a prendere un caffè. Cherubini affrontava gli avversari e la vita con lo stesso spirito. Lo faceva anche Franco Dal Cin a cui era legatissimo pur essendo sempre in contrasto, non per il suo contratto ma per difendere i compagni di squadra quando caso mai gli stipendi erano in ritardo.
Gianluca ha vissuto anche la "Reggio da bere" con grande slancio. I tifosi lo adoravano e mai gli hanno rimproverato le sue divagazioni perché in campo era l'ultimo a mollare. Lo sapevano. Era un combattente dentro e fuori il rettangolo di gioco. Ha vissuto tante vite e forse una in più quando a Giulianova ha avuto un grave problema ed è stato in fin di vita.
Porterò nel mio cuore il suo sorriso e quel tipico atteggiamento da bulletto romano di periferia anche se ho sempre pensato che quella sua sicurezza fosse una maschera per nascondere la sua fragilità emotiva.
Ciò che mi dispiace e mi rattrista è che ci siamo ricordati - io compreso - di Gianluca solo in un momento così doloroso. Forse avrei dovuto fargli una telefonata in più perché sarebbe stato bello sentirlo ancora parlare di Reggiana. Purtroppo nel calcio i sentimenti vengono divorati, nascosti o peggio ancora dimenticati. Sono certo che lunedì allo stadio i tifosi granata non perderanno l'occasione di ricordarlo.
Grazie di tutto Gianluca











