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Una vendetta generazionale: dai campi di gioco alla TV, la saga Keane-Haaland non finisce mai

Una vendetta generazionale: dai campi di gioco alla TV, la saga Keane-Haaland non finisce mai TUTTOmercatoWEB
ROY KEANE
autore
Redazione TMW
Oggi alle 07:33Altre Notizie
Dal tackle killer del 2001 alle polemiche televisive di oggi. Roy Keane non dimentica il passato e mette nel mirino Erling Haaland, trasformando una vecchia questione personale tra padri in una delle rivalità mediatica

Ci sono sere in cui il calcio smette di essere un gioco e si trasforma in una brutale resa dei conti, dove il rettangolo verde diventa il teatro di una faida personale regolata dalle leggi più primitive dell’onore e della vendetta.
La storia che lega Roy Keane ad Alf-Inge Haaland è esattamente questo: il racconto di un rancore covato nel buio per milletrecento giorni, un’ossessione nata in una grigia giornata di fine settembre e consumata sotto i riflettori di un derby di Manchester rimasto nella storia.
Tutto ha inizio il 27 settembre 1997. Ad Elland Road si gioca un tesissimo Leeds United contro Manchester United, i padroni di casa sono avanti e Roy Keane, il feroce capitano dei Red Devils, è visibilmente frustrato.
In un momento di rabbia, Keane allunga la gamba per fare uno sgambetto da dietro ad Haaland, allora centrocampista del Leeds, ma il destino si schiera contro l'irlandese: i suoi tacchetti fanno troppa presa sul terreno di gioco e il ginocchio destro cede di schianto, provocandogli la rottura totale del legamento crociato anteriore.
Mentre Keane è a terra, straziato dal dolore, Haaland gli si scaglia contro, convinto che il rivale stia simulando per evitare il cartellino, il norvegese gli urla sul muso di alzarsi e di smetterla di fare sceneggiate.
Quell'immagine del difensore che gli sghignazza in faccia mentre la sua stagione va in frantumi si tatua indelebilmente nella mente di Keane.

L'irlandese viene portato via in barella, ma in quel preciso istante stringe un patto con se stesso: non dimenticherà, e prima o poi restituirà il debito.
Passano quattro anni. È il 21 aprile 2001 e nel frattempo molte cose sono cambiate, Haaland indossa la maglia del Manchester City e le due squadre si affrontano in un infuocato derby a Old Trafford.
Mancano quattro minuti alla fine della partita, il risultato è bloccato sull'1-1, ma a Keane il punteggio non interessa più, su una palla vagante a mezza altezza protetta dal norvegese, il capitano dello United decide che il momento dell'attesa è finito.
Si disinteressa completamente del pallone ed entra con la gamba tesa, piantando i tacchetti spianati direttamente sul ginocchio destro di Haaland con una violenza inaudita.
Mentre lo stadio trattiene il fiato e l’arbitro David Elleray estrae il cartellino rosso diretto, Keane chiude il cerchio, si posiziona sopra il corpo dolorante di Haaland, proprio come il norvegese aveva fatto quattro anni prima a Elland Road, e gli urla contro la sua sentenza, intimandogli di non guardarlo mai più in faccia con quel sorriso beffardo.
Una vendetta totale, simmetrica e priva di qualsiasi rimorso.
Le onde d’urto di quel tackle si propagano ben oltre quel pomeriggio, inizialmente sanzionato con tre giornate di squalifica, Keane commette un errore di arroganza un anno dopo, quando decide di raccontare la verità nella sua autobiografia ufficiale del 2002.
Tra le pagine, ammette senza mezzi termini la premeditazione del gesto, definendolo un atto deliberato per pareggiare i conti, le sue stesse parole spingono la Football Association a riaprire il caso, infliggendogli altre cinque giornate di stop e una multa record di 150.000 sterline.
Nel corso degli anni, la leggenda popolare ha spesso narrato che quel fallo pose fine alla carriera di Haaland, in realtà, la verità clinica emersa dai bollettini medici dell'epoca racconta una storia diversa: l'intervento di Keane colpì il ginocchio destro, mentre il difensore norvegese fu costretto al ritiro due anni dopo, nel 2003, a causa di problemi cronici e degenerativi al ginocchio sinistro, che lo tormentavano già da prima del derby.
Resta però il fatto che quella spaventosa entrata rimane, a distanza di decenni, il manifesto più crudo e spietato di cosa significhi la vendetta nel calcio inglese: una promessa di violenza mantenuta a freddo, senza sconti e senza pentimenti.

