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Carnesecchi alla vigilia del Pafos: «Non dobbiamo porci dei limiti»

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Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com
Oggi alle 15:00Primo Piano
autore Redazione TuttoAtalanta.com
14.10.2026 15:00Primo Piano
Il portiere presenta l'esordio in Conference League tra orgoglio per i record, adattamento alla difesa a quattro e fiducia nel progetto: «Dobbiamo essere spavaldi e determinati»

Alla vigilia dell'esordio nella League Phase di Conference League, il primo nella storia nerazzurra, a rappresentare lo spogliatoio nella conferenza stampa del Centro Bortolotti di Zingonia è stato Marco Carnesecchi. Al fianco di Maurizio Sarri, che poco prima lo aveva definito uno di quelli a cui non perdonerà mai nulla, il portiere nerazzurro ha parlato dei record da figlio di Zingonia, della rivoluzione tattica che lo vede spesso protagonista, del peso di partire tra le favorite della competizione, di un'Atalanta che sta imparando anche a soffrire, del dualismo azzurro con Donnarumma e dell'unico aspetto del suo gioco che, ammette, lo fa ancora arrabbiare.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Marco, sei nella top ten dei portieri con più presenze nella storia dell'Atalanta e, tra quelli usciti dal vivaio, sei quello che ha subito meno gol: che effetto ti fanno questi record da figlio di Zingonia?
«Innanzitutto buongiorno a tutti, o buon pomeriggio, come preferite. È una domanda interessante ed è una cosa che mi fa molto piacere: io non lo sapevo. Mi riempie d'orgoglio, perché devo tanto all'Atalanta per quello che ha fatto per me quando ero giovane, e anche quando sono rientrato dopo vari prestiti. Quindi è una cosa che mi fa molto, molto piacere, è un motivo d'orgoglio. E vediamo di migliorare ancora di più questi numeri».

Questi numeri sono anche figli delle tante parate di questo inizio di stagione: come ti stai trovando e come vedi il reparto difensivo nella rivoluzione portata dal mister?
«Mi trovo molto bene. Per me fare molte parate non è un problema, anzi, mi dà stimolo: essere un punto di riferimento, un aiuto per la squadra, mi dà molta consapevolezza. Magari è anche una cosa nuova per me, e sono veramente felice di farla perché riempie il mio bagaglio personale di esperienza. Secondo me è molto positivo quello che abbiamo fatto noi e quello che ha fatto tutto il mondo Atalanta, cioè prendere e cambiare radicalmente la nostra storia. Per farlo bisogna avere coraggio, bisogna avere gli attributi, per non usare un termine francese, quindi sono molto felice, perché è una scelta che rispecchia molto anche il mio carattere. Ne prendiamo le conseguenze, anche se all'inizio può essere più complicato, ma non abbiamo paura di sbagliare o di aver sbagliato: siamo felicissimi di questo modo di giocare. Se dovrò essere ancora più impegnato, lo sarò molto volentieri: sono felice di essere determinante in ogni partita».

I bookmaker vi danno tra le favorite, forse seconde soltanto al Brighton: come si vive l'inizio di una competizione in cui avete la necessità di arrivare almeno alla fase a eliminazione diretta?
«Penso che forse sia la cosa giusta per noi avere un peso sulle spalle: è una cosa che all'Atalanta non c'è mai stata, e magari per noi è positiva. Non voglio trovare pensieri negativi: è qualcosa che, come ho detto prima, ci deve riempire d'orgoglio e farci sentire una squadra forte in ambito europeo, perché negli ultimi anni il livello della Conference League si è alzato molto. Dobbiamo essere felici di questo e non dobbiamo avere paura di nessuno, soprattutto di noi stessi, perché in questo momento l'unico scoglio potremmo essere forse proprio noi stessi. Dobbiamo essere spavaldi, determinati, fare la nostra partita e sbagliare tantissimo, che sia sbagliare un gol o prendere un gol perché scivolo in porta e la palla mi passa sotto le gambe: dobbiamo essere propositivi e andare forte, il calcio europeo è anche questo. Creare azioni, ma anche subirle. Siamo felici di essere forse la squadra più accreditata della Conference League e cercheremo di portare a casa qualcosina non solamente domani, ma anche in futuro».

