Sarri in conferenza: "Formazione? Stiamo facendo delle valutazioni. Pafos squadra di livello"
Redazione TuttoAtalanta.com
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Prima volta nella storia nerazzurra nella fase principale della Conference League, a poco più di settantadue ore dalla vittoria sul Venezia e a tre giorni dalla trasferta di San Siro. Nella conferenza stampa della vigilia di Atalanta-Pafos, al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia, Maurizio Sarri si è presentato al fianco di Marco Carnesecchi per lanciare la sfida con i ciprioti. Il tecnico nerazzurro ha parlato di un calendario che non lascia tempo per preparare le partite, della flessione del secondo tempo contro il Venezia letta alla luce dei dati, del valore di un avversario da non sottovalutare, dell'umiltà come qualità imprescindibile, della nuova collocazione di De Ketelaere e di come si alleni la personalità. In chiusura, un'investitura senza mezzi termini per il suo portiere.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, come ha preparato la gara, visto che si gioca a distanza così ravvicinata? E chi ha giocato poco o niente domani sarà titolare?
«Come la stiamo preparando e come la prepareremo: per il momento abbiamo fatto soltanto, ieri mattina, un po' di scarico per chi ha giocato e un allenamento per chi non ha giocato, ma la preparazione della partita deve ancora cominciare. È il calcio moderno, è questo: se fai tre partite in sei giorni, è chiaro che il tempo per preparare le partite praticamente non esiste. Se ti posso dare la mia opinione personale, non è un calcio che mi fa impazzire: la penso un po' come le nostre curve. Però ci dobbiamo adeguare, e quindi sarà una preparazione alla partita molto più sbrigativa di quella a cui siamo abituati, ma il calendario è questo e dobbiamo arrivarci il più pronti possibile. Chi giocherà non te lo so dire: valuteremo tutte le situazioni in base alle verifiche che faremo oggi e domattina, e poi prenderemo delle decisioni. Ma sicuramente, in questo momento, per noi è importante tenere in ballo più giocatori possibile».
Con così poco tempo per allenarsi in questo blocco di partite, è preoccupato per la tenuta atletica della squadra, visto il secondo tempo contro il Venezia?
«Bisogna vedere se è stato un problema fisico o un problema di un'altra natura. È vero che nel primo tempo, dal punto di vista fisico, abbiamo espresso valori che in questa stagione non avevamo mai espresso: guardando le efficienze calcolate con l'intelligenza artificiale, sono di livello top europeo. Quindi può darsi che abbiamo pagato un po' quello, così come può darsi che abbiamo pagato il fatto che il baricentro non era più lo stesso. Nel primo tempo il baricentro era alto, con riconquiste alte e ripartenze corte e dirette, e così abbiamo segnato il primo e il terzo gol. Nel secondo tempo, invece, riconquiste basse e ripartenze più complicate: qualcuna l'abbiamo portata a buon fine, qualcuna l'abbiamo sprecata anche in superiorità numerica. E poi le partite del Venezia le ho viste tutte: purtroppo per loro alla fine il risultato è andato sempre così, ma il Venezia ha messo in difficoltà tutti, non soltanto noi».
Che gara si aspetta domani, considerando che il Pafos è una squadra che ha già esperienza in Europa?
«Mi aspetto la classica partita europea, una partita difficile. Bisogna prendere atto di certi cambiamenti avvenuti negli ultimi tempi: in Italia il livello medio delle squadre considerate medio-piccole si è elevato in maniera esponenziale, e lo stesso è successo in Europa. Come si è visto anche dai risultati di ieri, anche squadre che arrivano da Paesi meno considerati sono diventate pericolosissime. Il Pafos è una buona squadra, viene da una buona Champions giocata l'anno scorso e mi sembra abbia fatto addirittura i playoff per entrare negli ottavi di finale. È una squadra di valori tecnici, piena di giocatori brasiliani e portoghesi che hanno ottime qualità, e saranno partite che dovranno essere anche di sofferenza. Io penso che l'umiltà si stia delineando, in questo momento, come la qualità essenziale nel calcio: proprio per i motivi che ti ho detto, tutte le squadre nell'arco dei novanta minuti prima o poi ti mettono in difficoltà, ed essere umili per accettarlo, per affrontare quelle difficoltà e per superarle è fondamentale».
