Contro l'Islanda per il riscatto e per rispondere alle critiche. L'Italia deve ritrovare se stessa
Dentro o fuori, non ci sono più prove d’appello. L’Italia dopo la pesante sconfitta contro una Francia nettamente più forte, e avanti nel campo del calcio femminile, è chiamata a riscattarsi e dimostrare che quanto visto al New York Stadium di Rotherham è stato solo uno spiacevole passo falso in un cammino che da tre anni a questa parte ha portato alla ribalta la nazionale azzurra facendola conoscere e ammirare al grande pubblico. La squadra di Milena Bertolini è chiamata a mettersi alle spalle una prestazione davvero troppo brutta per essere vera, specialmente nei primi 45 minuti, e mostrare tutte quelle qualità, non solo tecnico-tattiche, ma soprattutto caratteriali, che non si sono viste all’esordio.
Di fronte troveremo un’Islanda in crescita, più forte fisicamente e con alcuni elementi di primissimo piano come la centrocampista Gunnarsdottir, che il prossimo anno vedremo alla Juventus, ma che è alla portata delle azzurre. A patto che queste giochino come sanno e mostrino in campo quella compattezza e quella forza del gruppo che è sempre stata la vera forza di questa nazionale anche quando ha dovuto sfidare nazionali più forti ed evolute. La qualificazione del resto è ancora apertissima, complice anche il pari all’esordio fra le nostre avversarie e il Belgio, ed è tutta nelle mani di Gama e compagne: due vittorie nelle prossime due gare garantirebbero infatti il passaggio ai quarti di finale, che era l’obiettivo della vigilia. Risultati non impossibili da ottenere contro avversarie con cui si parte alla pari in sfide davvero aperte ed equilibrate.
Dopo la sconfitta contro la Francia si sono alzate troppe voci critiche, specialmente da chi segue poco o nulla il calcio femminile o da chi non vede l’ora di esprimere il proprio dissenso nei confronti delle ragazze che scelgono di giocare a pallone (come se questo sport dovesse essere a esclusivo appannaggio degli uomini per non si sa bene quale legge divina). Critiche che non sono andate sul merito della prestazione, eppure gli spunti non sono mancati, ma più verso il calcio femminile tout court, sul professionismo appena raggiunto (e su cui bisognerà lavorare tanto per far sì che arrivi a completo compimento) senza però rendersi conto dell’eccezionalità di quanto questa nazionale sta facendo nel corso degli ultimi anni. Con una base ancora esigua in cui pescare – circa 30mila tesserate, unica fra le prime otto dell’ultimo Mondiale a contare meno di 100mila tesserate e unica nazionale formata da dilettanti – che rende complesso anche il ricambio generazionale di una rosa che ha regalato grandissime soddisfazioni e ottenuto traguardi storici, ma che è al culmine di un percorso che terminerà con il Mondiale, ci si augura, della prossima estate. Una vittoria domani, e poi col Beglio, sarebbe anche una risposta a queste critiche eccessive e spesso totalmente gratuite.






