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L'addio di Arbeloa, tra rimpianti e dispiacere: forse non era pronto per la prima squadra

L'addio di Arbeloa, tra rimpianti e dispiacere: forse non era pronto per la prima squadraTUTTO mercato WEB
© foto di Federico Titone/BernabeuDigital.com
Michele Pavese
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Michele Pavese
Oggi alle 14:56Calcio estero

L’esperienza di Alvaro Arbeloa sulla panchina del Real Madrid è già arrivata al capolinea. Arrivato a metà gennaio per sostituire Xabi Alonso, il tecnico spagnolo non è riuscito a invertire la rotta di una squadra in difficoltà e ha annunciato ufficialmente il proprio addio dopo appena cinque mesi alla guida della prima squadra.

I risultati non sono stati all’altezza delle aspettative. Dall’eliminazione in Coppa del Re contro l’Albacete alle tensioni emerse all’interno dello spogliatoio, la gestione Arbeloa è stata caratterizzata da problemi continui e da un rapporto non sempre semplice con alcuni dei leader della rosa. L’ultima partita stagionale al Santiago Bernabéu contro l’Athletic Club rappresenterà così il suo saluto ai tifosi madridisti.

In conferenza stampa, l’ex difensore ha parlato con emozione del suo legame con il club: "Spero che sia soltanto un arrivederci. Ho sempre considerato Madrid come casa mia. Sono qui da vent’anni ed è il mio ambiente naturale. Questa sarà la mia ultima partita della stagione, non so se sarà anche l’ultima della mia carriera da allenatore del Real Madrid. Nel calcio non si può mai sapere. Voglio godermela e pensare soltanto a vincere". Se la sua parentesi con la prima squadra sarà ricordata per le difficoltà incontrate, all’interno del club il giudizio sul suo operato resta molto diverso. Arbeloa ha infatti lasciato un segno profondo a La Fábrica, il settore giovanile madridista, dove ha lavorato per oltre cinque anni ricoprendo diversi incarichi fino ad assumere la guida del Real Madrid Castilla.

Considerato un allenatore meticoloso e innovatore, ha contribuito a modernizzare i processi legati alla preparazione atletica e alla crescita dei giovani talenti. Sotto la sua guida sono emersi prospetti come Nico Paz, Jacobo Ramón, Yusi e Chema Andrés, oltre a diversi giocatori successivamente approdati in prima squadra o ceduti generando importanti plusvalenze per il club. Insomma, sulle qualità da allenatore non ci sono mai stati dubbi, ma probabilmente il passo è stato troppo più lungo della gamba e così ne ha pagato le conseguenze.

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