In Conference ci sono soltanto sei partite, quindi bisogna correre e la differenza reti diventa importante.
«Io ai miei giocatori chiedo umiltà, perché se pensi alla differenza reti dai già la partita per vinta, e non è così. Pensiamo ai punti».
Conoscere meno le squadre che si incrociano, a parte l'Ajax, può essere un vantaggio, perché chiedi ai tuoi di stare sempre al massimo, oppure aumenta le difficoltà per le possibili sorprese?
«Che sia una squadra di livello penso sia palese. Se poi uno valuta il livello di una squadra soltanto in base al nome che porta e ai trofei vinti in passato, è superficialità. Noi abbiamo chiaro il livello di questa squadra, che è piuttosto elevato, e quindi dobbiamo avere chiaro tutto il resto: per noi non deve rappresentare una sorpresa il fatto che sia di livello piuttosto elevato e che ci possa mettere in difficoltà, deve essere tutto messo nel computo delle previsioni della partita. Quindi penso che, per quanto riguarda noi, non sia né un vantaggio né uno svantaggio. Per l'opinione pubblica, poi, non lo so».
Con il Venezia abbiamo visto De Ketelaere dietro la punta: prima di accentrarlo gli aveva parlato al rientro dalla sosta? Che cosa è emerso?
«Che negli ultimi tempi in nazionale ha giocato più accentrato e si è trovato piuttosto bene: quindi, visto che stavamo provando anche quest'altro modulo, ho pensato di metterlo alla prova in quella posizione di campo. Mi sembra tutto abbastanza normale».
Dopo la Juve aveva parlato della personalità e del carattere da trovare: col Venezia ha visto passi avanti? E come si allena la personalità?
«La personalità si allena fuori dal campo e dentro al campo, ed è chiaro che devi cercare di dare grande fiducia. Col Venezia ho visto degli aspetti positivi, rappresentati dal fatto che la squadra ha avuto un ingresso in partita bello, violento, con entusiasmo e voglia di fare. Un altro piccolo segnale positivo l'ho visto nei sei-sette minuti finali, quando eravamo in inferiorità numerica: ho visto una squadra che si è inferocita in fase difensiva nel momento della difficoltà. Quindi segnali positivi sono arrivati. Però a un certo punto abbiamo perso il controllo della partita, o meglio, più che perderne il controllo l'abbiamo fatta diventare una partita a campo aperto: un'azione noi, un'azione loro, un'occasione noi, un'occasione loro. E questo non mi piace moltissimo, soprattutto quando siamo sopra di due gol. Lì probabilmente, a livello di scelte, dovevamo essere molto più bravi a capire quando potevamo andare in verticale e quando dovevamo alzarci a palleggiare: invece siamo andati sempre diretti, e questo finiva per spaccare in due anche noi. Nel finale ho preferito tornare ai tre centrocampisti proprio per ovviare a questo».
Parlando di personalità, il ragazzo che ha al suo fianco sembra averne da vendere: è uno dei leader della squadra?
«Il problema è che non lo posso far giocare in mezzo al campo. Sicuramente è anche uno dei giocatori di personalità, lui è uno di questi. Ed è uno di quelli a cui io non perdonerò mai, assolutamente, niente, perché secondo me ha le potenzialità per fare la differenza, e io pretendo che la faccia. Ha le spalle larghe per reggere questa responsabilità, sicuramente: quindi penso che per lui, e lo sto dicendo qui davanti a lui, non sia assolutamente un peso, ma soltanto uno stimolo».
Umiltà, rotazioni e nessuna sottovalutazione: Sarri apre l'avventura europea con un messaggio chiaro al gruppo, una frecciata al calendario che sposa il pensiero della tifoseria e un'investitura pubblica per il suo portiere. Domani alla New Balance Arena, con rotazioni e un nodo difesa ancora da sciogliere, la Dea comincia il suo cammino in Conference.
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