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In FIGC serve un commissario straordinario molto più di un nuovo presidente federale. Antonio Conte ha superato la tempesta col Napoli e ha subito lanciato la sua candidatura da CT

In FIGC serve un commissario straordinario molto più di un nuovo presidente federale. Antonio Conte ha superato la tempesta col Napoli e ha subito lanciato la sua candidatura da CTTUTTO mercato WEB
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Raimondo De Magistris
Oggi alle 00:00Editoriale
Raimondo De Magistris
Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale, conduttore per Radio Sportiva

Il più grande errore commesso da Gabriele Gravina nel corso del suoi sette anni e mezzo di presidenza è stato quello di pensare a come preservare la sua poltrona ancor prima che alle riforme. Nei giorni successivi alla disfatta di Zenica al numero uno (ormai dimissionario) della FIGC è stato imputato soprattutto di non aver cambiato la cornice del calcio italiano in virtù del 98,68% dei voti ricevuti poco più di un anno fa. Tutti, tranne Lotito e De Laurentiis, in quella occasione accordarono a Gravina il terzo mandato. Tutti: dalla Serie A alla Serie B, passando per la Lega Pro, la Serie D, gli arbitri, i calciatori e gli allenatori. E allora perché non ha fatto nulla?

Il vero problema del calcio italiano che troppo poco viene sottolineato riguarda il fatto che oggi un presidente federale, se vuole essere eletto e conservare la sua poltrona, deve fare una sola cosa e una soltanto: non fare nulla. Se non scontenti nessuno, tutti ti rileggeranno. Se conservi lo status quo, nessuno avrà motivi per spodestarti. Quel 98.68% di voti ricevuti da Gravina poco più di un anno fa furono la più grande rassicurazione sul fatto che nulla sarebbe cambiato. E allora perché dovrebbe cambiare qualcosa dal prossimo 22 giugno?

La domanda rischia di essere retorica, la risposta temiamo di conoscerla già oggi. L'unica grande decisione che 'rischia' di dover prendere il nuovo presidente FIGC sarà quella relativa al nuovo commissario tecnico, a lui si affiderà sperando che la Nazionale possa in futuro ottenere risultati migliori. Però le riforme sono un'altra cosa e queste oggi sono praticamente impossibili perché chiedono il sostegno dell'intero Consiglio Federale. Un Consiglio in cui dilettanti e Lega Pro contano per il 46% e la Serie A per il 18.

Si parte da punti di partenza troppo distanti per mettere tutti d'accordo. E poi anche all'interno delle stesse Leghe c'è spesso una enorme diversità di vedute. Pensate alla riforma più chiacchierata degli ultimi anni, alla diminuzione del numero di squadre professionistiche con la Serie A che dovrebbe passare da 20 a 18 o addirittura a 16 squadre. Quando nel 2024 Gravina provò a forzare la mano, solo quattro club votarono a favore: Inter, Milan, Juventus e Roma. Votarono contro perché in opposizione a Gravina anche De Laurentiis e Lotito, ma gli altri 14 club lo fecero per convinzione e il motivo è facile da intuire.
Il problema ieri, oggi e domani sarà sempre lo stesso: ognuno difende il proprio orticello. Nessuno rinuncerebbe mai a una manciata di milioni per il bene del calcio italiano, nessuno anteporrà mai il bene del calcio italiano al proprio. E questo a prescindere da Malagò, Marotta, Marani o chicchessia.

Per tutte le ragioni sopraelencate oggi la FIGC avrebbe bisogno di un commissario con poteri straordinari molto più di un nuovo Presidente. Il Ministro dello Sport Abodi ha subito invocato questa strada, ma colui che può prendere questa decisione - ovvero il presidente del CONI Buonfiglio - in pieno terremoto eliminazione ha già dichiarato che non ci sono le condizioni per nominarlo. Che non basta esser fuori dal Mondiale del 2014 per imporre un commissario a capo della FIGC. Il percorso però è ancora lungo e la speranza è che la situazione possa cambiare perché - spoiler - non è possibile riformare in maniera radicale il calcio italiano accontentando tutti.

In questo clima nel week-end di Pasqua è ripartito il nostro campionato. L'Inter che ha stravinto contro la Roma ha allungato in vetta alla classifica, il Napoli che ha battuto il Milan al Maradona è la nuova seconda forza del campionato. La squadra di Conte grazie al gol di Politano ha blindato la qualificazione alla prossima Champions League, ma ha anche acuito i rimpianti per una sfida Scudetto mai partita a causa dei tanti, troppi infortuni. Anche ieri ai partenopei mancavano un bel po' di giocatori, non c'erano Hojlund e Lukaku. Rrahmani, Vergara, Di Lorenzo e Neres. Tanti assenti, ma comunque meno rispetto alle 9-10 indisponibilità con cui Conte ha dovuto fare i conti per diverse settimane.

Il Napoli quest'anno ha vissuto una stagione a tratti sciagurata, ma oggi è comunque secondo. Ha comunque aggiunto in bacheca una Supercoppa. Pero i rimpianti per ciò che non è stato sono superiori ai sorrisi e potrebbero spingere lo stesso tecnico leccese a restare per il terzo anno consecutivo. Sarebbe la prima volta dai tempi della Juventus...
Dall'altro lato però c'è una Nazionale a cui ieri sera, subito dopo la vittoria col Milan, Antonio Conte non ha chiuso la porta. Anzi. "Fossi nel presidente della Federazione, metterei il mio nome tra il novero dei candidati. Conosco l'ambiente, ho fatto il CT per due anni. E' un motivo di lusinga ed è bello rappresentare il paese. Però conoscete la mia situazione, ho un altro anno di contratto e a fine stagione mi confronterò col presidente De Laurentiis", ha detto. Più di un'apertura, una vera e propria porta spalancata.

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