Paolo Vanoli, il richiamo di Firenze, storia di un amore da "voto 11" che si riprende il presente
Ci sono addii che scivolano via nell’indifferenza delle scadenze contrattuali e altri che lasciano un solco profondo, impossibile da colmare con la semplice retorica calcistica.
Il legame tra Paolo Vanoli, la Fiorentina e la città di Firenze appartiene senza dubbio a questa seconda categoria, a certificarlo, in modo plastico e viscerale, sono state le parole dello stesso tecnico nell’intervista rilasciata a Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport a fin agosto.
Alla domanda su quanto gli dispiacesse, da 1 a 10, aver interrotto bruscamente il suo percorso in riva all'Arno, Vanoli ha risposto con una frazione di secondo e un carico di sincerità disarmante,
«Undici»
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In quell'undici, che rompe gli argini di qualsiasi scala numerica e convenzione diplomatica, c’è tutto il mondo di un allenatore che a Firenze non ha semplicemente lavorato, ma si è calcisticamente e umanamente innamorato.
Da non dimenticare che Paolo Vanoli era nel gruppo di calciatori che vinse la coppa italia con mancini in panchina nel 2001. Rimasto ultimo trofeo vinto dai Viola.
Vanoli ha vissuto la piazza con l'intensità di chi ne ha respirato la storia, l'orgoglio e anche le legittime pretese, ha preso in mano una squadra che sembrava condannata, firmando un'impresa salvezza che rimarrà negli annali, nessuno, prima di lui, era mai riuscito a mantenere la categoria partendo da uno zero nella casella delle vittorie dopo ben quattordici giornate.
Un miracolo sportivo costruito sul lavoro della quotidianità, su scelte forti come il cambio di capitanato affidato a De Gea per scuotere lo spogliatoio, e soprattutto su un senso di appartenenza viscerale trasmesso ai giocatori e recepito dal pubblico del Franchi.
La fine della sua avventura sulla panchina viola ha lasciato una ferita aperta, ma la grandezza del sentimento manifestato da Vanoli finisce, paradossalmente, per fare un enorme favore anche al presente della Fiorentina.
Ammettere un dispiacere così totalizzante non fa che nobilitare il valore della panchina della Fiorentina, riposizionandola tra le mete più ambite e passionali del calcio italiano.
Per raccogliere un'eredità emotiva così pesante, non serviva un traghettatore qualunque o un profilo da pura gestione aziendale. Serviva un tecnico altrettanto affamato, capace di raccogliere quel testimone d'amore e di incendiare nuovamente l'entusiasmo della Fiesole.
Grosso, arrivato a inizio estate, si è trovato davanti a un ambiente che aveva ancora negli occhi la grinta del suo predecessore, ha presentato una squadra scarica priva di idee e grinta.
Vanoli garantisce a tutto l'ambiente di trasmettere alla squadra quell'identità fiorentina che nessuno è in gradi dare, scelta intelligente.






