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Mirko Elia si racconta: "A Forlì sono cresciuto tanto. L'infortunio al crociato mi ha fatto capire quanto amo il calcio. Il prossimo baby tra i grandi? Trapani"
Oggi alle 19:00Copertina
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it

Mirko Elia si racconta: "A Forlì sono cresciuto tanto. L'infortunio al crociato mi ha fatto capire quanto amo il calcio. Il prossimo baby tra i grandi? Trapani"

Dalla Primavera della Fiorentina al calcio dei grandi, passando per una stagione vissuta da protagonista: Mirko Elia si è prenso subito la scena. Il difensore centrale classe 2005, salentino, ha appena chiuso il suo primo anno tra i professionisti centrando la salvezza in Serie C con il Forlì, mettendo insieme oltre 30 presenze e confermando tutto il suo percorso di crescita. Ai microfoni di “Made in Viola”, la trasmissione in onda ogni sabato dalle 20 alle 21 su Radio FirenzeViola, Elia si è raccontato tra bilanci, emozioni e prospettive future.

Mirko salve. Come vi sentite dopo aver raggiunto la salvezza grazie alla vittoria a Carpi?
"Sono felicissimo perché abbiamo raggiunto l’obiettivo prefissato a inizio stagione, quindi non si poteva chiedere altro. Siamo contenti perché è stata una stagione difficile, con molti infortuni in tutta la squadra, quindi abbiamo dovuto superare diverse difficoltà. Inoltre, essendo il primo anno tra i professionisti sia per me che per la società, era tutto da scoprire, però siamo felicissimi di come abbiamo affrontato il campionato e di aver raggiunto l’obiettivo".

Essere una squadra giovane è stato più un vantaggio o uno svantaggio?
"Sì, è naturale che quando le cose vanno bene ci sia entusiasmo e quella spensieratezza tipica dei giovani, però è anche vero che un po’ di esperienza serve. Credo che le difficoltà possano superarle sia i giovani che i più esperti, ma magari il giovane impiega qualche partita in più per capire cosa migliorare, mentre un giocatore esperto sa già come comportarsi e cosa cambiare nei momenti difficili".

Dopo un ottimo girone d’andata e un calo nel ritorno, avete mai avuto paura di retrocedere?
"Secondo me in questo caso è venuta fuori la spensieratezza dei giovani, perché è vero che all’andata siamo andati molto bene e al ritorno siamo calati, però in allenamento c’è sempre stato il sorriso, ci siamo sempre divertiti e siamo stati tranquilli. Non abbiamo mai avuto paura o nervosismo, non abbiamo mai litigato. Abbiamo sempre dato il massimo e pensato partita dopo partita senza farci pressioni inutili".

Sei soddisfatto del tuo campionato e ti aspettavi di giocare così tanto?
"Non mi aspettavo di giocare così tanto, però era un mio obiettivo: sono venuto a Forlì per avere più minutaggio possibile. Sono super soddisfatto della mia stagione, perché volevo fare bene e convincere il mister a darmi la maglia da titolare. Ho fatto più di 30 presenze, abbiamo disputato un campionato discreto e quindi sono contento".

Ti è mancato il gol?
"Sì, mi è mancato onestamente... avrei voluto farne almeno uno, però è andata così e va bene lo stesso".

È vero che Pantaleo Corvino ti ha cambiato ruolo facendoti diventare difensore?
"Sì, ho iniziato nella sua scuola calcio, la Corvino Soccer Academy, e inizialmente ero attaccante. Poi il direttore ha chiamato me e la mia famiglia e mi ha detto che mi vedeva meglio come difensore. Da lì ho iniziato questo percorso, prima da terzino e poi sempre più centrale".

Il passaggio da Firenze a Forlì è stato difficile?
"All’inizio ero un po’ intimorito perché cambiavo ambiente e conoscevo persone nuove. È vero che ero già lontano da casa da anni, ma ero sempre stato con lo stesso gruppo. A Forlì però ho trovato una città tranquilla e un gruppo fantastico, con giovani ed esperti, tutti bravissimi e disponibili. Mi hanno subito integrato, invitandomi a uscire e a stare insieme, quindi non ho avuto problemi".

La Serie C era come te la aspettavi?
"Sì, mi aspettavo esattamente questo: una categoria dura e intensa, dove ogni punto conta e si gioca in piazze difficili. Mi sono trovato subito a mio agio perché sapevo cosa aspettarmi e mi ero preparato bene in ritiro".

In cosa pensi di essere migliorato rispetto al settore giovanile?
"Credo di essere cresciuto nella personalità e nella capacità di capire i momenti della partita: quando giocare, quando essere più duro e quando invece costruire palla a terra".

Cosa ti ha lasciato l’infortunio al crociato in cui sei incappato a Firenze anni fa?
"Secondo me mi ha migliorato, perché mi ha fatto capire quanto è bello giocare a calcio e quanto è brutto stare fuori. Mi ha insegnato l’importanza del lavoro quotidiano, anche quando non puoi giocare, perché devi comunque allenarti e curare ogni dettaglio. Questo aiuta anche a prevenire gli infortuni. Per quanto riguarda la paura, non ne ho mai avuta: quando entro in campo penso solo a giocare e ad affrontare l’avversario senza timori".

Quali sono i ricordi più belli della tua esperienza a Firenze?
"Sicuramente il rientro in campo dopo l’infortunio e la vittoria dei trofei, soprattutto la Coppa Italia vinta al Dall’Ara. Anche se ero infortunato, ho sentito i miei compagni giocare anche per me e, a fine partita, sono venuti tutti ad abbracciarmi facendomi capire che quel trofeo era anche mio. Un altro momento importante è stata la finale di campionato persa contro l’Inter: è stata dolorosa, ma ci ha unito ancora di più e ci ha fatto capire quanto fossimo una famiglia".

Ti aspettavi che tanti tuoi ex compagni esordissero in prima squadra?
"Quando sei nella Primavera della Fiorentina le qualità ci sono sempre. Non mi aspettavo tutti questi esordi, non perché non li meritassero, ma in generale. Però sono tutti ragazzi forti, con grandi qualità tecniche e umane, e meritano queste opportunità".

È giusto dare più spazio ai giovani nel finale di stagione?
"Secondo me sì, anche se non spetta a me decidere. Credo che siano ragazzi che se lo meritino".

Chi potrebbe meritarsi l’esordio tra i tuoi ex compagni?
"Faccio il nome del capitano Trapani, che sta facendo una buona stagione. Lo seguo quando posso e lo vedo cresciuto, più sicuro e fondamentale per la squadra. Penso possa essere pronto".

La Primavera può vincere lo scudetto?
"Non me la sento di dirlo perché sono scaramantico, però glielo auguro. Credo che la squadra abbia tutti i mezzi per farlo ma alla fine è il campo che decide".

Che messaggio daresti al bambino-Mirko che sognava di diventare calciatore?
"Gli direi di divertirsi sempre e di crederci, ma soprattutto di giocare con spensieratezza e passione, affrontando tutto con il sorriso".