Scamacca, il cerchio è chiuso: ora è bomber totale. Palladino lo ha trasformato, Gattuso prende appunti per il Mondiale
Mancava solo un tassello per completare il mosaico stagionale, ed è arrivato dagli undici metri nella notte magica di Coppa Italia. Con il rigore trasformato contro la Juventus, Gianluca Scamacca ha chiuso il suo cerchio personale: dopo aver timbrato il cartellino in Serie A (6 volte) e in Champions League (2 volte), il gigante romano ha sbloccato anche la casella della coppa nazionale. Un "Grande Slam" personale che lo proietta a quota 9 reti stagionali, confermandolo come il miglior marcatore della Dea. Ma la sensazione è che questo traguardo non sia un punto di arrivo, bensì un trampolino per alzare ulteriormente l'asticella, per il suo bene e per quello di una squadra che ha bisogno dei suoi gol come dell'ossigeno.
OBIETTIVO 19 E IL RICHIAMO AZZURRO - Il calendario offre subito l'occasione per accelerare: febbraio propone un menu di 5 partite in soli 17 giorni, un tour de force ideale per rimpolpare il bottino. Nella testa dell'attaccante, tornato al centro del villaggio, c'è un obiettivo ambizioso ma realistico: eguagliare o superare il suo record personale in nerazzurro, quei 19 centri della sua prima stagione a Bergamo (12 in A, 6 in Europa, 1 in Coppa). Essendo quasi a metà dell'opera, la caccia è aperta. Una crescita che non passa inosservata nemmeno a Coverciano: Rino Gattuso osserva interessato. A marzo ci sono i playoff per il Mondiale estivo e un Scamacca in formato "killer" sarebbe l'arma in più per l'Italia.
LA CURA PALLADINO: MENO REGISTA, PIÙ TERMINALE - Il segreto di questa rinascita - spiega La Gazzetta dello Sport - sta anche nella trasformazione tattica imposta da Raffaele Palladino. L'allenatore ha lavorato fin dal primo giorno per "asciugare" il gioco del suo centravanti: lo vuole meno coinvolto nella manovra di raccordo (compito delegato a trequartisti e mediani) e più focalizzato negli ultimi sedici metri. Meno bello da vedere lontano dalla porta, forse, ma terribilmente più efficace dentro l'area. Scamacca deve fare il centravanti puro, il finalizzatore, l'uomo che trasforma in oro il lavoro della squadra.
GOL CHE PESANO COME MACIGNI - E i numeri danno ragione a questa strategia, perché i gol di Gianluca hanno un peso specifico enorme. Se togliamo le due reti "ininfluenti" nelle sconfitte contro Napoli e Verona (arrivate a gara compromessa), il resto è un campionario di reti decisive. Ha portato punti pesanti col Pisa e col Cagliari (doppietta), ha dato il via alla rimonta epica contro il Chelsea e ha illuso contro l'Athletic. Fino ai due rigori recenti: quello che ha stappato la gara col Parma e quello che ha aperto le danze contro la Juve. Scamacca non segna solo tanto, segna quando conta. E la scalata è appena cominciata.
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