L'ex rossoblù Simone Pinna: "Prima del Monastir ho pensato di smettere. Avevo perso l'entusiasmo"
Simone Pinna, ex terzino di Olbia e Cagliari attualmente in forza al Monastir in Serie D, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della pagina Instagram "Battito Calcistico". Di seguito le parole dell'ex rossoblù.
Simone, hai toccato il cielo con un dito esordendo in Serie A con la maglia del tuo Cagliari. Se chiudi gli occhi e torni a quel momento contro il Brescia, qual è la prima sensazione “fisica” che ricordi di aver provato varcando quella linea?
"La sensazione che ti travolge è l’adrenalina, ma non hai tempo di goderti il momento perché devi stare concentrato. Però realizzi che tutto quello che hai sognato da bambino si può realizzare credendoci"..
La tua carriera è stata segnata da momenti di grande ascesa ma anche da infortuni pesanti, come quello al legamento collaterale nel 2020. Cosa scatta nella testa di un calciatore quando il corpo si ferma proprio nel momento del salto di qualità tra Empoli e Ascoli?
"La verità è che dopo aver fatto due partite di buon livello non mi è stata data più l’opportunità di esprimermi e a un ragazzo di 20 anni, quando gli viene tolta la fiducia, si sente tremare la terra sotto i piedi e senza fiducia non puoi dimostrare il tuo valore. Gli infortuni fanno parte del mestiere e bisogna conviverci e accettarli".
Da Olbia a Cagliari, fino al Monastir. Hai girato l’Italia ma la Sardegna sembra essere il tuo porto sicuro. Quanto ha influito il legame con la tua terra nella scelta di ripartire e diventare un leader nelle categorie regionali, portando il Monastir fino alla Serie D?
"Poco prima di andare a Monastir ho pensato di smettere perché avevo perso l’entusiasmo e il divertimento che mi faceva stare bene. Però accettare di andare in Promozione ed entrare in un ambiente familiare ha riacceso il fuoco che mi ha portato in alto e sono orgoglioso di aver contribuito ad arrivare in Serie D".
Oggi al Monastir sei un punto di riferimento, un vice-capitano con un curriculum che parla da solo. Senti più pressione nel dover difendere un risultato in Serie A o nel dover guidare un gruppo di ragazzi che ti guardano come un esempio da seguire ogni giorno?
"Sono due situazioni diverse della mia vita. In Serie A ero un giovane e cercavo di seguire i più grandi prendendoli come esempio, ora essendo anche uno dei più grandi cerco di farli crescere e aiutarli come è stato fatto con me, perché nel percorso di un ragazzo avere i giusti esempi fa la differenza e con me è stato così".
Recentemente sei tornato a Olbia da avversario, in un campo che conosci centimetro per centimetro. Che effetto fa giocare contro il proprio passato sapendo di aver lasciato un segno indelebile in quella piazza?
"Ha fatto uno strano effetto. Dopo più di 100 partite con quella maglia sono riaffiorati tanti ricordi indelebili nella mia mente. Ho fatto del mio meglio davanti a tante persone che mi vogliono ancora bene e mi stimano a distanza di anni".