LA DINASTIA REPLICA AL CAPITANO: COME LA VENDETTA DI OLD TRAFFORD VIVE OGGI NEGLI STUDI TELEVISIVI

Ci sono rivalità nel calcio che non si esauriscono con il fischio finale della carriera di un calciatore, ma che trovano il modo di tramandarsi di generazione in generazione, mutando forma ma mantenendo intatta la medesima carica di elettricità.
La faida tra Roy Keane e la famiglia Haaland non è più una questione di tacchetti spianati o di scontri fisici sul prato verde; oggi si è trasferita sotto le luci dei moderni studi televisivi britannici, dove l'ex capitano del Manchester United, nelle vesti di opinionista, continua a osservare con lente critica ogni movimento della dinastia norvegese, incarnata ora dal formidabile attaccante del Manchester City, Erling Haaland.

Il fronte di questa lunghissima guerra fredda si è riaperto in modo fragoroso nella primavera del 2024, al termine di una sfida d'alta classifica tra Manchester City e Arsenal, conclusasi con un opaco pareggio a reti bianche, Keane ha analizzato la prestazione del giovane centravanti con una durezza che a molti è parsa deliberata.
Pur riconoscendone le doti uniche davanti alla porta, l'irlandese ha liquidato il gioco complessivo del ragazzo definendolo paragonabile a quello di un calciatore di League Two, la quarta serie del calcio inglese.
La provocazione ha sollevato un polverone mediatico tale da costringere lo stesso tecnico dei Citizens, Pep Guardiola, a scendere in campo per difendere pubblicamente il proprio fuoriclasse, bollando le critiche come ingenerose e anacronistiche.
Tuttavia, la tregua è durata ben poco.
Poche settimane dopo, nonostante una straordinaria prestazione da quattro gol contro il Wolverhampton, Erling Haaland ha manifestato un visibile nervosismo al momento della sostituzione, lasciando il terreno di gioco visibilmente contrariato.
Dalla sua postazione di commentatore per Sky Sports, Keane ha colto immediatamente l'assist perfetto per sferrare un nuovo affondo, etichettando l'atteggiamento della stella norvegese come quello di un "bambino viziato" che non accetta le decisioni della panchina anche a partita ormai ampiamente archiviata.
Per la prima volta, il giovane attaccante ha deciso di rompere il silenzio: interpellato dai media scandinavi in merito alle continue frecciate dell'ex capitano dello United, ha liquidato la questione con un freddo distacco, dichiarando di non avere alcun interesse per le opinioni di quell'uomo.

Il rancore, mai sopito, ha finito per lambire nuovamente il capostipite della famiglia, Alf-Inge.

Di recente, durante una tesa sfida internazionale che ha visto la Norvegia contrapposta all'Inghilterra, un gol annullato proprio a Erling per un presunto fallo di gioco ha scatenato la furia social del padre, che ha commentato l'episodio con una pesante ironia rivolta alla terna arbitrale.
La replica di Roy Keane non si è fatta attendere e, attraverso i microfoni del suo seguitissimo podcast, ha spostato l'attacco sul piano personale, accusando Alf-Inge di commentare le partite con scarsa lucidità ed esagerando nei toni.
A quasi trent'anni da quel primo, fatidico scontro sul prato di Elland Road, la dinastia Haaland e l'implacabile capitano di Cork continuano a sfidarsi a distanza, dimostrando che nel calcio d'élite ci sono conti che, forse, non si chiuderanno mai del tutto.

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