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Yamal racconta le sue origini: "Mio padre raccoglieva rottami perché potessi mangiare"

Yamal racconta le sue origini: "Mio padre raccoglieva rottami perché potessi mangiare" TUTTOmercatoWEB
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Pierpaolo Matrone
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Pierpaolo Matrone
Oggi alle 19:41Calcio estero
Lamine Yamal racconta il lato più privato della sua vita, dalle difficoltà vissute a Rocafonda al desiderio di proteggere la propria famiglia.

A 19 anni ha già conquistato Europeo e Mondiale con la Spagna ed è diventato uno dei volti più riconoscibili del calcio mondiale, ma Lamine Yamal continua a tenere ben separati il personaggio pubblico e la propria vita privata. Intervistato dal Guardian, il talento del Barcellona ha parlato del legame con Rocafonda, quartiere ricordato anche attraverso il "304" mostrato con le mani dopo i gol. "Nessuno conosce il vero Lamine. Assolutamente no. Solo la mia cerchia ristretta sa cosa penso, come sono fatto. La gente non ne ha la minima idea". Una riservatezza che nasce proprio dalle sue origini: "Lì, meno la gente sa di te, più sei felice e più tranquilla è la tua vita. Ovviamente mi piace la vita da calciatore, ma vorrei anche vivere in pace, una vita normale".

Yamal: "Nel calcio non sento alcuna pressione"

La pressione legata al campo, invece, non rappresenta un problema: "Ci sono momenti in cui mi piace la pressione. Mi piace scendere in campo quando ci sono grandi aspettative". Yamal distingue però tutto questo dalle responsabilità della vita quotidiana: "Non resto mai a casa a pensare: 'Ho giocato malissimo, non ho vinto il Pallone d'Oro, non abbiamo vinto il campionato'. È una questione di responsabilità, perché ho la mia famiglia". Ed è proprio alla famiglia che lega anche il senso della sua carriera: "Ho sofferto, ho lottato con loro, abbiamo attraversato momenti difficili. Devo prendermi cura della mia famiglia".

"Ho visto mia madre lottare e mio padre raccogliere rottami"

Il passaggio più personale riguarda i sacrifici compiuti dai genitori: "Nel calcio non c'è paura. Ho visto mia madre lottare perché io potessi giocare a calcio. Ho visto mio padre raccogliere rottami per le strade perché io potessi mangiare. Questa è paura". Oggi la situazione è completamente diversa e Yamal individua proprio qui la propria serenità: "Se mia madre o mio padre avessero bisogno di qualcosa, potrei aiutarli. Non ho più quella paura, ed è l'unica paura che potrei avere nella vita".

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Immagine editoriale di Niccolò Ceccarini
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