La Dea custode della propria storia: all'Allianz Arena serve un'impresa per difendere l'orgoglio tricolore
L'Allianz Arena evoca ricordi dolci e amari per il calcio italiano, ma la spedizione che attende l'Atalanta guidata da Raffaele Palladino contro il formidabile Bayern Monaco ha il sapore malinconico di un lungo e inevitabile addio. A un anno di distanza dall'atto conclusivo della massima competizione europea che vide l'Inter cadere sotto i colpi del Psg, l'impianto bavarese si prepara a timbrare il biglietto d'uscita per l'ultima superstite tricolore. Un'ecatombe sportiva che ha già spazzato via il Napoli campione d'Italia e mietuto vittime illustri come i nerazzurri meneghini e la Juventus nei recenti spareggi, gettando ombre inquietanti persino sul cammino della Nazionale azzurra affidata a Rino Gattuso.
CUSTODI DI UNA LEGGENDA - La trasferta in terra tedesca non può e non deve ridursi a una semplice e rassegnata passerella. I giocatori orobici sono chiamati a difendere un blasone costruito faticosamente negli anni sotto l'egida di Gian Piero Gasperini, l'architetto che ha trasformato Bergamo in un'autentica capitale del calcio europeo. Dal celebre paragone del dentista coniato da Pep Guardiola, fino agli elogi sinceri di Jurgen Klopp, l'Europa intera ha imparato a rispettare il furore agonistico della Dea. Un'epopea costellata di imprese titaniche, dal trionfo di Dublino contro il Bayer Leverkusen alle notti magiche di Anfield, passando per i sacchi di Valencia griffati da Josip Ilicic, Lisbona, Amsterdam e Stoccarda. Un patrimonio di inestimabile valore che Palladino ha il dovere morale di onorare, chiedendo ai suoi ragazzi una prova di assoluta dignità e coraggio.
LA MACCHINA DA GOL E L'AVVERTIMENTO - Di fronte ci sarà però un avversario spietato, capace di infliggere una durissima lezione tattica già sul prato della New Balance Arena. Il club teutonico – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – rappresenta una corazzata mostruosa che viaggia al ritmo impressionante di tre reti e mezzo a partita, per un totale di centoventuno centri stagionali. L'allenatore Vincent Kompany dovrà fare a meno degli squalificati Joshua Kimmich e Michael Olise, oltre agli infortunati Jamal Musiala e Alphonso Davies, ma la potenza di fuoco rimane devastante. Il peso dell'attacco graverà sulle spalle di un cannibale come Harry Kane, supportato dall'astro nascente Karl, talento diciottenne baciato dalla grazia. Chi spera in sconti o cali di tensione si rassegni: le parole del mister belga, «Siamo il Bayern, non facciamo amichevoli», suonano come una minacciosa sentenza.
GLI ERRORI DA NON RIPETERE E LE SCELTE - Per evitare un nuovo tracollo, la formazione lombarda dovrà assolutamente resettare la presunzione tattica mostrata nel primo round. Il disastroso esperimento con due punte pesanti, che ha finito per spalancare praterie alla tecnica teutonica, andrà riposto nel cassetto a favore di una maggiore densità e organizzazione. Spazio dunque al ritorno delle geometrie di Ederson e alla classe di Charles De Ketelaere dal primo minuto, con Nikola Krstovic in rampa di lancio al posto di Gianluca Scamacca per guidare il reparto offensivo. Possibile turno di riposo per Sead Kolasinac e Lorenzo Bernasconi, apparsi in palese debito d'ossigeno nella gara d'andata.
L'ORGOGLIO COME UNICA VIA - La missione è chiara e la rotta è stata tracciata dalle parole dei protagonisti. Se Davide Zappacosta suona la carica invitando l'ambiente a «Trasformare la delusione in carica», è proprio il tecnico a siglare la promessa definitiva prima del fischio d'inizio: «L’Atalanta fornirà una prestazione degna di un ottavo di Champions, anche per rispetto dei suoi tifosi». A Monaco servirà cuore, polmoni e una fede incrollabile per dimostrare all'Europa che la Dea sa ancora guardare i giganti dritti negli occhi.
© Riproduzione Riservata






