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Mauro Esposito: "Cagliari la parentesi più bella. Vedere allenare Zola era una lezione per tutti"TUTTO mercato WEB
© foto di Fabio Vanzi/FDL71
Oggi alle 14:45Ex rossoblù
di Paola Pascalis
per Tuttocagliari.net

Mauro Esposito: "Cagliari la parentesi più bella. Vedere allenare Zola era una lezione per tutti"

Mauro Esposito è tornato a parlare del Cagliari nel corso di un'intervista rilasciata a FanPage. Di seguito alcuni passaggi:

Per molti tifosi il tuo nome è indissolubilmente legato al Cagliari. Cosa ha significato per te diventare un simbolo di un’intera isola?
"Mi sono trovato benissimo in quella terra, con quella società, quella gente. È stata la parentesi più bella per me, sono stato 6 anni bellissimi, indimenticabili, tant'è che oggi ho casa in Sardegna e ci vado tutti gli anni in vacanza".

Cosa è stato il Cagliari per te?
"In 6 anni ho giocato sei campionati: tre di B e tre di A ad alto livello, e senza il loro affetto ed aiuto anche nei momenti difficili non avrei fatto quello che ho fatto".

Insieme a Zola e Suazo avete formato uno dei tridenti più iconici degli anni 2000. Com'era giocare con loro? C'era un’intesa naturale o era frutto di ore di allenamento?
"Ho avuto l'opportunità di giocare con un campionissimo come Zola, ma anche altri giocatori importanti come Suazo, Langella e ogni anno che vado a Cagliari o in Sardegna tutti mi fanno i complimenti perché è stato uno dei tridenti più belli e importanti che ha avuto il Cagliari".

Era un Cagliari fortissimo con quel tridente.
"Noi eravamo forti, quella squadra si è tolta grandi soddisfazioni. Un gruppo che ha stravinto il campionato in Serie B e l'anno dopo ha sfiorato l'ingresso nella vecchia Coppa UEFA".

Gianfranco Zola è una leggenda mondiale. C'è un consiglio particolare che ti ha dato o un episodio "dietro le quinte" che descrive la sua grandezza fuori dal campo?
"Zola è arrivato a Cagliari a 37 anni e si è rimesso in discussione. Vedere allenare lui a 37 anni era una lezione per tutti, ci spingeva a fare sempre di più. Ricordo che Gianfranco arrivava un'ora prima al campo per prepararsi all'allenamento e tutti ci fermavamo a vedere come calciava le punizioni. Era incredibile la disponibilità che dava a tutti noi ogni volta che gli si chiedeva qualcosa, sempre umile, nonostante il campione che era. È stato un grande sia dentro al campo ma soprattutto fuori: è stata una scoperta veramente bella e sono fiero di aver giocato con lui".