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Lezione di tattica al Via del Mare: come la Dea ha annientato il Lecce con la mossa dei braccetti
ieri alle 21:15Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Lezione di tattica al Via del Mare: come la Dea ha annientato il Lecce con la mossa dei braccetti

Dalla rete da vero centravanti di Scalvini al capolavoro di Krstovic. Un dominio tecnico assoluto che rilancia con prepotenza le ambizioni europee della Dea

L'Atalanta non fa sconti e impartisce una vera e propria lezione di calcio sul rettangolo verde del Via del Mare. La compagine bergamasca, magistralmente guidata in panchina da Raffaele Palladino, ha sfoggiato una supremazia tecnica e un'intelligenza tattica di fronte alle quali il Lecce si è dovuto semplicemente arrendere, travolto dal peso di una manovra avvolgente e dalla qualità schiacciante dei singoli interpreti.

LA MOSSA STRATEGICA DELL'ASSALTO - Il vero capolavoro del tecnico campano si è materializzato fin dai primissimi istanti di gara. La chiave tattica assoluta è stata la spiccata capacità di riempire l'area di rigore avversaria con una densità impressionante di uomini, coinvolgendo costantemente i centrocampisti e i braccetti difensivi. L'emblema di questa coraggiosa e dirompente filosofia è incarnato dalla prima rete: un inserimento fulmineo da «attaccante vero» firmato da Giorgio Scalvini, encomiabile nel farsi trovare pronto all'appuntamento con il gol e a spaccare in due la partita.

LO SCACCHIERE E I DUELLI SULLE CORSIE - Per arginare l'onda d'urto orobica, l'allenatore salentino Eusebio Di Francesco si è affidato a un abbottonato 4-2-3-1. A protezione dell'estremo difensore Wladimiro Falcone, la linea arretrata ha visto schierati Danilo Veiga, Lukas Siebert, Tiago Gabriel e Zinedine Ndaba. In mezzo al campo diga formata da Ylber Ramadani e Ousmane Ngom, mentre sulla trequarti l'incursore Youssouf Fofana aveva il duplice compito di legare i reparti e abbassarsi in copertura, innescando le ali Balthazar Pierotti e Lameck Banda a supporto del terminale di movimento Walid Cheddira. La risposta nerazzurra si è invece poggiata sul rodato 3-4-2-1: Marco Carnesecchi tra i pali, scudato dal terzetto composto da Berat Djimsiti, Scalvini e Sead Kolasinac. A macinare chilometri sui binari esterni ci hanno pensato Davide Zappacosta e Lorenzo Bernasconi, con Marten de Roon ed Ederson dominatori della cabina di regia. In avanti, il ruolo di punta centrale è stato affidato al grande ex Nikola Krstovic, illuminato dalle giocate di Charles De Ketelaere e Nicola Zalewski.

IL DOMINIO NELL'UNO CONTRO UNO - Nel corso della prima frazione, la squadra ospite ha banchettato sulla catena di destra, sfruttando l'intesa devastante tra uno straripante Zappacosta e i continui, imprevedibili tagli centrali del talento belga. Nonostante i timidi tentativi dei padroni di casa di pungere in ripartenza, la differenza tecnica nell'uno contro uno è parsa incolmabile. – come analizza L'Eco di Bergamo – la ripresa si è trasformata in un saggio di gestione dei ritmi, impreziosito da folate offensive letali. Il raddoppio è nato sull'asse della perfezione assoluta: un perentorio inserimento da mezzala del mediano brasiliano, la lucida rifinitura del trequartista ex Milan e il fiuto inesorabile del bomber montenegrino.

LA PANCHINA D'ORO E IL TRIS - Con gli avversari ormai alle corde e spuntati in avanti, il vortice delle sostituzioni non ha minimamente scalfito l'assetto nerazzurro. L'ingresso in campo di Odilon Kossounou ad affiancare Scalvini e Kolasinac ha blindato la retroguardia, mentre in avanti ha spiccato l'ottimo impatto del neo-entrato Giacomo Raspadori. Lanciato nella mischia assieme a Ibrahim Sulemana, l'attaccante della Nazionale ha dimostrato tutta la sua duttilità, giostrando con enorme qualità prima da esterno sinistro e poi chiudendo il match da centravanti puro.

Un rotondo tris che spazza via ogni dubbio residuo: la squadra è matura, spietata ed è pronta a riabbracciare l'affetto del proprio pubblico per la prossima battaglia tra le mura amiche della New Balance Arena.

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