Il traino della Premier e il pericolo del mercato
C’è stata anche la coda del mercato invernale, ma questi giorni, oltre a seguire la trattativa di Zaniolo, sono serviti anche per riordinare le idee.
Come è possibile che il calciomercato si sia fermato. Ed è sostenibile l’andamento di questo ultimo mercato invernale con una Premier assoluta protagonista, anche troppo?
Di sicuro - come abbiamo sempre avuto modo di dire - il Covid ha certamente influito su certi comportamenti (soprattutto nelle spese) dei club ma è stato semplicemente un detonatore. La situazione in cui versa(va) il calcio in tutto il mondo era critica. L’evento imprevisto come il Covid ha messo in ginocchio un’economia precaria che avrebbe dovuto fermarsi prima. Prima del Covid nel mercato (estate più inverno) si spesero nel Big5 6549 milioni di euro (dati Transfermarkt). La contrazione nel 20/21 è stata evidente: il 42% in meno. Per rimanere più o meno sullo stesso tenore nell’anno successivo e poi risalire in questa stagione sportiva, traniata principalmente dalla Premier, come sappiamo. Spesi complessivamente 5692 milioni di euro: comunque lontani dal record segnato nella stagione pre-covid.
Quello che è cambiato, profondamente, rispetto al passato è il peso della Premier all’interno del BIG5. Se prima le spese inglesi erano intorno al 30% (addirittura al 27% nell’anno preCovid, la spesa più alta mai registrata, come detto), siamo passati gradualmente al 41%, 43% fino ad arrivare al 54% di questa stagione. Insomma più della metà dei soldi spesi in Europa (dalle grandi) sono spesi dalle inglesi. Addirittura se ci fermiamo al mercato invernale la % del peso della Premier sale al 76%. Volete altri dati? Nella top 10 delle squadre che hanno speso di più in inverno la prima neanche ci stiamo a perdere tempo (il Chelsea, 330 milioni) ci sono 9 inglesi e una francese (il Marsiglia) in ottava posizione. Nei 10 colpi più importanti di gennaio ci sono 9 della Premier (di cui 5 naturalmente del Chelsea) e un “francese”: Vitinha al Marsiglia. Per la prima volta la Premier sfonda il muro dei 3 miliardi spesi nel mercato (estate e inverno, naturalmente). A fronte di incassi di poco superiori al miliardo di euro (dati sempre transfermarkt). Il rapporto è di 3 a 1. Al contrario di quanto succede nel resto d’Europa dove entrate e uscite vanno di pari passo e questo sembra diventato un mantra.
Ma quanto può reggere una situazione così? Fino a quando le inglesi potranno spendere in media 3 volte in più di quanto incassano. Va detto che questi dati sono anche “drogati” dal fenomeno Chelsea che ha investito in questa stagione sportiva nel mercato circa 700 milioni di euro. Vale a dire che dei 3 miliardi spesi dalle inglesi quasi un quarto lo ha speso da solo Tom Bohely. Ma anche senza Chelsea rimarrebbe preponderante il peso della Premier.
Non basta spiegare il fenomeno solo con le infrastrutture. Serve cominciare a capire davvero coma ha funzionato quel modello per poterlo replicare e adattare anche al resto del calcio. Fermo restando che poi sui capitali stranieri che sono arrivati in Inghilterra potremmo discutere per anni (vedi quello che sta accadendo al Manchester City): ma c’è stata la capacità di attrarli. Come? Solo con gli stadi di proprietà (che sono sicuramente uno degli elementi dell’equazione?). La prima cosa che cerca un imprenditore in qualsiasi ramo è un ritorno economico. Una solidità, una certezza nell’investimento. Il calcio questo non te lo prometto, ma si può ridurre l’alea di rischio. Lavorando con idee e di sistema. Altrimenti - come in Italia - avremo delle eccellenze (magari stagionali) in un mare di difficoltà: che non serviranno a coprire il problema.