Visto che sei molto onesto, ne approfitto: dove può arrivare questa Atalanta, anche alla luce di questo nuovo inizio?
«Penso che mettersi dei limiti in questo momento potrebbe soltanto frenare la nostra corsa o il nostro potenziale. Di una cosa sono sicuro: la società ha fatto un lavoro veramente importante, sia sul mercato sia nella scelta dell'allenatore. Giustamente voi vedete un'Atalanta un po' diversa rispetto a quella degli ultimi anni, più compatta, che ogni tanto abbassa il blocco di venti metri e si mette a difendere nella propria metà campo. Però vorrei fare io una domanda a voi: le grandi squadre quante volte lo fanno? L'Inter, per esempio, quante volte si abbassa a difendere nella propria metà campo, tante o poche? (dalla sala qualcuno risponde poche, qualcuno che dipende dalla partita, ndr) Bene. Io penso che, per diventare una grande squadra, una squadra competitiva e pronta a vincere trofei, questa sia una caratteristica che serve. Poi, giustamente, farlo per novanta minuti sarebbe sbagliato. Ma quando toglieremo le catene e saremo propensi ad andare in avanti, perché avremo imparato tutta la tattica di questa fase iniziale del percorso, sarà qualcosa che ci porterà sicuramente tanti risultati, perché sapersi difendere bassi crea spazi molto importanti alle spalle degli avversari. È una caratteristica, quella della gestione della partita, che ci era sempre mancata. Non vediamo l'ora che questi risultati arrivino, non soltanto per noi stessi, ma anche per chi tifa per noi, che molto spesso vedo non disperato, ma un po' giù di morale. Però sarà una cosa che ci porterà sicuramente risultati».

Secondo molti l'anno scorso sei stato il migliore dell'Atalanta, in campionato e in Europa, e anche in questo avvio sei tra i grandi protagonisti: quante volte, in nazionale, hai maledetto di essere nato un anno dopo Donnarumma?
«Questa domanda me l'hanno fatta anche prima di Turchia-Italia: mi hanno chiesto come ci si sente a essere un portiere di livello e ad avere davanti un Donnarumma. E io ho risposto: loro hanno Haaland, noi abbiamo Donnarumma. Per l'Italia, in questo momento, Donnarumma è un valore aggiunto e siamo felici di averlo: con Haaland si parte 1-0, con Donnarumma si parte 0-0, e per un bel po' di volte. Quindi siamo felici di averlo con noi, è veramente un valore aggiunto, e non sono dispiaciuto di non giocare, perché, come ho detto anche al preparatore dei portieri, in questo momento il bene della Nazionale italiana è soltanto la Nazionale italiana: non c'è singolo che tenga, che sia Carnesecchi, Bastoni, Barella o Tonali. L'Italia ha bisogno di ripartire e deve trovare i suoi punti fermi: Gigio è sempre stato un punto fermo per noi, un punto di riferimento, il nostro capitano. Siamo veramente felici di averlo con noi e sono davvero felice per lui per quello che sta facendo per la Nazionale».

Sei un giocatore che porta punti, come hai fatto anche in Ungheria salvando la qualificazione: c'è un aspetto in cui senti di dover migliorare, qualcosa che ti fa arrabbiare perché non ci sei ancora riuscito?
«Sì, è vero, c'è una cosa che mi manda ai matti, mi manda a San Patrignano: non riuscire a fare qualche uscita alta in più. Il fatto di non dominare il gioco aereo mi dà molto fastidio e ci sto lavorando. Va già meglio rispetto all'anno scorso, perché mi sono sbloccato un po' sotto l'aspetto personale, più che fisico o mentale. Voglio migliorarla ancora di più, perché so che mi porterà sicuramente benefici e perché, come ormai mi conoscete da anni, non mi sono mai fermato quando stavo facendo bene: sono un ragazzo che ambisce a essere non uno dei migliori, ma il migliore. Penso che questo mi spinga ad aumentare anche la predisposizione a uscire sulle palle alte. Con i piedi ultimamente sono migliorato tanto e tra i pali mi sono sempre difeso: questa è la cosa che mi manca per diventare ancora più dominante».

Personalità, ambizione e nessun timore reverenziale: Carnesecchi raccoglie l'investitura del suo allenatore e la rilancia, chiedendo alla squadra coraggio e spavalderia anche a costo di sbagliare. Domani alla New Balance Arena, con rotazioni e un nodo difesa ancora da sciogliere, comincia l'avventura europea di una Dea che, parola del suo portiere, non deve avere paura di nessuno.

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per Tuttoatalanta.com

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