Il patatrac che non cancella un'annata d'oro: l'Atalanta difende Carnesecchi e chiude le porte alle polemiche
La sconfitta patita dall'Atalanta contro la Juventus lascia in dote un inevitabile retrogusto amaro, accentuato dall'incertezza fatale di Marco Carnesecchi, ma consegna anche un'importante lezione di maturità. L'ambiente bergamasco incassa il colpo senza fare drammi, aggrappandosi alle certezze granitiche costruite nel corso della stagione per proiettarsi immediatamente verso le battaglie campali che decideranno il destino continentale del club.
LA CATENA DELL'ERRORE E L'ASSOLUZIONE - Il gol che ha deciso la contesa, propiziato dagli ex Emil Holm e Jeremie Boga, è il frutto avvelenato di un patatrac collettivo. L'azione nasce dalle sbavature di Sead Kolasinac e Nicola Zalewski, per poi trasformarsi in una traiettoria velenosa che scavalca Berat Djimsiti e carambola addosso a Giorgio Scalvini. L'errore capitale, tuttavia, risiede nell'esitazione del portiere. Un eccesso di ottimismo nell'aspettarsi l'intervento risolutore del compagno di reparto gli ha impedito di distendere le braccia per sventare la minaccia. Ma il popolo orobico non ha la memoria corta: l'estremo difensore resta nettamente il miglior interprete della stagione nerazzurra, un pilastro assoluto a cui si perdona volentieri questo singolo inciampo, certi di rivederlo in versione saracinesca nell'imminente doppio incrocio contro le formazioni romane.
A PARTI INVERTITE - L'andamento della gara ha rappresentato l'esatta antitesi del confronto andato in scena nel torneo nazionale. Questa volta i ruoli si sono letteralmente capovolti: chi ha espresso il calcio migliore e ha dominato le danze è uscito dal campo senza punti. Luciano Spalletti si è paradossalmente adeguato all'inerzia avversaria, mentre Raffaele Palladino ha governato le operazioni pagando un conto salatissimo al cinismo. – come analizza Pietro Serina sulle colonne del Corriere di Bergamo – il verdetto odierno fa calare quasi definitivamente il sipario sul sogno Champions League. Ma la bilancia pende comunque a favore dei nerazzurri: tra i due incroci, infinitamente meglio aver trionfato in Coppa Italia, preservando la ghiotta chance di agguantare la finalissima il prossimo 22 aprile superando lo scoglio Lazio.
LA LEZIONE DI STILE SUL CASO GATTI - Il finale ad alta tensione avrebbe potuto servire su un piatto d'argento il più classico degli alibi arbitrali, ma la guida tecnica campana ha scelto la via della signorilità: «Non parlo degli arbitri». Un atteggiamento misurato che arricchisce il prestigio della società. L'episodio del presunto tocco di braccio di Federico Gatti sul traversone di Charles De Ketelaere non era sanzionabile: l'arto era raccolto e in netta fase di retrazione, una dinamica totalmente opposta a quella punita a Gleison Bremer in coppa. Il buonsenso ha prevalso, zittendo le polemiche pretestuose degli urlatori di professione.
IL NASTRO ADESIVO SALVA LA TECNOLOGIA - Nella notte delle tensioni c'è stato spazio anche per un siparietto rustico e geniale. Il direttore di gara Fabio Maresca, afflitto da noiosi problemi di tenuta alla propria ricetrasmittente, è stato soccorso al 17' dall'inossidabile massaggiatore nerazzurro Marcello Ginami. Con un robusto e provvidenziale giro di nastro adesivo, lo storico collaboratore ha fissato il bracciale tecnologico dell'arbitro. Se un tempo la mitica spugna bagnata faceva miracoli sui polpacci, oggi lo scotch ripara i cortocircuiti del calcio moderno.
RECORD DI PRESENZE MA NON D'INCASSO - La cornice della New Balance Arena si è confermata ancora una volta uno spettacolo nello spettacolo. I 23.271 spettatori registrati segnano il nuovo primato stagionale di presenze, ritoccando di 28 unità il precedente picco raggiunto contro l'Inter. La biglietteria, però, evidenzia un incasso di 755 mila euro, inferiore di 31 mila euro rispetto alla sfida contro i nerazzurri milanesi. Una cifra ragguardevole che ribadisce, al tempo stesso, la titanica impresa della compagine bergamasca, costretta a competere ad altissimi livelli contro club metropolitani capaci di generare regolarmente introiti dieci volte superiori.
Cadere fa parte del gioco, ma la grandezza di una squadra si misura dalla rapidità con cui si rialza. L'orchestra nerazzurra è già proiettata alla prossima sinfonia, pronta a tramutare la rabbia per il pasticcio bianconero in energia pura per incendiare il finale di stagione.
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