Il bivio europeo passa dall'Olimpico: perché eliminare la Lazio vale un'intera stagione per l'Atalanta
Il fascino spietato del pallone si annida nei dettagli e nei calcoli di fine stagione, quando ogni singolo passo falso pesa come piombo. Per l'Atalanta, la nobile vetrina della Coppa Italia ha smesso di essere un semplice trofeo da inseguire per arricchire la bacheca: si è trasformata in un autentico salvavita, un crocevia fondamentale per garantirsi il palcoscenico continentale anche nel prossimo futuro. Un intricato gioco a incastri dove un singolo risultato può ribaltare le sorti di un'intera annata.
LO SPAURACCHIO CAPITOLINO - La vera anomalia di questo finale di stagione veste il biancoceleste. La Lazio naviga in cattive acque in campionato, malinconicamente undicesima e lontana ben undici lunghezze dalla formazione orobica. Le loro speranze di agguantare un pass europeo attraverso la Serie A sono ridotte al lumicino. Proprio per questo, un eventuale trionfo della squadra di Sarri nella coppa nazionale rappresenterebbe lo scenario apocalittico per i nerazzurri: i capitolini andrebbero a "rubare" di fatto uno slot prezioso alle prime sette della classe, condannando l'attuale settima in graduatoria all'esclusione totale da ogni competizione Uefa. Un incubo già vissuto nella passata edizione, quando l'inatteso exploit del Bologna (giunto nono in campionato) lasciò clamorosamente a casa proprio i biancocelesti che avevano chiuso al settimo posto.
IL SALVAGENTE DELLA FINALE - Ecco perché sbancare e superare il turno contro la Lazio significa molto più che staccare un biglietto per l'ultimo atto del torneo - rimarca stamane L'Eco di Bergamo - . Raggiungere la finalissima disinnescherebbe in automatico l'ipotesi dell'"intrusa". A quel punto, l'Atalanta sarebbe padrona del proprio destino: vincendo il trofeo volerebbe direttamente e meritatamente in Europa League. Ma anche in caso di malaugurata sconfitta all'ultimo atto, blinderebbe la certezza matematica che il settimo posto in Serie A valga quantomeno l'accesso ai gironi di Conference League.
INCROCI E ALLEANZE STRATEGICHE - Qualora il miracolo sportivo non dovesse concretizzarsi a Zingonia e l'avventura si fermasse in semifinale, i calcoli diventerebbero improvvisamente spietati. L'alleato perfetto, in quel caso, si chiamerebbe Inter: un successo della corazzata meneghina in finale sbloccherebbe senza patemi lo slot europeo per la settima classificata. Leggermente più articolata la questione legata al Como. I lariani potrebbero teoricamente alzare il trofeo scivolando fuori dalla top six del campionato, ma un simile scenario implicherebbe quasi certamente un sorpasso in extremis proprio da parte della truppa orobica ai loro danni. A patto, ovviamente, di tenere a debita e rassicurante distanza le immediate inseguitrici, con Bologna e Sassuolo pronte ad approfittare di ogni minimo passo falso.
LA CORSA A OSTACOLI IN CAMPIONATO - Parallelamente al tabellone del torneo a eliminazione diretta, la spietata maratona della Serie A non ammette ulteriori distrazioni. Il recente e sanguinoso scivolone patito contro il Sassuolo ha complicato i piani, lasciando i bergamaschi momentaneamente invischiati nel limbo della settima piazza. Il divario dalle zone più nobili è tutt'altro che incolmabile: la Roma quarta dista sei punti, il sorprendente Como quinto è a sole tre lunghezze, mentre il mirino più vicino è puntato sul sesto posto della Juventus, lontana appena due passi. Se la semifinale dovesse andare storta, scavalcare una di queste corazzate diventerà un obbligo vitale.
Non ci sono più reti di salvataggio né calcoli differiti. La doppia sfida di Coppa è una roulette russa dal sapore internazionale: chi esce trionfatore prenota l'Europa, chi perde rischia seriamente di doverla guardare dal divano di casa per un intero anno. L'ora della verità, per la Dea, è finalmente scoccata.
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