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Caccia al trofeo stregato: Zanchi guida la Primavera contro la Juve di Padoin per infrangere il tabù di CoppaTUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Oggi alle 07:30Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Caccia al trofeo stregato: Zanchi guida la Primavera contro la Juve di Padoin per infrangere il tabù di Coppa

A Milano va in scena la finalissima secca contro i bianconeri dell'ex Padoin. Bosi squalificato va in tribuna, tocca a Zanchi guidare l'assalto orobico al trofeo

La delusione patita dalla prima squadra di Raffaele Palladino contro la Lazio ha lasciato scorie pesanti, ma il riscatto dell'intero universo nerazzurro passa ora dai piedi dei suoi gioielli più verdi. L'appuntamento con la storia chiama a gran voce l'Atalanta Primavera guidata da Giovanni Bosi, pronta a scendere sul glorioso prato dell'Arena Civica Gianni Brera di Milano per contendere la Coppa Italia di categoria alla Juventus in una finalissima secca che promette scintille ed emozioni da brivido.

L'ONDA D'URTO E LE ARMI NERAZZURRE - Il gruppo bergamasco si presenta al vernissage milanese delle ore 17 (con ingresso gratuito per il pubblico e diretta tv nazionale su Sportitalia) sospinto da un vento in poppa a dir poco impetuoso. La striscia d'oro recita ben quattordici risultati utili consecutivi tra campionato e coppa, frutto di otto trionfi e sei pareggi che hanno proiettato la Dea a quota 54 punti nella regular season, a più sei proprio sui dirimpettai piemontesi. Per scardinare la retroguardia bianconera, servirà la partita perfetta: fari puntati sull'infallibile istinto killer di Baldo, giunto a diciannove centri stagionali, ma anche sulla regia illuminante di Valdivia, le accelerazioni brucianti di Artesani, le intuizioni di Camara e la granitica diga difensiva eretta da capitan Ramaj.

L'INCROCIO CON L'EX E LA PANCHINA MODIFICATA - Il fascino magnetico della sfida è ulteriormente amplificato dalla presenza sulla panchina avversaria di un pezzo di storia sbocciata proprio a Zingonia: a guidare la Vecchia Signora c'è infatti Simone Padoin. Ironia della sorte, l'incrocio tattico non vedrà il consueto faccia a faccia a bordo campo. – come analizza L'Eco di Bergamo – mister Bosi sarà costretto ad accomodarsi in tribuna, dovendo scontare due turni di squalifica rimediati dopo l'infuocata semifinale in terra emiliana. A raccogliere il gravoso e stimolante testimone in panchina sarà il suo fidato vice Marco Zanchi, chiamato a gestire la pressione di un match spietato in cui non sono previsti tempi supplementari: in caso di equilibrio al novantesimo, si andrà dritti alla crudele lotteria dei rigori. Un dettaglio non da poco, considerando che la Dea dovrà vendicare il 2-0 subìto in casa nel primo incrocio di campionato proprio per mano juventina.

UN CAMMINO DA SCHIACCIASASSI LONTANO DA CASA - La marcia d'avvicinamento al palcoscenico milanese è stata un crescendo rossiniano di autorevolezza e cinismo. Dopo aver banchettato nei primissimi turni con un doppio e tennistico 6-1 inflitto a Pro Vercelli e Virtus Entella, la truppa orobica si è esaltata lontano dal proprio pubblico e dal clima casalingo della New Balance Arena, espugnando terreni ostilissimi. Il capolavoro assoluto si è concretizzato agli ottavi contro il Cagliari detentore del trofeo (decisivo il timbro di Baldo), seguito dalla soffertissima ma epica vittoria ai rigori a Verona e dal chirurgico 2-0 imposto al Sassuolo griffato da Pedretti e dallo stesso Camara.

LA STORIA DA RISCRIVERE VENTITRÉ ANNI DOPO - L'obiettivo primario è cancellare il ricordo più doloroso e recente: la beffa del maggio 2022 al Penzo di Venezia, quando i ragazzi allora allenati da Max Brambilla si arresero alla Fiorentina incassando la rete di Corradini all'ultimo respiro. Per ritrovare i colori nerazzurri sul gradino più alto del podio bisogna infatti riavvolgere il nastro fino al 2003. Era l'era della formidabile «banda Finardi», capace di piegare la Lazio nel doppio confronto (2-2 all'andata, 2-1 al ritorno firmato Canini e Inacio Pià). Un gruppo zeppo di fenomeni in erba, da Giampaolo Pazzini a Rolando Bianchi, passando per Riccardo Montolivo, Andrea Lazzari, Julien Rantier e quello stesso Padoin che oggi siede sulla barricata opposta. Quel trionfo suggellò il tris personale del tecnico Giancarlo Finardi, già vittorioso con la Dea nel biennio d'oro 2000-2001.

Oggi la gloria bussa nuovamente alle porte del quartier generale nerazzurro. Serviranno testa fredda, cuore caldo e quell'incoscienza tipica della gioventù per riportare a Bergamo un trofeo che manca da troppo, lavando via le amarezze dei giorni scorsi.

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© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews