ESCLUSIVA TA - Alessandro Carducci (VoceGialloRossa.it): "Gasp ha il fuoco dentro, Ederson e Scamacca li prenderei al volo. Sulla zona Champions..."
Alla New Balance Arena va in scena una sfida dal forte impatto emotivo. Per la prima volta Gian Piero Gasperini torna a Bergamo da allenatore della Roma, guardando la sua ex squadra dall'alto in basso della classifica. Negli ultimi anni, però, l’Atalanta ha spesso avuto la meglio sui giallorossi, soprattutto tra le mura amiche, rendendo il confronto ancora più delicato. I nerazzurri, reduci da un avvio complicato senza il loro storico condottiero, cercano slancio sotto la guida di Palladino. Alessandro Carducci, direttore di VoceGiallorossa.it, racconta in esclusiva a TuttoAtalanta.com cosa ci aspetta in questo incrocio tra cuore, tattica e ambizione.
Come arriva la Roma alla sfida con l’Atalanta?
«Arriva abbastanza in salute, con la necessità di fare punti per blindare la zona Champions, che per ora resta l’obiettivo primario. Se poi verrà qualcosa in più, vedremo, ma in quest’ottica la vittoria contro il Genoa è stata fondamentale. L’obiettivo restano sempre i tre punti».
Con Gasperini l’Atalanta è stata spesso la bestia nera della Roma. Ora che siede sulla vostra panchina, è la volta buona per invertire la tendenza?
«La speranza è quella, ma sarà una gara difficilissima, la prima di Gasperini contro il suo passato. L’Atalanta si è ripresa con l’arrivo di Palladino e può contare su ottimi calciatori. La Roma è più in alto e sta disputando un ottimo campionato, ma i nerazzurri, dopo l’infelice parentesi Juric, sono tornati un avversario temibile. Potrebbe essere l'occasione giusta, ma nessuno sottovaluta l'impegno».
L'episodio dello scorso maggio a Bergamo, con il tifoso in campo a segnare a Svilar, ha lasciato strascichi?
«Non credo. Sono passati mesi, c'è stata di mezzo un'estate e certe cose si dimenticano. I rapporti tra le tifoserie non sono idilliaci, ma per ragioni storiche che vanno ben oltre questi piccoli episodi. È acqua passata».
Per Bergamo è il ritorno del "Vate". A Roma come vivete questa vigilia emotiva?
«C’è un po’ di curiosità, ma non di più. Veniamo da una settimana emotivamente molto intensa, segnata dal ritorno di De Rossi all’Olimpico per la prima volta da avversario sulla panchina del Genoa. Abbiamo già fatto il pieno di sentimenti forti e ora c’è bisogno di normalità. Capisco però che a Bergamo la partita venga vissuta diversamente, un po’ come noi abbiamo vissuto il ritorno di Daniele».
Gasperini ha conquistato Roma nonostante lo scetticismo iniziale. Come c'è riuscito?
«All'inizio c'era preoccupazione, non era un tecnico particolarmente amato qui. Invece si è imposto subito per la sua schiettezza: è diretto, onesto, qualità molto apprezzate a Roma. Non è romano, non è De Rossi, ma si vede che ha il fuoco dentro. Vive tutto con passione viscerale. La sua onestà intellettuale, la cultura del lavoro e l'ambizione hanno conquistato la piazza, aiutate ovviamente dai risultati immediati. Fosse partito male, dopo i traumi della stagione scorsa con l'esonero di De Rossi e la parentesi Juric, sarebbe stata dura».
È già considerato una soluzione a lungo termine?
«Sì. Gasperini viene considerato il perno di un progetto ambizioso e a lunga scadenza. Le cose stanno funzionando e c’è moltissima soddisfazione nei suoi confronti».
La Roma è davvero più forte dell’Atalanta oggi?
«Forse la rosa ha qualcosina in più, anche perché l’Atalanta in estate ha perso pezzi pregiati. Ma la differenza l'ha fatta la programmazione: la Roma è ripartita con un progetto chiaro affidandosi a Gasperini. L’Atalanta, al contrario, ha puntato su Juric: una scelta che sulla carta sembrava logica per continuità tattica, ma che arrivava da esperienze fallimentari recenti, inclusa quella a Roma. Per me è stato un errore di valutazione, un disastro quasi annunciato».
Che idea si è fatto dell’Atalanta attuale?
«Raccogliere l'eredità di Gasperini era un compito quasi impossibile per chiunque, serviva forse un top manager mondiale per reggere l'urto. Gasperini a Bergamo ha fatto la storia, qualcosa di paragonabile al Leicester di Ranieri, ma spalmato su anni. L’Atalanta ora deve ricostruire la propria identità. Palladino sembra una soluzione migliore di Juric, ma la sfida resta complicata. Sulla carta i nerazzurri sembrano inferiori, ma hanno nel DNA una forza europea che li rende sempre pericolosi».
Tatticamente che partita sarà?
«La Roma farà il suo gioco: pressing uomo su uomo a tutto campo per soffocare la manovra avversaria. L’Atalanta proverà a muovere i giocatori per disordinare la nostra linea difensiva e attaccare gli spazi che il gioco di Gasperini fisiologicamente concede alle spalle. Mi aspetto il solito 3-4-2-1 con Mancini, Ziolkowski e Hermoso dietro; Wesley e Celik sulle fasce, Cristante e Konè in mezzo. Davanti probabile spazio a Dybala, Soulé e Ferguson, con l'incognita Dovbyk da valutare».
Chi sono gli uomini chiave?
«L’Atalanta dovrà stare attenta all'intensità: il pressing di Gasperini toglie il fiato. La Roma dovrà temere la voglia di rivalsa dei nerazzurri e alcuni singoli: oltre a Zalewski per il classico gol dell’ex, c’è Scamacca, un attaccante che oggi farebbe comodo anche a noi. E poi Ederson: magari non è quello dell'anno scorso, ma resta un giocatore di qualità superiore».
C’è un giocatore nerazzurro che porterebbe volentieri a Trigoria?
«Proprio Ederson. Sarebbe un valore aggiunto nel nostro centrocampo, ma credo farebbe comodo a chiunque in Serie A».
Pronostico sulla classifica finale?
«Mi aspetto un’Atalanta che possa risalire fino a lambire la zona Europa, magari attorno al settimo-ottavo posto, per poi costruire un nuovo ciclo l'anno prossimo. La Roma può insidiare il quarto posto, giocandosela con la Juventus. Per lo Scudetto ci si prova, ma realisticamente non siamo ancora attrezzati per vincerlo. Vedo la Roma quarta e l’Atalanta settima o ottava».
Sarà una partita ricca di sfumature: da una parte l’Atalanta che cerca riscatto e identità, forte di una tradizione casalinga favorevole; dall’altra la Roma di Gasperini, che punta a consolidare la sua posizione di vertice. Tra pressioni tattiche, desideri di rivalsa e il ritorno emotivo del tecnico che ha cambiato la storia nerazzurra, si preannuncia uno scontro affascinante dove ogni dettaglio potrà spostare l'equilibrio.






