Genoa, De Rossi: "Dobbiamo avere coraggio, gli attaccanti lavorano tanto per la squadra"
Daniele De Rossi si presenta ai microfoni di DAZN prima del fischio di inizio di Genoa-Cagliari, gara valevale per la ventesima giornata di Serie A. L'allenatore rossoblù affronta uno scontro salvezza già importante dopo il pareggio ottenuto a San Siro contro il Milan, risultato che non ha modificato la classifica del Genoa, ancora quartultimo con 16 punti.
In settimana ha parlato del fatto che giocando qui in casa, a proposito delle difficoltà, non è tanto questo pubblico a dover dare a voi ma voi a dare tanto a questo pubblico che vi supporta sempre. Che partita si aspetta in uno scontro salvezza così importante oggi?
"Penso che questo valga un po' per tutti gli stadi e tutte le squadre. Noi abbiamo un stadio che ci sostiene, che ci spinge fino all'ultimo e che a volte ci dice bravi anche quando perdiamo, se ce lo meritiamo. Però poi è la squadra che va in campo, è la squadra che deve avere coraggio, è la squadra che deve avere idee, che deve capire come vincere la partita. Non possiamo pretendere che lo facciano i tifosi. Penso che siamo in una condizione di dover fare una partita coraggiosa, consapevoli della qualità dei nostri avversari. Hanno messo un giocatore offensivo in più quindi hanno coraggio anche loro. Senza paura, ordinati, ma facendo una partita che ci farà vedere da subito, dal primo al novantesimo, che vogliamo vincere".
Da quando lei è arrivato ha dato una nuova vita agli attaccanti, Vitinha e Colombo hanno iniziato a segnare. Dopo la partita col Milan è emerso che Modric ha detto che non gli era mai capitato un giocatore che lo seguisse in tutto il campo e quel giocatore era Vitinha. Le chiedo, chiede anche delle cose a livello difensivo ai suoi attaccanti?
"Sì, sempre. Il Milan è una squadra che è molto forte e Modric secondo me è il più forte di quella squadra, quindi ho cercato di dargli un po' più di attenzione. Mi dispiace che si siano infastiditi ma noi siamo proprio lì per quello, per dargli fastidio. I nostri attaccanti lavorano tanto. Penso che nel calcio mondiale le squadre che vincono, le squadre che fanno i risultati, che ottengono i loro obiettivi, non possono prescindere da un lavoro comune di 11 giocatori quando stanno in campo. Non esiste più una squadra con 8 che corrono e 3 che stanno fermi".
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